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Al Meeting di Rimini anche una mostra su Don Giussani

Roma, 19 ago. (askanews) – Don Giussani in parole, opere, musica, immagini d’arte e di natura, testimonianze. E’ la mostra virtuale in 3D in scena al Meeting di Rimini e realizzata nell’ambito delle iniziative per il centenario della sua nascita. Uno spazio permanente e potenzialmente dilatabile dove “imbattersi” oggi nella persona del sacerdote nato a Desio il 15 ottobre 1922, docente di teologia morale all’Università Cattolica di Milano e fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione.

Il percorso si snoda fra sale e corridoi, accompagnandoci con alcuni dai brani musicali più amati, propone contributi audio e video anche inediti, testimonianze di compagni di strada e di opinion leader, immersioni nelle grandi opere d’arte che accompagnavano le sue potenti letture delle pagine del Vangelo e contributi autoprodotti dalle opere sociali, culturali e imprenditoriali scaturite dall’incontro con la genialità umana e spirituale di Monsignor Giussani.


La sua testimonianza, dice Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, nel video che apre il percorso nella Hall di ingresso sulle note della Sinfonia n. 4, op. 98, I di Johannes Brahms, “non è relegata nel passato ma è affidata a tutti coloro che continuano a trovarvi ispirazione per il proprio vivere. […] Oggi chi è per te Don Giussani? E’ da qui che comincia il viaggio”.

Segue infatti una antologia di testimonianze personali inviate da tutto il mondo in risposta a questa domanda, che documentano quello che la voce roca di Don Giussani ci propone nel primo Corridoio: “Lui [Cristo] passa attraverso me, attraverso te, passa attraverso tutti coloro che ti danno questa testimonianza, come è passato da Simone, da Andrea e da Giovanni, alla moglie e alla madre […] È entrato nel secondo secolo. È stato comunicato ad altri nel secondo secolo, poi nel terzo secolo, poi via via nella storia fino a mia madre. Mia madre lo ha detto a me. Questa è la concretezza terribile, divina: fuori di qui non c’è cristianesimo”. Vissi d’arte, dalla Tosca di Puccini, accompagna il percorso.


Rispondono in modo diretto o indiretto a quella stessa domanda anche le testimonianze raccolte nella Sala 1 intitolata “La sua eredità”, dove vengono qui proposti contributi di personalità della Chiesa, della cultura e della società sulla persona e il lascito spirituale e teologico di don Giussani. Accompagnati dalla Sonata per arpeggione e pianoforte D 82 di Schubert è possibile ascoltare il Cardinale Angelo Scola e Francesco Facchinetti, la giornalista Monica Maggioni e Cleuza Ramos della Associacao dos Trabalhadores Sem Terra, il Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi Marc Ouellet e Wael Farouq dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, e tanti altri. La sala culmina nella raccolta di interventi degli ultimi tre Papi: Giovanni Paolo II (12 settembre 1985), Benedetto XVI (24 marzo 2007) e Papa Francesco (7 marzo 2015). Intanto, dalla vetrata della Sala 1, il visitatore può vedere uno scorcio di Pianura Padana e la casa di Gudo Gambaredo, frazione di Buccinasco in provincia di Milano dove abitava don Giussani.

“All’origine del cristianesimo la passione per l’uomo, non l’idea (astratta) di fondare una religione”. Sono le parole che risuonano nel Corridoio 2 per accedere alla Sala 2, in un audio tra i meno noti di don Giussani. La Favorita di Gaetano Donizetti è la traccia musicale che segna questo passaggio. “La proposta cristiana” è infatti il tema della seconda sala. Gli allestimenti propongono interni e oggetti della casa di don Giussani, mentre i contributi audiovisivi, accompagnati dal Preludio op. 28 n. 15 di Fryderyk Chopin, sono costituiti da suoi interventi raccolti in momenti diversi della sua vita che rendono tangibile come egli abbia fatto propria quella proposta, rilanciandola ai giovani e a tutti coloro che incontrava.


Ed è proprio l’”incontro”, parola dalla particolare valenza assiologica nella vita e nel pensiero di Giussani, il fulcro del Corridoio 3, dove le foto alle pareti ci mostrano il sacerdote con Giovanni Paolo II, Jean Guitton, Shodo Habukawa, Giovanni Testori, Carlo Maria Martini, Olivier Clément. L’Ave Maria di Giuseppe Verdi accompagna questo “passaggio” alla Sala 3, “Il racconto del Vangelo”, dove ci si imbatte nella modalità così originale e fulminante con cui Don Giussani commentava i Vangeli, immedesimandosi e facendo immedesimare con vividezza “3D” con le vicende e le persone di quei racconti.

Giussani ci presenta Maria (Luca 1,26-38), Giovanni e Andrea (Giovanni 1, 35-39) Zaccheo (Matteo 16, 13-20, Giovanni 6, 22-69, Luca 19, 1-10), Pietro (Giovanni 21, 1-19), mentre un vortice immersivo di immagine d’arte propone queste stesse figure della narrazione evangelica. Alle pareti grandi immagini con scorci di un pellegrinaggio di don Giussani in Terra Santa (1986) e durante le celebrazioni del Venerdì Santo al Santuario di Caravaggio, momenti emblematici di questa proposta di immedesimazione nei Vangeli e nella “corrispondenza eccezionale” di Cristo alla domanda dell’uomo. La musica che accompagna è quella del Quintetto per pianoforte op.81, II, Dumka, andante con moto, di Antonín Dvorák.

“Il senso religioso definisce l’io come l’esigenza clamorosa, indistruttibile, sostanziale ad affermare il significato di tutto”. E’ la citazione che si può ascoltare dalla viva voce di Don Giussani percorrendo il Corridoio che ci conduce, sulle note di Una furtiva lagrima di Gaetano Donizzetti, alla Sala 4, l’ultima, dedicata appunto a Il senso religioso, cuore del suo insegnamento di morale all’Università cattolica e della sua elaborazione teologica. “Supponete di uscire dal ventre di vostra madre con l’età di adesso. Quale sarebbe il primo, l’assolutamente primo sentimento di fronte al reale?” Così provocava i suoi alunni prima al Berchet e poi in Cattolica e così il visitatore si sente chiamato a riflettere.

In questa sala trovano spazio anche alcuni di quegli autori che Giussani citava, leggeva, e approfondiva durante le lezioni perché erano stati per lui “incontri” decisivi per il suo pensiero e la sua stessa spiritualità. Ecco Giacomo Leopardi e il Canto di un pastore errante dell’Asia, Pär Lagerkvist con Uno sconosciuto è il mio amico e il Fedone di Platone. E per la musica, la Sinfonia n.7 op 92 di Beethoven si alterna all’Incompiuta D 759 di Schubert. Alle pareti, immagini di lezioni mentre dalle vetrate si può ancora ammirare il paesaggio lombardo con “quel bel cielo così bello quando è bello”.

Si torna a questo punto all’ingresso nella Hall da cui la mostra prende avvio, e il visitatore può vedere e ascoltare Don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione dal 2005 al 2021, affermare tra l’altro: “Ciò che mi ha catturato di Don Giussani […] è stata l’offerta di una strada per raggiungere quello che mi aveva affascinato”.

Nella medesima Hall sono raccolti alcuni dei contributi inviati da opere sociali ma anche imprenditoriali generate dall’incontro con il carisma di don Giussani, “Anche il lavoro deve servire ed essere funzione della verità e della felicità cui l’uomo personalmente aspira” (Don Luigi Giussani).

“Perché l’aspettano?” chiede a Giussani un giornalista davanti a una folla in attesa del suo arrivo al Meeting di Rimini del 1983. “Perché credo in quello che dico” è la sua risposta ferma e decisa, seguita da un sorriso amichevole. Queste parole che accolgono il visitatore all’ingresso della mostra, suonano a fine percorso ancora più vere, nella loro disarmante semplicità.

La mostra è stata curata dalla Fraternità di Comunione e Liberazione con il coordinamento di Roberto Fontolan e Michele Borghi e disegnata dall’architetto e designer Dario Curatolo. Al termine del percorso è possibile lasciare un commento, consultare il sito scritti.luigigiussani.org e trovare altri approfondimenti.