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Lallarme degli industriali del Nord: il caro energia sta paralizzando il sistema

Roma, 30 ago. (askanews) – Gli industriali lanciano l’allarme energia e calcolano extra-costi per 40 miliardi di euro. Il tema è stato al centro di un incontro straordinario tra i presidenti Annalisa Sassi (Confindustria Emilia-Romagna), Francesco Buzzella (Confindustria Lombardia), Marco Gay (Confindustria Piemonte), Enrico Carraro (Confindustria Veneto) e gli Assessori allo Sviluppo Economico Vincenzo Colla (Emilia-Romagna), Guido Guidesi (Lombardia), Andrea Tronzano (Piemonte) e Roberto Marcato (Veneto). Il caro energia, in assenza di quelle misure di contenimento dei prezzi richieste da mesi dalle imprese, “sta paralizzando il sistema industriale italiano con il forte rischio di deindustrializzare il Paese e mettendo a repentaglio la sicurezza e la tenuta sociale nazionali”.

In linea con l’appello del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, si è sottolineato che la situazione ha carattere di straordinarietà e urgenza indifferibile, perché “è impossibile mantenere la produzione con un tale differenziale di costo rispetto ad altri paesi (Ue e extra Ue) nostri competitor, che va a colpire non solo le imprese esportatrici dirette, ma anche tutta la filiera produttiva, con un effetto pesantemente negativo soprattutto sulle piccole e medie imprese”. Ulteriore effetto “è l’annullamento del rilancio economico post pandemia, in particolare nelle ricadute sui territori che vedono una erosione drammatica di competitività rispetto anche ad altri paesi europei limitrofi. E’ chiaro ormai che ogni risorsa deve essere destinata prioritariamente a questa emergenza”.


I rappresentanti delle Confindustrie delle quattro regioni hanno presentato agli assessori i dati relativi agli incrementi dei costi energetici dal 2019 al 2022 nell’area più importante per il tessuto industriale italiano: dai dati emerge che, mentre nel 2019 il totale dei costi di elettricità e gas sostenuti dal settore industriale delle quattro regioni ammontava a circa 4,5 miliardi di euro, nel 2022 gli extra-costi raggiungeranno – nell’ipotesi più ottimistica rispetto all’andamento del prezzo – una quota pari a circa 36 miliardi di euro che potrebbe essere addirittura superiore ai 41 miliardi nello scenario di prezzo peggiore.

Con una situazione del genere, le ricadute “non saranno solo sulle imprese ma su tutta la società, con evidenti problemi di tenuta sociale ed economica per lavoratori, famiglie e per l’intero Paese”.


Ferma restando la necessità di definire, fin da subito, una programmazione energetica nazionale con interventi e investimenti a medio-lungo termine in grado di assicurare la sicurezza e la sostenibilità della produzione energetica e delle forniture di gas, i presidenti Sassi, Buzzella, Gay e Carraro hanno dichiarato che le imprese non possono attendere un giorno di più quelle misure necessarie a calmierare i prezzi di gas ed energia elettrica, tra cui: introduzione di un tetto al prezzo del gas (europeo o nazionale); sospensione del meccanismo europeo che prevede l’obbligo di acquisto di quote Ets a carico delle imprese; riforma del mercato elettrico e separazione del meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità da quello del gas; misure per il contenimento dei costi delle bollette con risorse nazionali ed europee; destinazione di una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato all’industria manifatturiera.

Le Confindustrie di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, “hanno apprezzato la sensibilità e l’attenzione delle Regioni, che si sono trovate concordi sulla gravità dell’emergenza e l’insostenibilità della situazione, e al fine di evitare drammatiche ricadute economiche e sociali invitano tutte le forze politiche – anche in questa fase di campagna elettorale – a sostenere con decisione l’impegno del Governo in carica nella difficile trattativa con gli altri Paesi a livello europeo per l’introduzione di un tetto al prezzo del gas e ogni altra misura atta ad affrontare il problema. Il tempo è ampiamente scaduto e una decisione in sede Ue in questo senso non è più differibile”.


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