Studio UniBo: bere caffè aiuta a mantenere bassa la pressione – askanews.it

Studio UniBo: bere caffè aiuta a mantenere bassa la pressione

Roma, 30 gen. (askanews) – Il caffe’ aiuta a mantenere bassa la pressione sanguigna. Chi ne beve due o tre al giorno ha la pressione piu’ bassa rispetto a chi ne beve una sola tazza o a chi non ne prende affatto: un dato che vale sia a livello periferico che per la pressione aortica centrale, quella piu’ vicina al cuore. E’ quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Nutrients, realizzata da studiosi dell’Universita’ di Bologna e dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna – Policlinico di Sant’Orsola. L’indagine ha analizzato l’associazione tra il consumo di caffe’ e i parametri della pressione periferica e centrale in un campione di italiani. “I risultati che abbiamo ottenuto mostrano che chi beve regolarmente caffe’ ha una pressione sanguigna significativamente piu’ bassa, sia a livello periferico che a livello centrale, rispetto a chi non ne beve”, spiega Arrigo Cicero, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Universita’ di Bologna e primo autore dello studio. “Si tratta del primo studio ad osservare questa associazione sulla popolazione italiana, e i dati confermano l’effetto positivo del consumo di caffe’ rispetto al rischio cardiovascolare”, aggiunge Claudio Borghi, responsabile dello studio. Il caffe’ e’ una delle bevande piu’ diffuse in Italia e al mondo: si stima che tra il 2020 e il 2021 ne siano stati consumati quasi 10 milioni di tonnellate a livello globale. Nonostante si sia temuto a lungo che potesse avere conseguenze negative per la salute, sono emersi invece da tempo diversi effetti benefici: tra chi ne beve abitualmente e’ stato osservato un minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e alcune malattie neurodegenerative e del fegato. Non e’ ancora chiaro pero’ a che cosa siano dovuti questi effetti, e non sembra siano legati direttamente al ruolo della caffeina. “La caffeina e’ solo uno dei diversi componenti del caffe’ e certamente non e’ l’unico che ha un ruolo attivo: effetti positivi per la salute umana sono stati registrati infatti anche tra chi consuma caffe’ decaffeinato”, dice Cicero. “sappiamo che la caffeina puo’ contribuire ad aumentare la pressione sanguigna, ma altri componenti bioattivi nel caffe’ sembrano controbilanciare questo effetto, con un risultato finale positivo rispetto ai livelli della pressione”. Per approfondire questi effetti, in particolare rispetto ai valori della pressione centrale, gli studiosi hanno preso in considerazione un campione di 720 uomini e 783 donne a partire da una sub-coorte del Brisighella Heart Study: uno studio osservazionale coordinato da Claudio Borghi, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Universita’ di Bologna. Per ognuna delle persone individuate, sono stati confrontati i livelli della pressione sanguigna e le abitudini di consumo del caffe’, insieme ad una serie di altri dati clinici. “I risultati sono molto chiari: la pressione arteriosa periferica e’ risultata decisamente piu’ bassa nei soggetti che consumano da una fino a tre tazze di caffe’ al giorno rispetto ai non consumatori di caffe'”, spiega Cicero. “E per la prima volta abbiamo potuto confermare questi effetti anche rispetto alla pressione aortica centrale, quella vicina al cuore, dove si osserva un fenomeno quasi identico, con valori del tutto simili per chi beve abitualmente caffe’ rispetto ai non consumatori”. I dati mostrano infatti valori piu’ bassi per i consumatori di caffe’ sia nella pressione sistolica che nella pressione di pulsazione, e sia a livello di circolazione periferica che per la pressione aortica centrale. Tutti risultati che confermano gli effetti positivi del caffe’ per la mitigazione del rischio di malattie cardiovascolari. Lo studio e’ stato pubblicato sulla rivista Nutrients con il titolo “Self-Reported Coffee Consumption and Central and Peripheral Blood Pressure in the Cohort of the Brisighella Heart Study”. Gli autori sono Arrigo Cicero, Federica Fogacci, Sergio D’Addato, Elisa Grandi, Elisabetta Rizzoli e Claudio Borghi del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Universita’ di Bologna ed IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna – Policlinico di Sant’Orsola.
Gen 30, 2023

Pubblicato sulla rivista Nutrients
Roma, 30 gen. (askanews) – Il caffe’ aiuta a mantenere bassa la pressione sanguigna. Chi ne beve due o tre al giorno ha la pressione piu’ bassa rispetto a chi ne beve una sola tazza o a chi non ne prende affatto: un dato che vale sia a livello periferico che per la pressione aortica centrale, quella piu’ vicina al cuore.

E’ quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Nutrients, realizzata da studiosi dell’Universita’ di Bologna e dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna – Policlinico di Sant’Orsola. L’indagine ha analizzato l’associazione tra il consumo di caffe’ e i parametri della pressione periferica e centrale in un campione di italiani.

“I risultati che abbiamo ottenuto mostrano che chi beve regolarmente caffe’ ha una pressione sanguigna significativamente piu’ bassa, sia a livello periferico che a livello centrale, rispetto a chi non ne beve”, spiega Arrigo Cicero, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Universita’ di Bologna e primo autore dello studio. “Si tratta del primo studio ad osservare questa associazione sulla popolazione italiana, e i dati confermano l’effetto positivo del consumo di caffe’ rispetto al rischio cardiovascolare”, aggiunge Claudio Borghi, responsabile dello studio.

Il caffe’ e’ una delle bevande piu’ diffuse in Italia e al mondo: si stima che tra il 2020 e il 2021 ne siano stati consumati quasi 10 milioni di tonnellate a livello globale. Nonostante si sia temuto a lungo che potesse avere conseguenze negative per la salute, sono emersi invece da tempo diversi effetti benefici: tra chi ne beve abitualmente e’ stato osservato un minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e alcune malattie neurodegenerative e del fegato. Non e’ ancora chiaro pero’ a che cosa siano dovuti questi effetti, e non sembra siano legati direttamente al ruolo della caffeina.

“La caffeina e’ solo uno dei diversi componenti del caffe’ e certamente non e’ l’unico che ha un ruolo attivo: effetti positivi per la salute umana sono stati registrati infatti anche tra chi consuma caffe’ decaffeinato”, dice Cicero. “sappiamo che la caffeina puo’ contribuire ad aumentare la pressione sanguigna, ma altri componenti bioattivi nel caffe’ sembrano controbilanciare questo effetto, con un risultato finale positivo rispetto ai livelli della pressione”.

Per approfondire questi effetti, in particolare rispetto ai valori della pressione centrale, gli studiosi hanno preso in considerazione un campione di 720 uomini e 783 donne a partire da una sub-coorte del Brisighella Heart Study: uno studio osservazionale coordinato da Claudio Borghi, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Universita’ di Bologna. Per ognuna delle persone individuate, sono stati confrontati i livelli della pressione sanguigna e le abitudini di consumo del caffe’, insieme ad una serie di altri dati clinici.

“I risultati sono molto chiari: la pressione arteriosa periferica e’ risultata decisamente piu’ bassa nei soggetti che consumano da una fino a tre tazze di caffe’ al giorno rispetto ai non consumatori di caffe'”, spiega Cicero. “E per la prima volta abbiamo potuto confermare questi effetti anche rispetto alla pressione aortica centrale, quella vicina al cuore, dove si osserva un fenomeno quasi identico, con valori del tutto simili per chi beve abitualmente caffe’ rispetto ai non consumatori”.

I dati mostrano infatti valori piu’ bassi per i consumatori di caffe’ sia nella pressione sistolica che nella pressione di pulsazione, e sia a livello di circolazione periferica che per la pressione aortica centrale. Tutti risultati che confermano gli effetti positivi del caffe’ per la mitigazione del rischio di malattie cardiovascolari.

Lo studio e’ stato pubblicato sulla rivista Nutrients con il titolo “Self-Reported Coffee Consumption and Central and Peripheral Blood Pressure in the Cohort of the Brisighella Heart Study”. Gli autori sono Arrigo Cicero, Federica Fogacci, Sergio D’Addato, Elisa Grandi, Elisabetta Rizzoli e Claudio Borghi del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Universita’ di Bologna ed IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna – Policlinico di Sant’Orsola.