Ue-Cina, ottobre decisivo per i negoziati sugli accordi commerciali – askanews.it

Ue-Cina, ottobre decisivo per i negoziati sugli accordi commerciali

L’8-9 ottobre Sefcovic a Pechino, incontrerà Wang Wentao
Ott 3, 2026

Roma, 3 ott. (askanews) – L’Unione europea si prepara a un ottobre decisivo nei rapporti commerciali con la Cina, con Bruxelles e Berlino sempre più orientate verso misure più dure contro le pratiche commerciali di Pechino. Il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic sarà nella capitale cinese l’8 e 9 ottobre per colloqui con il ministro del Commercio Wang Wentao, mentre la Commissione sta preparando nuovi strumenti di difesa commerciale che potrebbero essere presentati a dicembre. Secondo il South China Morning Post, Bruxelles vuole verificare quali progressi siano stati compiuti nel riequilibrio delle relazioni commerciali dopo il confronto dello scorso giugno.

Tra le richieste europee vi sarebbe quella di limiti volontari cinesi alle esportazioni di alcuni prodotti, comprese le auto ibride plug-in, le cui vendite nell’Ue sono aumentate rapidamente mentre l’industria automobilistica europea attraversa una fase di difficoltà.

L’obiettivo è frenare l’aumento delle importazioni dalla Cina, accompagnato dalla debolezza delle esportazioni europee verso il mercato cinese e da un crescente deficit commerciale. Fonti citate dal quotidiano riferiscono che i negoziati hanno registrato progressi superiori alle attese e che dai colloqui della prossima settimana potrebbero emergere alcuni risultati concreti, anche se Pechino ha pubblicamente respinto l’ipotesi di limitare le proprie esportazioni.

L’esito degli incontri confluirà nel dibattito del successivo Consiglio europeo a Bruxelles. La Commissione dovrebbe presentare ai leader dei Ventisette lo stato dei negoziati con Pechino e chiedere il via libera politico per elaborare nuovi strumenti entro l’inizio di dicembre.

Tra le misure allo studio figura un meccanismo di diversificazione che obbligherebbe le imprese dei settori critici ad avere nella propria catena del valore almeno tre fornitori distribuiti in diversi Paesi, riducendo così la dipendenza da un’unica fonte. Un secondo strumento sarebbe un fondo di solidarietà destinato a compensare le aziende europee colpite da eventuali ritorsioni commerciali della Cina o di altri partner.

Si discute inoltre della possibilità di attribuire alla Commissione più ampi poteri in materia di dazi, sul modello della Section 301 americana, per consentire restrizioni rapide alle importazioni nei casi in cui dipendenze o sovraccapacità produttive superino determinate soglie, senza attendere le tradizionali indagini prodotto per prodotto.

Francia e Germania starebbero preparando un documento comune da presentare alla Commissione prima del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Secondo quanto riferito, Parigi e Berlino starebbero valutando anche una revisione dello strumento europeo anti-coercizione per rendere più semplice e rapido il suo utilizzo.

La Cina ha reagito duramente. Il ministero del Commercio ha definito l’ipotesi di uno strumento europeo simile alla Section 301 americana “protezionista e unilateralista”, avvertendo che Pechino “risponderà con fermezza” a eventuali misure discriminatorie contro aziende o prodotti cinesi. “L’Ue è stata essa stessa vittima in passato di strumenti di questo tipo: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, ha affermato il Ministero.

Pechino ha criticato anche la tempistica dell’iniziativa, mentre Cina e Ue si preparano a un nuovo round di negoziati commerciali. “Se da una parte l’Ue conduce dialogo e consultazioni con la Cina e dall’altra intensifica una dimostrazione di forza contro la Cina, ciò danneggerà gravemente la fiducia reciproca, disturberà l’intero processo di consultazione e avrà conseguenze sul quadro complessivo della cooperazione economica e commerciale tra Cina e Ue”, ha avvertito il ministero cinese, invitando Bruxelles a mantenere la strada del dialogo, e precisando che Pechino seguirà con attenzione le prossime mosse europee. Se l’Ue introdurrà restrizioni “discriminatorie” contro imprese o prodotti cinesi, la Cina “risponderà con fermezza e difenderà i diritti e gli interessi legittimi dell’industria cinese”. La Camera di commercio cinese presso l’Ue ha a sua volta sostenuto che un nuovo strumento simile alla Section 301 americana rischierebbe di “trasformare la politica commerciale in un’arma” e ha invitato Bruxelles a non sostituire le regole multilaterali con misure unilaterali.

A rendere politicamente possibile una linea più dura è soprattutto il cambiamento di posizione della Germania. Berlino, tradizionalmente tra i principali sostenitori del coinvolgimento economico con la Cina, appare ora più vicina alle posizioni di Bruxelles e Parigi, in un contesto di crescente pressione sulla propria industria manifatturiera. Lunedì Wang Wentao ha avuto una videoconferenza con la ministra tedesca dell’Economia Katherina Reiche. Berlino ha riferito che i due ministri hanno fatto il punto sullo stato e sulle prospettive delle relazioni commerciali bilaterali, mentre Pechino ha parlato di uno “scambio di opinioni” sui rapporti economici e commerciali Cina-Ue e Cina-Germania. Anche la Federazione delle industrie tedesche, Bdi, ha recentemente sostenuto che i costi dell’inazione nei confronti delle sovraccapacità produttive cinesi potrebbero essere superiori a quelli di eventuali contromisure di Pechino. L’organizzazione ha indicato tra gli strumenti da valutare requisiti di contenuto locale nella produzione europea, contingenti tariffari e dazi settoriali o generali. L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica, finora fortemente contraria a misure commerciali difensive contro la Cina, avrebbe dal canto suo ammorbidito la propria posizione, riconoscendo la presenza di “squilibri” negli scambi e la possibile necessità di utilizzare strumenti di difesa commerciale in presenza di pratiche sleali accertate.

Di Antonio Moscatello