Intervista con l’On. De Meo – askanews.it

Intervista con l’On. De Meo

Mag 15, 2024
Roma, 15 mag. – Buongiorno e benvenuti a nuova puntata di Askanews EU Verified Series. L’ospite di oggi è l’europarlamentare Salvatore De Meo del gruppo PPE, presidente della Commissione AFCO e membro della Commissione AGRI.

Buongiorno onorevole De Meo e grazie di essere qui con noi oggi

D. La prima domanda riguarda la legislatura ormai agli sgoccioli: quale ritiene siano i risultati più significativi che ha ottenuto durante questi cinque anni?

R. Ma io credo che il Parlamento in questi cinque anni abbia cercato di far capire l’importanza di avere una maggiore competenza e una maggiore possibilità di interagire nel processo decisorio. E non è un caso che il Parlamento, con non poche difficoltà, ha licenziato una proposta di riforma dei Trattati dove, tra le tante novità, chiediamo alla Commissione e al Consiglio di convocare, ai sensi dell’articolo 48 del Trattato, una convenzione per aprire una fase costituente all’interno della quale rivendicare maggior forza. Il Parlamento. In questo mandato è stato determinante in molti dei provvedimenti, alcuni dei quali siamo riusciti anche a correggere dei testi che avrebbero a mio avviso allontanato ulteriormente l’Unione europea da una percezione dei cittadini che sempre più la considerano un qualcosa di lontano e di astratto. Ed è quello che io credo si debba continuare ad insistere perché noi siamo l’unica istituzione eletta democraticamente. Siamo coloro i quali più di altri funzionari o commissari riescono ad interpretare il fabbisogno dei territori. E se vogliamo che l’Europa possa veramente recuperare questa credibilità verso l’esterno, parliamo sempre di una autorevolezza sullo scenario internazionale, dobbiamo prima conquistare una credibilità interna verso il basso, verso i territori, verso i cittadini che devono sentirsi parte integrante di questo progetto. È stato un mandato difficile sicuramente la pandemia, la prima guerra in Ucraina poi lo scenario del Medio Oriente credo che abbia evidenziato quelle che sono le nostre criticità, ma in questo l’Europa ha saputo reagire con il Next Generation, in Italia PNRR, con le risorse destinate al vaccino e con altri provvedimenti che secondo me vanno ulteriormente migliorati e potenziati, ma resi soprattutto praticabili, attuabili.

D. Alla luce del suo ruolo come presidente della Commissione Affari costituzionali, Lei come crede che debba evolvere il ruolo del Parlamento europeo in futuro e pensa che ci sarà spazio per modificare i trattati europei?

R. Io credo che il Parlamento abbia diritto di essere tra le tre istituzioni maggiormente considerato, perché non possiamo negare che tra le tre Commissione, Consiglio e Parlamento noi abbiamo più difficoltà a interagire e molto spesso dobbiamo utilizzare lo strumento della negoziazione per migliorare dei testi che nascono dalla Commissione in ragione della regola che vede solo la Commissione poter esercitare il diritto di iniziativa legislativa e di conseguenza sono spesso testi che non corrispondono alle esigenze dei territori, dei cittadini e dei singoli Stati. Quando in realtà il Parlamento, attraverso i suoi rappresentanti con un modello sicuramente non simile a quello nazionale dove non è possibile, a mio avviso, che ogni singolo deputato possa eventualmente presentare un disegno di legge, perché andremmo poi ad abusare di una prerogativa che invece deve essere regolamentata, ma è fatta in modo tale che i cittadini che hanno dato la loro preferenze hanno scelto i propri rappresentanti, possano essere da questi rappresentanti anche così rappresentati nel processo legislativo che deve essere avviato dal Parlamento. Il Parlamento deve avere una configurazione diversa e mi auguro che ci sia anche una uniformità della legge elettorale. Sapete che l’Italia è l’unico Paese, tra quelli europei, dove la preferenza dei candidati deve essere scritta a differenza dei listini bloccati. E sono altrettanto convinto che il Parlamento debba saper avere un ruolo per così garantire una vera rappresentatività delle istituzioni europee. Purtroppo non posso nascondere che la riforma avrà un percorso molto complesso.

D. La Commissione europea durante questa legislatura ha esercitato ampiamente il proprio potere, anche partendo da situazioni di emergenza ed eccezionalità, specialmente su tematiche di grande impatto sulla vita dei cittadini come la sostenibilità e l’ambiente. Lei ritiene sufficientemente tutelato il rispetto del principio di sussidiarietà, di conferimento dei poteri?

R. Io credo che la Commissione, sia partita da presupposti e da premesse più che condivisibili, ponendo anche degli obiettivi su cui nessuno può negare, bisogna creare un sistema e anche una così procedura ambiziosa. A mio avviso, però, non si è tenuto adeguatamente conto di quelle che sono delle realtà diverse di Stato in stato di identità anche del nostro sistema produttivo, che non possono non essere considerate per poter raggiungere questi obiettivi ambiziosi. Purtroppo, a mio avviso questa Commissione soprattutto nella prima parte è stata fortemente caratterizzata da un approccio ideologico e faccio riferimento a tutte le strategie ambientali che sono state solo ed esclusivamente declinate in maniera ambientale, senza considerare la loro sostenibilità sociale, economica e produttiva. Io credo che questo sia un errore da evitare perché la sostenibilità appartiene a tutti. Addirittura, abbiamo commesso l’errore di aver spaccato il Parlamento su alcune strategie importanti, quando in realtà questi temi non devono essere divisivi, ma devono essere patrimonio di tutti. E per far questo c’è bisogno di provvedimenti credibili, provvedimenti che non siano esasperati, così come purtroppo abbiamo dovuto prendere atto nella coda finale di questo mandato, quando gli agricoltori hanno legittimamente rivendicato una posizione diversa di una Commissione che aveva messo sul banco degli imputati tutto un settore, senza considerare gli sforzi che sono stati già fatti, senza considerare che gli agricoltori possono e devono diventare protagonisti nella lotta ai cambiamenti climatici. Quindi questa Commissione ha commesso, a mio avviso, l’errore di aver in alcuni tratti dato troppo spazio ad un approccio ideologico, senza considerare quel pragmatismo che deve ritornare ad appartenere all’Europa per essere credibile, per poter far sì che alcune sfide ambiziose che a mio avviso devono rimanere nessuno intende metterle in discussione, ma devono essere rese praticabili e per poterlo fare abbiamo bisogno di creare un’alleanza con i cittadini e con il sistema produttivo che deve rimanere competitivo, altrimenti rischiamo di indebolirlo e non raggiungeremo nessun tipo di risultato.

D. Lei qualche mese fa ha inviato una lettera alla Presidente del Parlamento europeo Metzola per evidenziare un rischio di disequilibrio nelle istituzioni europee, lamentando il mancato coinvolgimento del Parlamento come co-legislatore. Si trattava in particolare della Conferenza delle Parti, la COP10 della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, per cui la Commissione europea aveva cambiato il processo decisionale, passando da un voto all’unanimità del Consiglio alla maggioranza qualificata, che comporterebbe anche coinvolgimento del Parlamento europeo, cosa che però non è stata fatta. Crede che la Commissione avrà lo stesso approccio anche sulla futura COP11 a novembre 2025? E che cosa crede potrà fare il Parlamento per assicurare che i principi di democrazia e trasparenza siano rispettati?

R. Io ho voluto segnalare questa cosa che a mio avviso è molto grave. Che la Commissione abbia cambiato strada facendo una regola é estromettendo il Parlamento rispetto ad un percorso decisionale e ad un dibattito che anche in quel caso non può essere fatto in maniera unilaterale. Bisogna fare in modo che il Parlamento, in quanto rappresentanza dei cittadini europei, possa essere coinvolto, poi prendendo una decisione in un senso piuttosto che in un altro, ma non così bypassando, cercando di evitare un confronto che ritengo debba essere invece propositivo, costruttivo e anche utilizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema molto importante, quello del tabacco, che anche nella sua versione più critica, deve portare tutti a ragionare su come l’utilizzo del tabacco deve essere sempre più scongiurato, ma allo stesso tempo non possiamo negare che ci sono dei percorsi graduali, che ci sono delle filiere, che c’è un sistema che si è alimentato attraverso i contratti di filiera. Anche l’Italia produce tabacco per non solo i sigari, ma anche per prodotti alternativi alle sigarette che sono stati inseriti in un percorso di sensibilizzazione ad una persuasione rispetto a quelle che sono le malattie legate al consumo di tabacco e che io credo debbano trovare all’interno del Parlamento un dibattito trasparente, sereno, senza utilizzare questi escamotage. Mi auguro che la prossima Commissione intenda coinvolgere sempre il Parlamento anche di fronte a dibattiti così accesi così vivi che possono portare ad una spaccatura. Ma è importante che il Parlamento possa esercitare la sua prerogativa di controllo e di verifica, affinché poi l’intero processo sia il più compiuto e soprattutto il più legittimato. Perché molto spesso ci siamo trovati di fronte a delle decisioni assunte unilateralmente senza aver dato nemmeno la possibilità al Parlamento di poter esprimere alcune considerazioni, che non vogliono assolutamente essere così di difesa di un settore o di una questione che capiamo benissimo, che merita la massima responsabilità, ma anche nella declinazione teorica di questo tema. Io credo che si debba fare un po’ più di prima una relazione con tutti i stakeholders e non fare soltanto pregiudizio che evidentemente va a trascurare e a mortificare il dibattito stesso all’interno del Parlamento.

D. Sempre su questo tema la Commissione sta rivedendo la TPD2. L’obiettivo di una generazione senza tabacco potrebbe avere un impatto significativo, come stava dicendo lei, proprio sulla coltivazione del tabacco in Europa e come ha affermato anche la Coldiretti e altri diversi attori economici italiani nella risposta alla PC 2023, nessuna proposta di revisione è accettabile senza valutare gli impatti che potrebbe generare sul settore del tabacco e sulla utilizzabilità della produzione agricola. Come può il Parlamento europeo garantire che la Commissione tenga conto dell’impatto economico nell’Unione europea.

R. Guardi, questo è il tema che in generale si pone su tutto ciò che deve avvenire in maniera radicale, attraverso un processo culturale che non può essere imposto dall’oggi al domani. Quindi anche sul tabacco siamo consapevoli che bisogna andare in quella direzione, bisogna trovare uno strumento di transizione che permetta di contenere anche l’impatto economico attraverso tutto ciò che permette agli agricoltori di rigenerare e di riconvertire delle produzioni andando in una direzione completamente opposta. Quello che io credo che il Parlamento possa fare ed esprimere questa posizione che ripeto non vuole assolutamente fermare un percorso che io condivido di arrivare ad una generazione zero tabacco ma sappiamo che questa cosa non è possibile ottenerla in un anno in due anni o in un arco temporale così breve perché abbiamo già visto che tutto ciò che si è concretizzato in politica proibizionista in realtà addirittura genera un mercato nero, un mercato illegale, che non possiamo permetterci. Allora è meglio governare alcuni processi fare in modo che ci siano degli strumenti graduali anche alternativi. Facevo prima riferimento ai prodotti alternativi a quelli tradizionali sono sicuramente strumenti che possono essere utilizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica che bisogna smettere di utilizzare il tabacco e lo si può fare in maniera graduale, facendo sì che la stessa parte economica non venga fortemente penalizzata.

D. Tornando un momento sugli agricoltori abbiamo visto appunto marciare la categoria in tutta Europa. Cosa può fare il Parlamento per tutelare la categoria degli agricoltori e come ritiene che suo lavoro di questi anni in Commissione agricoltura abbia contribuito in questo senso?

R. Ma io innanzitutto devo riconoscere che le rivendicazioni degli agricoltori sono più che condivisibili. L’unico dispiacere, che abbiamo rappresentato e anche detto all’interno delle istituzioni, è che quelle posizioni erano state già rappresentate dal mio gruppo politico da Forza Italia, dal Partito Popolare Europeo anche da altri gruppi politici perché abbiamo sempre sostenuto che alcune strategie alcune politiche europee molto rigorose molto rigide avrebbero stressato il sistema e avrebbero portato ad un’esasperazione che poi è determinata in quelle manifestazioni di protesta che abbiamo vissuto. Ed è stato spiacevole registrare un passo indietro della Commissione quando quel passo lo avevamo chiesto noi. Vorrei anche ricordare che, per esempio, la strategia sulla riduzione dei fitofarmaci è stata bocciata dal Parlamento europeo. La Commissione poi ha ritirato la proposta, ma è il Parlamento che ha segnalato una illogicità di un provvedimento che non avrebbe avuto alcun senso e che avrebbe indebolito il nostro sistema produttivo. Io credo che il Parlamento debba insistere per far capire che gli agricoltori e l’ambiente sono alleati e non avversari, che gli agricoltori sono le prime sentinelle che vanno messi in una condizione di poter continuare a produrre nel pieno rispetto dell’ambiente ma anche della loro sostenibilità economica. Ed è per questo che noi abbiamo insistito, partendo proprio dall’Italia per le tecniche di evoluzione assistita che oggi, finalmente distinte in maniera netta dagli OGM, stanno trovando anche un quadro regolatorio che permetterà nel breve termine agli agricoltori europei di avere delle colture più resistenti sia ai nuovi agenti patogeni, ma anche alle nuove condizioni climatiche e soprattutto ad un’emergenza siccità che è sempre dietro l’angolo e su cui io credo che l’Europa debba fare molto di più perché avremo un problema di siccità e questo potrebbe incidere non soltanto sulla produzione, ma anche su quelle che sono gli usi quotidiani. Parlamento deve far capire che c’è bisogno in tutte le strategie anche quelle che interessano il settore dell’agricoltura di quel pragmatismo e di quel realismo che soltanto noi in quanto espressione dei territori e dei cittadini possiamo riportare all’interno del processo decisionale e che deve fare in modo che si tirano fuori degli obiettivi realizzabili, non irrealizzabili come alcuni li ha voluti declinare con un pacchetto di iper-regolamentazioni che significherebbe ingessare un sistema. Tutto questo a vantaggio di altri Paesi, perché non dimentichiamo, che mentre noi stiamo continuando a guardare con grande responsabilità all’impegno per la sostenibilità, ci sono altri player nel mondo vedi la Cina, vedi l’India, la stessa gli stessi Stati Uniti che non mi sembra che si stiano dotando di regole. È per questo che dobbiamo trovare anche nei processi di interscambio globale quel giusto punto di equilibrio che non deve indebolire il sistema europeo, ma lo deve rendere competitivo e allo stesso tempo deve stimolare gli altri player proprio a far sì che tutti insieme, non soltanto l’Europa, si raggiunga quella che è la neutralità climatica.

D. Durante questa legislatura è stata approvata anche la revisione del regolamento sulle indicazioni geografiche. Secondo lei questa norma tutela i consumatori e i prodotti alimentari del Made in Italy?

R. Io credo proprio di sì. Questa è l’Europa che ci piace. Abbiamo licenziato un testo che è stato il frutto di una condivisione. E in questo devo riconoscere che l’agricoltura è uno di quei settori che ha trovato il più ampio grado di convergenza dei vari gruppi politici delle tante delegazioni anche italiane, e abbiamo all’interno di questa revisione inserito delle norme che vanno a tutelare maggiormente i prodotti di indicazione geografica. Allora è uno strumento su cui bisogna far leva proprio per proteggere e preservare quelle che sono delle identità agricole e agroalimentari non solo italiane ma europee e sono quelle che fanno dell’Europa un continente unico a livello mondiale. Oggi il consumatore ha un ulteriore strumento di difesa ed è questa la grande finalità che ci siamo posti con la revisione per garantire non solo i produttori, ma soprattutto il consumatore che va messo in una condizione trasparente e chiara di poter fare acquisti responsabile in maniera oggettiva e non condizionata o addirittura deviata.

D. Ultima domanda in vista della prossima legislatura, quale crede che saranno le priorità del suo gruppo?

R. Ma noi abbiamo definito un nostro programma all’interno del Congresso di Bucarest, definendo un manifesto consegnato al nostro candidato che è Ursula von der Leyen, con un’indicazione precisa che vorremmo che queste nostre prerogative venissero messe a disposizione di un programma da condividere con gli altri gruppi, all’interno del quale c’è sicuramente la necessità di rafforzare la credibilità dell’Unione europea partendo dall’interno, quindi recuperando una credibilità con delle strategie che siano le più pragmatiche possibile, arrivando ad un’autonomia energetica ad una ad una vera autonomia alimentare, rafforzando il ruolo della politica estera, facendo in modo che i singoli Stati esprimono una solidarietà vera anche attraverso quelle strategie non solo di carattere economico con un patto di stabilità che dovrà essere sempre più un patto di crescita e non soltanto di regolazione finanziaria ed economica dei singoli Stati. O con il patto dell’immigrazione, dove crediamo che l’Europa debba rispondere in maniera compatta ma in maniera unica e univoca, per far sì che sia l’Unione europea a gestire i flussi migratori e quindi interrompendo quelli che sono i traffici di esseri umani. Sono punti determinati all’interno di questo manifesto che crediamo abbiano quel realismo che permetta veramente all’Unione europea di iniziare un nuovo percorso all’indomani di una serie di eventi che sono stati citati la pandemia, la guerra, che hanno evidenziato delle nostre criticità e che meritano di poter essere considerati in un processo riformatore perché abbiamo un’unica opportunità che si chiama Europa che può essere migliorata e deve essere migliorata se vogliamo affrontare le sfide sempre più complesse. E mi auguro che questo appuntamento dell’8 e del 9 venga considerato per l’importanza che ha. Spero che non si traduca ancora una volta in una sorta di referendum di gradimento dell’uno o dell’altro gruppo politico o di leader politico ma sia occasione come quella che oggi mi date di poter parlare di temi, di questioni, di proposte, di visioni, che vanno nella parte del gruppo popolare di Forza Italia e di un’Europa giusta, dove il green deal diventa un good deal, un buon accordo, dove noi crediamo che l’Europa debba avere più competenze e competenze giuste senza voler minimamente mettere in discussione quelle che sono le prerogative dei singoli Stati.

L’intervista è finita. Ringraziamo l’Onorevole De Meo per essere stato con noi e per i numerosi temi affrontati