Roma, 2 set. (askanews) – La questione palestinese resta “il cuore della questione mediorientale” e la stabilità della regione passa soprattutto dalla capacità dei suoi popoli di “decidere autonomamente del proprio futuro”, senza interferenze delle potenze esterne. E’ il messaggio lanciato dal presidente cinese Xi Jinping al Cairo, durante i colloqui con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, nei quali Pechino ha delineato una propria visione per una nuova architettura di sicurezza in Medio Oriente.
La proposta cinese parte da un principio politico preciso: il futuro della regione deve essere deciso anzitutto dai Paesi mediorientali. Xi ha invitato a “opporsi alle interferenze delle forze esterne”, sostenendo la necessità di rafforzare il dialogo regionale sulla pace e sulla sicurezza e di esplorare una riorganizzazione dell’architettura di sicurezza che consenta ai Paesi della regione di “mantenere nelle proprie mani il proprio futuro e il proprio destino”.
E’ una formulazione che inserisce la posizione cinese sulla crisi mediorientale in una visione più ampia dell’ordine internazionale, fondata sulla sovranità degli Stati, sulla limitazione dell’intervento delle potenze esterne e su un maggiore ruolo dei meccanismi multilaterali.
In questo quadro Xi ha ribadito che “la questione palestinese rimane il cuore della questione mediorientale” e che “non deve essere ignorata né marginalizzata in nessun momento”. Secondo il presidente cinese, i diversi focolai di crisi della regione sono strettamente connessi e richiedono quindi “soluzioni complessive”, piuttosto che una gestione separata delle singole emergenze.
Pechino lega inoltre direttamente sicurezza e sviluppo. “La stabilità duratura del Medio Oriente dipende, in ultima analisi, dallo sviluppo”, ha affermato Xi, proponendo una maggiore cooperazione economica e la tutela delle rotte marittime internazionali come strumenti per accrescere la fiducia reciproca e ridurre le condizioni che alimentano i conflitti.
Il quarto pilastro della proposta cinese riguarda il ruolo internazionale. Xi ha indicato nella Carta delle Nazioni unite e nel diritto internazionale “i principi fondamentali” per la gestione delle crisi regionali e ha chiesto alle grandi potenze esterne al Medio Oriente di “abbandonare i doppi standard”, rispettando la sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi della regione.
Il messaggio, pur senza indicare direttamente singoli Paesi, conferma il tentativo cinese di presentare Pechino come interlocutore alternativo agli Stati uniti nella gestione delle crisi mediorientali: meno intervento esterno, maggiore autonomia dei Paesi della regione e centralità delle Nazioni unite.
Al Sisi ha espresso apprezzamento per quella che ha definito la posizione “obiettiva e imparziale” della Cina sulle questioni mediorientali e ha manifestato la volontà di rafforzare il coordinamento con Pechino per favorire la de-escalation, mantenere la stabilità della regione ed esplorare una nuova architettura di sicurezza.
I colloqui si sono svolti nell’ambito della visita di Stato di Xi in Egitto, nel 70mo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Al termine dell’incontro sono stati firmati numerosi accordi di cooperazione, tra cui intese sull’Iniziativa Belt and Road, l’intelligenza artificiale, il commercio e le catene industriali e di approvvigionamento.







