Roma, 26 feb. (askanews) – “A Idlib si sta verificando un nuovo disastro umanitario, uno dei peggiori della crisi siriana che, in quasi un decennio, ha fatto contare innumerevoli disastri simili. Il regime siriano continua nella sua strategia di riconquista militare del paese ad ogni costo, indipendentemente dalle conseguenze per i civili siriani”. E’ quanto scrivono in una lettera al quotidiano La Stampa 14 ministri degli Esteri europei: Luigi di Maio (Italia), Jean-Yves Le Drian (Francia), Heiko Maas (Germania), Stephanus Blok (Paesi Bassi), Arancha Gonzalez Laya (Spagna), Augusto Ernesto Santos Silva (Portogallo), Philippe Goffin (Belgio), Urmas Reinsalu (Estonia), Jacek Czaputowicz (Polonia), Linas Linkevicius (Lituania), Ann Linde (Svezia), Jeppe Kofod (Danimarca), Pekka Haavisto (Finlandia), Simon Coveney (Irlanda).
“Da dicembre”, scrivono i ministri, “le operazioni condotte nel nord-ovest sono aumentate di intensità , con il supporto degli aerei russi. Gli incessanti attacchi aerei e il lancio di «barili bomba» hanno costretto quasi un milione di siriani a fuggire in poche settimane. Le strutture di accoglienza sono ormai sature. Centinaia di migliaia di persone – soprattutto donne e bambini – cercano rifugio nei campi improvvisati dove patiscono freddo, fame ed epidemie”.
“In violazione del diritto internazionale umanitario”, si legge ancora, “gli attacchi aerei hanno deliberatamente preso di mira ospedali e strutture sanitarie – 79 sono stati costretti a chiudere – scuole e rifugi. In totale, 298 civili sono stati uccisi a Idlib dal 1° gennaio, secondo i dati forniti dall’UNHCHR”.
“È chiarissimo per noi che sono presenti gruppi radicali in Idlib”, insistono i 14 ministri. “Non prenderemmo mai alla leggera il terrorismo. Stiamo combattendo il terrorismo con determinazione e siamo in prima linea nella lotta contro Daesh. Ma la lotta al terrorismo non può e non deve giustificare massicce violazioni del diritto internazionale umanitario, a cui assistiamo ogni giorno nella Siria nord-occidentale”. Roma, 26 feb. (askanews) – “Le Nazioni Unite hanno avvertito del rischio di una crisi umanitaria senza precedenti se l’attuale offensiva dovesse continuare. Chiediamo al regime siriano e ai suoi sostenitori di porre fine a questa offensiva e di riprendere il cessate il fuoco stabilito nell’autunno 2018”, aggiungono. “Chiediamo loro di porre immediatamente fine alle ostilità e di onorare i loro obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale, compresa la protezione degli operatori umanitari e del personale medico, che hanno perso la vita a causa del loro impegno in favore della popolazione civile di Idlib. Chiediamo inoltre alla Russia di proseguire i negoziati con la Turchia al fine di attenuare la terribile situazione in Idlib e contribuire a una soluzione politica”.
“È anche nostra responsabilità combattere l’impunità riguardo ai crimini commessi in Siria”, scrivono i ministri. “È una questione di principio e di giustizia. È anche una condizione necessaria per una pace sostenibile, in una società siriana che è stata lacerata da quasi dieci anni di conflitto. Intendiamo continuare a sostenere i meccanismi per combattere l’impunità istituiti dalle Nazioni Unite, impegnati a raccogliere le prove che saranno fondamentali nella preparazione di futuri procedimenti contro coloro che si sono resi responsabili dei crimini più gravi: la Commissione d’inchiesta sulla Repubblica araba siriana e il Meccanismo internazionale, imparziale e indipendente”. “Continueremo anche il nostro lavoro di rinvio dei casi al Tribunale penale internazionale. Manterremo il nostro impegno, anche nel quadro delle nostre giurisdizioni nazionali, per garantire che i crimini commessi in Siria non rimangano impuniti. Tali crimini hanno incluso l’uso di armi chimiche, violando le norme fondamentali del diritto internazionale. Dobbiamo accertare le responsabilità e garantire che chi è responsabile sia chiamato a risponderne. Abbiamo anche bisogno di chiarezza su ciò che è accaduto ai molti detenuti e alle persone scomparse”, concludono i ministri.