Roma, 3 ott. (askanews) – I casi più eclatanti e noti sono quelli dei giudici della Corte penale internazionale e della relatrice Onu sulla Palestina Francesca Albanese, ma sarebbero molte, in Europa, le realtà – Ong, associazioni di volontariato, soggetti del Terzo Settore, che si sono trovati i conti correnti bloccati a causa delle norme anti-terrorismo dell’amministrazione di Donald Trump.
Per questo quattordici organizzazioni della società civile italiana, insieme alla Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea), hanno scritto alla Commissione europea e al Governo italiano per chiedere risposte urgenti sulla necessità di proteggere persone, organizzazioni e banche europee da quello che denunciano come un “uso politico” degli strumenti pensati per contrastare il terrorismo e la criminalità internazionali.
Le richieste del network di organizzazioni italiane ed europee (Banca Etica, Acli, Altromercato, Aoi-Associazione delle ONG Italiane, Arci, CNCA, Consorzio CGM, Coopfond, Febea, Gruppo Abele, Legacoop, Libera, MAG 2 Finance, Mediterranea Saving Humans e Oxfam) sono analoghe a quelle avanzate da 30 associazioni olandesi, che si sono rivolte al Governo e al Parlamento dell’Aia per chiedere di mettere in campo subito misure di tutela per i soggetti incensurati ingiustamente colpiti dalle sanzioni USA e di avviare un’azione più ampia per ripristinare la sovranità europea nel settore dei servizi digitali e finanziari. Per Banca Etica si tratta di “decine di soggetti europei sanzionati per motivi politici”. Tra gli altri, è un esempio, c’è il collettivo Autistici/Inventati (A/I), che offre servizi digitali gratuiti a movimenti e attivisti di sinistra.
“Aver dovuto sospendere il conto dell’Associazione A/I, a seguito dell’inserimento della stessa nella lista delle organizzazioni terroristiche del governo statunitense, è stata una decisione sofferta. In assenza di strumenti europei di tutela per le banche, abbiamo dovuto agire per evitare il rischio di subire sanzioni secondarie che possono pregiudicare l’operatività di tutti i nostri clienti”, spiega Aldo Soldi, presidente di Banca Etica. “Stiamo continuando a cercare soluzioni per il caso specifico di A/I, con l’obiettivo di smobilizzare le risorse del conto corrente dell’associazione. Ma vogliamo anche rendere evidente il problema politico nel suo complesso: da soli non possiamo cambiare le cose, per questo stiamo cercando di costruire una rete ampia di organizzazioni per chiedere al Governo e all’Unione europea di compiere atti concreti a difesa della autonomia giuridica e finanziaria di chi vive e opera nella Ue”.
Cosa chiedono le associazioni a Bruxelles? In primo luogo un “punto di contatto” che offra assistenza legale e supporto pratico per chi ritiene di essere ingiustamente destinatario di sanzioni, e poi un’azione diplomatica nei confronti degli Usa. Ma anche interventi più radicali, come la verifica di un possibile utilizzo dello Strumento europeo Anti-Coercizione per respingere le pressioni sul settore internet e finanziario europeo. E poi la revisione del “regolamento di blocco” (Regolamento UE n. 2271/96), uno strumento legale dell’Unione europea nato per neutralizzare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni economiche di Paesi terzi su imprese e cittadini. Nato in occasione delle sanzioni Usa a Cuba, esso vieta agli operatori Ue di rispettare o applicare le sanzioni secondarie straniere, salvo autorizzazione specifica.
C’è, infine, una questione più generale che costituisce, da tempo, un problema. Ovvero il fatto che l’Europa praticamente non ha un’infrastruttura digitale e finanziaria propria indipendente. In sostanza gli Stati Uniti hanno il monopolio di tutte le transazioni finanziarie, carte di credito comprese. Una dipendenza strategica che può creare grossi problemi.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
Associazioni con conti bloccati da Usa, il problema della dipendenza nelle transazioni
Network del Terzo settore chiede l’intervento di Bruxelles







