Washington, 30 giu. (askanews) – La Corte suprema americana, a maggioranza conservatrice, ha dato ragione ad una realizzatrice di siti web che si rifiuta di farli per i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Secondo i giudici chi fornisce servizi creativi può invocare la “libertà di espressione” per non andare contro “ai propri valori”.
Riguarda sempre le università l’altra sentenza che sta facendo discutere: la Corte, accogliendo dei ricorsi contro alcuni atenei come Harvard, ha stabilito che i college non possono più usare l’etnia come criterio di ammissione, eliminando dunque la cosiddetta “affirmative action”, una “discriminazione positiva”, che per decenni è servita ad aprire le porte dei livelli più alti dell’educazione alle minoranze.