Papa: la pandemia ha mostrato i limiti strutturali degli attuali sistemi welfare – askanews.it

Papa: la pandemia ha mostrato i limiti strutturali degli attuali sistemi welfare

Citta’ del Vaticano, 10 gen. (askanews) – “Gli anni della pandemia hanno aumentato il nostro senso di gratitudine per chi opera ogni giorno per la salute e la ricerca. Ma da una cosi’ grande tragedia collettiva non basta uscire onorando degli eroi. Il Covid-19 ha messo a dura prova questa grande rete di competenze e di solidarieta’ e ha mostrato i limiti strutturali dei sistemi di welfare esistenti”. Lo scrive Papa Francesco nel suo Messaggio in occasione della XXXI Giornata Mondiale del Malato che ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Quest’anno sul tema: “Abbi cura di lui”. La compassione come esercizio sinodale di guarigione”: Papa Francesco, proprio facendo riferimento al tempo della pandemia, ha sottolineato come “occorre che alla gratitudine corrisponda il ricercare attivamente, in ogni Paese, le strategie e le risorse perche’ ad ogni essere umano sia garantito l’accesso alle cure e il diritto fondamentale alla salute”. “La malattia – ricorda Francesco nel suo Messaggio – fa parte della nostra esperienza umana. Ma essa puo’ diventare disumana se e’ vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, se non e’ accompagnata dalla cura e dalla compassione. Quando si cammina insieme, e’ normale che qualcuno si senta male, debba fermarsi per la stanchezza o per qualche incidente di percorso. E’ li’, in quei momenti, che si vede come stiamo camminando: se e’ veramente un camminare insieme, o se si sta sulla stessa strada ma ciascuno per conto proprio, badando ai propri interessi e lasciando che gli altri ‘si arrangino'”. Citando l’enciclica “Fratelli tutti” e l’episodio evangelico del “buon samaritano, il Papa nota come “distinguere quali assalti alla vita e alla sua dignita’ provengano da cause naturali e quali invece siano causati da ingiustizie e violenze non e’ facile. In realta’, il livello delle disuguaglianze e il prevalere degli interessi di pochi – nota pero’ – incidono ormai su ogni ambiente umano in modo tale, che risulta difficile considerare ‘naturale’ qualunque esperienza. Ogni sofferenza si realizza in una ‘cultura’ e fra le sue contraddizioni”. “Fratelli, sorelle, non siamo mai pronti per la malattia. – scrive ancora il Papa nel suo Messaggio – E spesso nemmeno per ammettere l’avanzare dell’eta’. Temiamo la vulnerabilita’ e la pervasiva cultura del mercato ci spinge a negarla. Per la fragilita’ non c’e’ spazio. E cosi’ il male, quando irrompe e ci assale, ci lascia a terra tramortiti. Puo’ accadere, allora, che gli altri ci abbandonino, o che paia a noi di doverli abbandonare, per non sentirci un peso nei loro confronti. Cosi’ inizia la solitudine, e ci avvelena il senso amaro di un’ingiustizia per cui sembra chiudersi anche il Cielo. Fatichiamo infatti a rimanere in pace con Dio, quando si rovina il rapporto con gli altri e con noi stessi”. “Ecco perche’ e’ cosi’ importante, anche riguardo alla malattia, – ha voluto sottolineare – che la Chiesa intera si misuri con l’esempio evangelico del buon samaritano, per diventare un valido “ospedale da campo”: la sua missione, infatti, particolarmente nelle circostanze storiche che attraversiamo, si esprime nell’esercizio della cura”. “Tutti siamo fragili e vulnerabili; tutti abbiamo bisogno di quell’attenzione compassionevole – ha concluso Francesco – che sa fermarsi, avvicinarsi, curare e sollevare. La condizione degli infermi e’ quindi un appello che interrompe l’indifferenza e frena il passo di chi avanza come se non avesse sorelle e fratelli”. Gci/Int13
Gen 10, 2023

Messaggio di Francesco per la Giornata del Malato

Citta’ del Vaticano, 10 gen. (askanews) – “Gli anni della pandemia hanno aumentato il nostro senso di gratitudine per chi opera ogni giorno per la salute e la ricerca. Ma da una cosi’ grande tragedia collettiva non basta uscire onorando degli eroi. Il Covid-19 ha messo a dura prova questa grande rete di competenze e di solidarieta’ e ha mostrato i limiti strutturali dei sistemi di welfare esistenti”. Lo scrive Papa Francesco nel suo Messaggio in occasione della XXXI Giornata Mondiale del Malato che ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Quest’anno sul tema: “Abbi cura di lui”. La compassione come esercizio sinodale di guarigione”: Papa Francesco, proprio facendo riferimento al tempo della pandemia, ha sottolineato come “occorre che alla gratitudine corrisponda il ricercare attivamente, in ogni Paese, le strategie e le risorse perche’ ad ogni essere umano sia garantito l’accesso alle cure e il diritto fondamentale alla salute”.

“La malattia – ricorda Francesco nel suo Messaggio – fa parte della nostra esperienza umana. Ma essa puo’ diventare disumana se e’ vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, se non e’ accompagnata dalla cura e dalla compassione. Quando si cammina insieme, e’ normale che qualcuno si senta male, debba fermarsi per la stanchezza o per qualche incidente di percorso. E’ li’, in quei momenti, che si vede come stiamo camminando: se e’ veramente un camminare insieme, o se si sta sulla stessa strada ma ciascuno per conto proprio, badando ai propri interessi e lasciando che gli altri ‘si arrangino'”.

Citando l’enciclica “Fratelli tutti” e l’episodio evangelico del “buon samaritano, il Papa nota come “distinguere quali assalti alla vita e alla sua dignita’ provengano da cause naturali e quali invece siano causati da ingiustizie e violenze non e’ facile. In realta’, il livello delle disuguaglianze e il prevalere degli interessi di pochi – nota pero’ – incidono ormai su ogni ambiente umano in modo tale, che risulta difficile considerare ‘naturale’ qualunque esperienza. Ogni sofferenza si realizza in una ‘cultura’ e fra le sue contraddizioni”.

“Fratelli, sorelle, non siamo mai pronti per la malattia. – scrive ancora il Papa nel suo Messaggio – E spesso nemmeno per ammettere l’avanzare dell’eta’. Temiamo la vulnerabilita’ e la pervasiva cultura del mercato ci spinge a negarla. Per la fragilita’ non c’e’ spazio. E cosi’ il male, quando irrompe e ci assale, ci lascia a terra tramortiti. Puo’ accadere, allora, che gli altri ci abbandonino, o che paia a noi di doverli abbandonare, per non sentirci un peso nei loro confronti. Cosi’ inizia la solitudine, e ci avvelena il senso amaro di un’ingiustizia per cui sembra chiudersi anche il Cielo.

Fatichiamo infatti a rimanere in pace con Dio, quando si rovina il rapporto con gli altri e con noi stessi”.

“Ecco perche’ e’ cosi’ importante, anche riguardo alla malattia, – ha voluto sottolineare – che la Chiesa intera si misuri con l’esempio evangelico del buon samaritano, per diventare un valido “ospedale da campo”: la sua missione, infatti, particolarmente nelle circostanze storiche che attraversiamo, si esprime nell’esercizio della cura”.

“Tutti siamo fragili e vulnerabili; tutti abbiamo bisogno di quell’attenzione compassionevole – ha concluso Francesco – che sa fermarsi, avvicinarsi, curare e sollevare. La condizione degli infermi e’ quindi un appello che interrompe l’indifferenza e frena il passo di chi avanza come se non avesse sorelle e fratelli”.

Gci/Int13