Roma, 13 lug. (askanews) – La Cina non punta a costruire una sola SpaceX, ma a schierare un intero “branco di lupi” spaziali contro l’azienda di Elon Musk. Alla superiorità tecnologica e industriale del gigante statunitense, Pechino contrappone una strategia coordinata nella quale grandi gruppi di Stato, società commerciali, amministrazioni locali e mercati finanziari lavorano per accelerare lo sviluppo dei razzi riutilizzabili e delle costellazioni satellitari.
Il primo risultato visibile di questa offensiva è arrivato il 10 luglio nel Mar cinese meridionale. Circa sei minuti dopo il decollo dall’isola di Hainan e la messa in orbita dei satelliti trasportati, il primo stadio del nuovo razzo Lunga Marcia 10B è rientrato verso una piattaforma galleggiante, ha rallentato fino quasi a fermarsi ed è stato catturato da una struttura simile a una rete.
Per la Cina è stato il primo recupero controllato del primo stadio di un razzo orbitale e, secondo i suoi progettisti, il primo al mondo realizzato attraverso una rete. La soluzione permette di eliminare le gambe di atterraggio, riducendo il peso del vettore e aumentando potenzialmente il carico utile. Il gruppo statale China Aerospace Science and Technology Corporation, che ha sviluppato il razzo, punta ora a far volare nuovamente il primo stadio entro la fine dell’anno.
Il successo non colma il divario con SpaceX, ma mostra che la rincorsa cinese è entrata in una fase nuova. L’azienda di Musk recuperò per la prima volta un primo stadio del Falcon 9 nel dicembre 2015 e da allora ha completato più di 600 atterraggi. Nel solo 2025 ha effettuato 165 lanci con il Falcon 9, trasformando la riutilizzabilità da esperimento ingegneristico in un sistema industriale capace di abbattere i costi e ridurre i tempi tra una missione e l’altra.
“Stanno facendo progressi, ma questo non significa necessariamente che stiano raggiungendo le capacità attuali degli Stati Uniti”, ha osservato Todd Harrison, analista dell’American Enterprise Institute, al New York Times. Il nuovo vettore cinese è grosso modo paragonabile al Falcon 9, mentre Pechino non dovrebbe disporre prima di cinque-dieci anni di un sistema equivalente a Starship, il gigantesco razzo completamente riutilizzabile sul quale Musk ha scommesso per ridurre ancora il costo dell’accesso allo spazio.
La vera minaccia per SpaceX, tuttavia, non è rappresentata da un singolo razzo. La strategia del “branco di lupi” prevede che più aziende sviluppino in parallelo motori, vettori e sistemi di recupero, sostenute da fondi statali, investimenti delle province e accesso facilitato al mercato dei capitali. Pechino combina così l’innovazione delle società commerciali con la capacità cinese di produrre rapidamente su larga scala.
Almeno 15 aziende aerospaziali commerciali stanno preparando la quotazione nelle Borse di Shanghai e Hong Kong. CAS Space e Beijing Minospace Technology sono già passate alla fase delle richieste di chiarimento per l’ingresso nello Star Market di Shanghai, il listino dedicato alle imprese tecnologiche. LandSpace, considerata una delle più credibili sfidanti cinesi di SpaceX, vuole raccogliere 7,5 miliardi di yuan, circa 1,1 miliardi di dollari.
Alla fine di giugno LandSpace ha completato una prova di accensione statica del suo Zhuque-3 riutilizzabile, durante la quale i motori vengono spinti alla massima potenza senza effettuare il lancio. Sia LandSpace sia CAS Space intendono destinare una parte consistente dei proventi delle rispettive quotazioni ai razzi riutilizzabili. Il debutto record di SpaceX al Nasdaq, avvenuto a giugno, ha ulteriormente accelerato i programmi delle concorrenti cinesi.
Resta un divario economico considerevole. Secondo Bank of China International, produrre in Cina un satellite per telecomunicazioni in orbita bassa costa circa 20 milioni di yuan (circa 30 milioni di dollari), contro i 7 milioni degli Stati Uniti (circa un milione di dollari). Il costo di lancio cinese è di almeno 5.000 dollari per chilogrammo, mentre nel mercato americano può scendere fino a 1.500 dollari.
La riutilizzabilità potrebbe però rimuovere uno dei principali ostacoli alla crescita cinese: la scarsità di razzi disponibili. Recuperare e far volare più volte i primi stadi consentirebbe di aumentare rapidamente il numero dei lanci, abbassare i costi dell’intera filiera e accelerare la costruzione delle grandi costellazioni satellitari con cui Pechino vuole contrastare Starlink.
A gennaio gli Stati Uniti contavano 11.006 satelliti in orbita terrestre bassa, il 94 per cento dei quali messi in orbita da operatori privati, secondo il Center for Strategic and International Studies. La Cina ne aveva 1.168, più della metà destinati a funzioni pubbliche, comprese quelle militari e di intelligence. Per il centro studi americano, i vettori commerciali riutilizzabili hanno “ridefinito l’economia dell’accesso allo spazio” e consolidato il dominio statunitense, ma Washington rischia di perdere il proprio vantaggio senza investimenti costanti e riforme normative.
Il Partito comunista cinese ha inserito il superamento delle strozzature tecnologiche nel settore dei veicoli riutilizzabili tra le priorità del nuovo piano quinquennale. La struttura politica cinese permette inoltre di programmare investimenti e obiettivi su periodi molto lunghi, mentre negli Stati Uniti i cambi di amministrazione possono modificare le priorità della Nasa e rallentare i programmi.
La competizione riguarda ormai molto più del prestigio nazionale. Il controllo dell’orbita bassa significa comunicazioni, osservazione della Terra, intelligence e capacità militari, mentre la corsa alla Luna apre prospettive economiche legate allo sfruttamento delle risorse. Il recupero del Lunga Marcia 10B non serve direttamente alla missione con cui Pechino vuole portare astronauti cinesi sulla Luna entro il 2030, ma può fornire la capacità industriale necessaria per moltiplicare i lanci.
La Cina è ancora indietro rispetto a SpaceX, ma ha già dimostrato di saper trasformare programmi di lungo periodo in risultati concreti: dal primo “taikonauta” in orbita nel 2003 alla stazione spaziale permanente, fino agli allunaggi robotici e alla missione su Marte. Dopo la cattura del primo stadio nella rete in mare, l’ipotesi di una crescita esponenziale dei lanci cinesi non appare più soltanto teorica.
Spazio, Pechino schiera un “branco di lupi” a caccia di SpaceX di Musk
Razzi riutilizzabili e capitali per spezzare il dominio americano







