Roma, 2 set. (askanews) – La Commissione Teologica Internazionale (CTI), organo del Vaticano presieduto dal prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede card. VÃctor Manuel Fernandez, che si occupa di vagliare le questioni dottrinali di maggiore importanza, ha pubblicato il Documento “Prendersi cura della nostra Casa comune: risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario” nel quale, come si precisa nella Prefazione, si intende “illustrare il fondamento teologico della cura della Casa comune al di là della situazione di estrema gravità in cui ci troviamo”, in ragione “del grave deterioramento dell’ambiente che per sé permette la vita degli esseri umani e di molte altre specie sul nostro pianeta e che ormai ci avvicina pericolosamente a un punto di rottura e di non ritorno”.
Per i teologi “oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra: nella voce degli oceani e dei fiumi che si ammalano, delle specie vegetali e animali che scompaiono o stanno per farlo, delle foreste che sono dissanguate, dei ghiacciai e dei ghiacci polari che si estinguono. Il grido della terra è tragicamente legato al grido dei poveri, che sono coloro che soffrono maggiormente le conseguenze del maltrattamento del pianeta, insieme ai tanti morti per gli effetti del peccato contro il creato”.
“Ogni azione sul creato – scrive la Commissione – riveste intrinsecamente, anche se molte volte non in modo esplicito, una dimensione religiosa. Non ci relazioniamo con il Dio uno e trino solo nella liturgia, nella preghiera o nel rapporto con il prossimo. Lo facciamo anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici. Per questo motivo, non è coerente con la logica della fede sminuire o escludere la questione ecologica, bollandola come qualcosa di estraneo alla stessa fede cristiana”.
“Al contrario: se il creato è opera di Dio e porta la sua impronta, trattando il creato in un modo o nell’altro, stiamo praticando una dimensione inerente alla fede. Scoprire l’impronta trinitaria e sacramentale in tutto il creato – ricordano i teologi – ci spinge a comprendere come il modo adeguato di vivere in questo mondo sia quello di percepire, custodire e promuovere l’interrelazione di tutto nella Casa comune, destinata alla gloria divina e alla pienezza di tutti e di tutte”.
“Oggi è chiaro – si legge ancora nel documento – che abbiamo urgente bisogno di una svolta ecologica che ci riposizioni, che ci aiuti a comprendere più profondamente il nostro inserimento e la nostra dipendenza dall’ambiente, perché ‘quando si tratta della vita umana, la natura e la cultura sono in intima connessione’. Per svolta ecologica intendiamo dunque l’acquisizione condivisa della consapevolezza che tutta la realtà è interconnessa, proviene da Dio come dono e fa trasparire la sua impronta trinitaria”.
“Questa consapevolezza implica il riconoscimento della sovranità divina, della bontà del creato e del posto singolare dell’essere umano nel cosmo come interlocutore e rappresentante di Dio stesso. Comporta anche il riconoscimento delle strutture del peccato contro il creato e il Creatore e l’esigenza di una conversione verso un’ecologia integrale. Un io egocentrico e solipsista si pone nei confronti dell’altro da sé o con l’impulso di possederlo (avidità ) o con quello di controllarlo come se fosse una minaccia (aggressività )”.
“Questi due atteggiamenti – l’avidità e la violenza – a ben vedere sono determinanti nel paradigma tecnocratico e dell’antropocentrismo predatorio, e sono sintomi di un’umanità decaduta che si chiude all’azione della grazia divina. Soccombendo ad essi si disconosce e distorce la verità della realtà così come proviene da Dio ed è destinata a Lui”, conclude la Commissione Teologica Internazionale.
Ambiente, il Vaticano: ascoltare il grido della terra, siamo vicino punto di non ritorno
Il documento della Commissione Teologica Internazionale: avidità e violenza, serve svolta ecologica







