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Addio a Mikhail Gorbaciov, luomo della perestrojka

Milano, 30 ago. (askanews) – L’uomo della perestrojka, il primo (e ultimo) presidente dell’Unione sovietica, Mikhail Gorbaciov, è morto questa sera all’età di 91 anni dopo “una grave e lunga malattia”. Lo ha reso noto il Central Clinical Hospital dove era ricoverato.

Gorbaciov era nato il 2 marzo 1931 a Privolnoye, un villaggio della regionale di Stavropol, nel Sud della Russia. Figlio di agricoltori, dopo il liceo entra all’Università di Mosca, facoltà di Legge, e successivamente si laurea anche in Economia Agraria. Negli anni dell’università incontra Raisa Titarenko, che diverrà presto sua moglie, madre dell’unica figlia dei Gorbaciov (Irina), inseparabile compagna e prima vera ‘first lady’ sovietica: conosciuta e amata all’estero, elegante, sempre a fianco del marito, l’esatto contrario delle consorti dei segretario generali del Pcus che l’avevano preceduta. Raisa muore poi all’età di 67 anni, stroncata dalla leucemia.


La carriera politica di Gorbaciov inizia a Stavropol e acquista velocità nel 1970, quando diventa Primo Segretario del Comitato del Pcus dell’importante regione agricola e, quasi subito dopo, membro del Comitato Centrale del PCUS. A quel punto, nel 1978, si trasferisce a Mosca, dove nel giro di due anni diventa membro del Politburo del Comitato Centrale del PCUS, massima autorità del partito e dell’intera Unione Sovietica.

Nel marzo del 1985 viene eletto Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito: a questo punto è il leader del Paese e lancia un processo di riforme – poi definito Perestrojksa, la ricostruzione – che trasformerà radicalmente non solo la società russa e le dinamiche politiche, ma farà scattare enormi cambiamenti nei rapporti internazionali, passando dalla contrapposizione al dialogo con l’Occidente. Senza la perestrojka non sarebbero stati firmati i primi, fondamentali trattati per la riduzione degli armamenti, senza la perestrojka difficilmente si sarebbe arrivati in tempi così brevi alla caduta del Muro di Berlino.


Il 15 marzo 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell’Urss elegge Gorbaciov presidente dell’Unione Sovietica: è il primo presidente dell’Urss e ne sarà l’ultimo, perché l’impero sovietico comincia a sfaldarsi e, sullo sfondo di un durissimo scontro tra progressisti e falchi conservatori, i piani del leader sovietico di riformare il Trattato dell’Unione non riusciranno a fermare la crisi. Non a tutti infatti piaceva la linea riformista di Gorbaciov e nell’agosto del 1991 alcune tra le più alte cariche governative, tra cui il primo ministro sovietico Valentin Pavlov, il capo degli Interni Boris Pugo e del Kgb Krjuchkov, tenteranno di prendere il potere con un colpo di Stato. Il putsch fallisce, ma diventa il punto di non ritorno per l’Urss. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov rassegna le sue dimissioni da Capo dello Stato in diretta televisiva, mentre la bandiera sovietica viene calata dal tetto del Cremlino.

Nel 1990 Gorbaciov aveva ricevuto il premio Nobel per la Pace per il suo ruolo di riformatore di statura mondiale. Più amato all’estero che in patria (dove i progressisti lo hanno accusato di non aver avuto il coraggio di smantellare il Partito comunista e avviare davvero un nuovo corso, mentre i conservatori lo hanno considerato colpevole della fine dell’Urss), l’ultimo leader sovietico non ha più ricoperto ruoli politici in Russia, dove nel 1992 è diventato presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione Gorbaciov). Dal 1993 è stato presidente della “Green Cross International”, organizzazione ambientalista internazionale indipendente.


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