Allarme produzione riso, industria: aumentare coltivazione per mercato Ue – askanews.it

Allarme produzione riso, industria: aumentare coltivazione per mercato Ue

Milano, 20 dic. (askanews) – L’industria risiera chiede piu’ riso per soddisfare la domanda del mercato europeo. Dall’associazione delle industrie risiere arriva, infatti, la richiesta ai risicoltori di passare a 250.000 ettari di aree coltivate, raggiunti solo nel 2011. Il tema e’ emerso in occasione del convegno che si e’ tenuto presso il Centro ricerche riso dell’Ente nazionale risi durante il quale l’industria non ha nascosto il timore che molti agricoltori possano abbandonare il riso per passare ad altre coltivazioni ritenute piu’ interessanti e remunerative, come mais, soia o girasoli. Per capire la richiesta occorre considerare che i consumi di riso in Italia e nell’Unione Europea sono in aumento: dal 2012 al 2022 sono cresciuti del 34% secondo i dati Ente Risi e continuano a venire soddisfatti con prodotto nazionale, coltivato nelle nostre provincie risicole, salvo un consumo crescente degli ultimi anni di riso Basmati. Nello stesso periodo, secondo dati Dg Agri, il consumo UE e’ aumentato circa del 20%: le industrie italiane hanno mantenuto i volumi verso l’Europa, ma non hanno potuto avvantaggiarsi dell’aumento dei consumi comunitari. Oggi l’industria nazionale colloca il 38% della sua produzione nel nostro Paese, il 47% in Europa e il 15% nel resto del mondo. Per soddisfare il mercato unico europeo le industrie italiane hanno bisogno che se ne coltivi di piu’ per evitare di perdere egemonia cedendo quote di mercato a vantaggio del riso d’importazione che arriva nei porti del nord Europa. Senza contare che quest’anno la produzione interna e’ diminuita a causa della siccita’, che ha reso improduttivi 26 mila ettari concentrati in Lomellina e nel Basso novarese, e di una minor semina (9 mila ettari in meno). Per rispondere alla crescente domanda di riso, l’appello lanciato dall’Airi, l’associazione delle industrie risiere e dal suo presidente Mario Francese ai numerosi risicoltori presenti in sala, e’ proprio quello di passare a 250.000 ettari coltivati. “Se i dati parlano di uno spazio di mercato per il riso italiano in progressiva crescita – ha detto Francese – questo spazio va conquistato garantendo un’adeguata produzione di materia prima e prezzi al consumo che evitino rischi di contrazione. La tendenza positiva dei consumi rischia pero’ di frenare, come in parte sta avvenendo quest’anno, a causa di prezzi al consumo elevati. Dobbiamo stare attenti a non disabituare il consumatore al riso nazionale e a non metterlo nelle condizioni di scegliere prodotti alternativi”. La crescita dell’inflazione ha interessato soprattutto i prodotti energetici e alimentari: il riso, secondo i dati Istat, ha subito una variazione di prezzo al consumo di +35,3% da novembre 2021 a novembre 2022, distinguendosi tra tutti i prodotti alimentari come quello che ha subito il maggior aumento di costo sul punto vendita. La ricerca, sia pubblica (ENR) che privata (BASF) hanno confermato l’interesse ad investire nel settore, per rispondere alla forte richiesta soprattutto europea di sostenibilita’. Dalla platea un segnale di disponibilita’ a fare gli sforzi richiesti dall’industria, ma per farlo e’ necessario un maggior coordinamento degli enti preposti alla gestione della risorsa idrica e sono necessari investimenti nel medio periodo in infrastrutture per salvaguardare questo bene che sara’ sempre piu’ prezioso nel prossimo futuro. La risicoltura puo’ fare la sua parte con un maggior ricorso alla sommersione delle risaie anche nel periodo invernale in modo da contribuire al caricamento delle falde freatiche, evitando di perdere acqua che altrimenti se ne andrebbe velocemente al mare.
Dic 20, 2022

Con siccita’ improduttivi 26.000 ettari: si rischia di favorire mais e soia

Milano, 20 dic. (askanews) – L’industria risiera chiede piu’ riso per soddisfare la domanda del mercato europeo. Dall’associazione delle industrie risiere arriva, infatti, la richiesta ai risicoltori di passare a 250.000 ettari di aree coltivate, raggiunti solo nel 2011. Il tema e’ emerso in occasione del convegno che si e’ tenuto presso il Centro ricerche riso dell’Ente nazionale risi durante il quale l’industria non ha nascosto il timore che molti agricoltori possano abbandonare il riso per passare ad altre coltivazioni ritenute piu’ interessanti e remunerative, come mais, soia o girasoli.

Per capire la richiesta occorre considerare che i consumi di riso in Italia e nell’Unione Europea sono in aumento: dal 2012 al 2022 sono cresciuti del 34% secondo i dati Ente Risi e continuano a venire soddisfatti con prodotto nazionale, coltivato nelle nostre provincie risicole, salvo un consumo crescente degli ultimi anni di riso Basmati. Nello stesso periodo, secondo dati Dg Agri, il consumo UE e’ aumentato circa del 20%: le industrie italiane hanno mantenuto i volumi verso l’Europa, ma non hanno potuto avvantaggiarsi dell’aumento dei consumi comunitari.

Oggi l’industria nazionale colloca il 38% della sua produzione nel nostro Paese, il 47% in Europa e il 15% nel resto del mondo. Per soddisfare il mercato unico europeo le industrie italiane hanno bisogno che se ne coltivi di piu’ per evitare di perdere egemonia cedendo quote di mercato a vantaggio del riso d’importazione che arriva nei porti del nord Europa. Senza contare che quest’anno la produzione interna e’ diminuita a causa della siccita’, che ha reso improduttivi 26 mila ettari concentrati in Lomellina e nel Basso novarese, e di una minor semina (9 mila ettari in meno).

Per rispondere alla crescente domanda di riso, l’appello lanciato dall’Airi, l’associazione delle industrie risiere e dal suo presidente Mario Francese ai numerosi risicoltori presenti in sala, e’ proprio quello di passare a 250.000 ettari coltivati. “Se i dati parlano di uno spazio di mercato per il riso italiano in progressiva crescita – ha detto Francese – questo spazio va conquistato garantendo un’adeguata produzione di materia prima e prezzi al consumo che evitino rischi di contrazione. La tendenza positiva dei consumi rischia pero’ di frenare, come in parte sta avvenendo quest’anno, a causa di prezzi al consumo elevati. Dobbiamo stare attenti a non disabituare il consumatore al riso nazionale e a non metterlo nelle condizioni di scegliere prodotti alternativi”.

La crescita dell’inflazione ha interessato soprattutto i prodotti energetici e alimentari: il riso, secondo i dati Istat, ha subito una variazione di prezzo al consumo di +35,3% da novembre 2021 a novembre 2022, distinguendosi tra tutti i prodotti alimentari come quello che ha subito il maggior aumento di costo sul punto vendita. La ricerca, sia pubblica (ENR) che privata (BASF) hanno confermato l’interesse ad investire nel settore, per rispondere alla forte richiesta soprattutto europea di sostenibilita’.

Dalla platea un segnale di disponibilita’ a fare gli sforzi richiesti dall’industria, ma per farlo e’ necessario un maggior coordinamento degli enti preposti alla gestione della risorsa idrica e sono necessari investimenti nel medio periodo in infrastrutture per salvaguardare questo bene che sara’ sempre piu’ prezioso nel prossimo futuro. La risicoltura puo’ fare la sua parte con un maggior ricorso alla sommersione delle risaie anche nel periodo invernale in modo da contribuire al caricamento delle falde freatiche, evitando di perdere acqua che altrimenti se ne andrebbe velocemente al mare.