Bianchi: non sia la scuola a pagare la crisi – askanews.it

Bianchi: non sia la scuola a pagare la crisi

Set 13, 2022
Le scuole hanno sempre fatto la loro parte per risparmiare


Roma, 13 set. (askanews) – "Nelle scuole da tempo si fa l’educazione ambientale. L’accelerazione che abbiamo adesso va vista come un pezzo di educazione ambientale. Le scuole hanno sempre fatto la loro parte, con Comuni e Province, che sono i responsabili dei locali, parliamo continuamente e sicuramente non si tirera’ indietro, ma non bisogna partire dalla scuola. E’ l’intero Paese che deve cambiare direzione sui consumi". Cosi’ il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a SkyTg24, a proposito delle possibili limitazioni a scuola per il caro energia.

Di settimana corta a scuola per il caro energia "in Consiglio dei Ministri non ne abbiamo mai parlato: la considero importante se sta dentro in un piano didattico e non solo come misura di risparmio energetico. Un piano didattico che vede tutta la scuola, docenti, ragazzi e famiglie organizzare la vita della scuola sul tempo pieno, su una modalita’ didattica che permetta non solo di non ridurre il tempo di scuola, ma di valorizzarlo al massimo, allora le scuole nelle loro autonomia possono parlarne. Ma non partendo dal risparmio energetico: deve essere qualcosa che ci fa ritornare centrale la funzione didattica della scuola".

"Se questa e’ una possibilita’ che ci permette di ragionare sul tempo scuola, sulla sua funzionalita’ – ha spiegato – benissimo: apriamo pero’ il tema vero del come e cosa vuol dire stare a scuola tutti i giorni. Non come risposta emergenziale, ma come scelta consapevole del fatto che occorre una scuola in cui i nostri bambini stiano a scuola anche di piu’, il tempo necessario, per poter vivere assieme anche questa fase".

E farlo, ha proseguito Bianchi, "e’ nell’autonomia delle scuole: conoscono le condizioni che riescono a garantire per la continuita’ didattica. Io sono favorevole a ogni situazione che permetta alla scuola, alle famiglie e a tutti di ritrovarsi; ma sono contrario all’idea per cui c’e’ un’emergenza e la scuola deve essere la prima a chiudere".

"Nella scuola ieri siamo partiti bene: non ci sono stati problemi, tutti i docenti erano al loro posto" ha detto poi Bianchi.

Quella che gia’ ricominciata in varie Regioni, ha proseguito, "e’ una scuola che ha voglia di scuola, di sentire che tutto il paese e tutte le famiglie si stringono intorno alla scuola. Questo immenso dramma vissuto negli anni passati e le difficolta’ che vivremo servono a riportare i paesi, le citta’ e i quartieri intorno alla scuola".

"250mila precari? E’ sbagliato. Stiamo facendo i concorsi. Ci siamo impegnati con l’Unione europea a fare l’anno prossimo 70mila assunzioni, verranno fatte con il nuovo sistema approvato dal Parlamento. Abbiamo fatto tutte le assuzioni e facciamo tutte le assunzioni che dovremo fare" ha quindi aggiunto il ministro dell’Istruzione.

"Abbiamo fatto una quantita’ enorme di assunzioni – ha spiegato Bianchi – 7 concorsi in un anno e mezzo, e l’anno scorso abbiamo assunto 61mila docenti, oltre 50mila quest’anno e altri 25mila ne assumeremo entro l’anno. Quindi" dai 250mila ipotizzati "rimangono 125mila, che pero’ vanno spacchettati: 91mila sono insegnanti di sostegno in deroga, perche’ nessun Paese al mondo come noi ha l’attenzione per l’inclusione e abbiamo una norma per cui anno per anno i bambini che hanno dei problemi fanno un certificato, il 104, e dobbiamo dargli un insegnante di sostegno.

Sono in deroga perche’ vanno dati anno per anno, non possono essere assunti. Poi togliamo quelli in malattia, in maternita’, chi fa attivita’ politica o sindacale. Restano 40mila della rotazione: una quota a tempo determinato ci deve essere sempre, perche’ permette di far ruotare il sistema. Inoltre va considerato che negli ultimi due anni avevamo 40mila persone di personale Covid, che finita l’emergenza non ci sono piu’", ha concluso il ministro.

Sav/Int13