Questo miglioramento complessivo si traduce anche in un’ulteriore riduzione dei divari territoriali. Infatti, tra le città con un buon livello di maturità ci sono 11 piccole città (meno di 50mila abitanti), contro le 8 del 2025 e le 3 del 2024, nonché 24 realtà medio-piccole (tra 50mila e 100mila abitanti), contro le 14 del 2025 e le 9 del 2024. Inoltre, tra le 72 città nella fascia più alta ci sono ben 17 città del Mezzogiorno, rispetto alle 11 del 2025 e le 3 del 2024.
Al deciso livellamento verso l’alto della maturità digitale complessiva dei Comuni fa da contraltare un utilizzo ancora piuttosto eterogeneo della Piattaforma Nazionale Digitale Dati (PDND). L’approfondimento
“I risultati dell’Indice Ca.Re. 2026 certificano un traguardo storico: la digitalizzazione di base dei Comuni italiani è sostanzialmente compiuta. Un risultato che non era scontato e che testimonia come investimenti mirati e una visione strategica condivisa possano davvero trasformare il modo in cui le istituzioni servono i cittadini” sottolinea Fabio Meloni, CEO di Deda Next. “Ora si apre una stagione nuova, più complessa e più decisiva. La vera partita si gioca sull’interoperabilità. Non come adempimento tecnico, ma come cambio di paradigma nel modo di concepire il dato pubblico. Connettere in modo intelligente le informazioni che i Comuni producono e ricevono ogni giorno significa generare un impatto positivo sulla vita delle persone, significa costruire una PA capace di anticipare i bisogni dei cittadini, non solo di rispondervi. In ambito welfare, mobilità, educazione, l’enorme patrimonio di e-services oggi disponibile sulla PDND resta ancora largamente sottoutilizzato, non per mancanza di strumenti, ma per l’assenza di una piena cultura dell’ecosistema e della collaborazione tra enti, territori e piattaforme. È qui che si misura la maturità digitale reale di un ente. Non nella quantità di servizi pubblicati, ma nella capacità di adottare la tecnologia necessaria che risponde a bisogni concreti e genera valore pubblico duraturo. La sfida del post-PNRR sarà proprio questa: passare dalla logica del progetto alla logica dell’ecosistema, dalla digitalizzazione dei singoli servizi alla costruzione di relazioni intelligenti tra amministrazioni È questo il percorso in cui siamo impegnati ogni giorno, insieme agli enti per accompagnare una trasformazione strutturale che continui a generare valore anche oltre la stagione straordinaria del PNRR”. “I livelli di maturità digitale raggiunti dai capoluoghi di provincia, soprattutto in termini di offerta di servizi digitali, testimoniano l’efficacia del disegno complessivo sotteso alla strategia di digitalizzazione sostenuta dal PNRR, ma anche la capacità delle nostre realtà locali di cogliere le opportunità offerte da questa stagione di investimenti straordinari” evidenzia Gianni Dominici, Amministratore Delegato di FPA. “Grazie al PNRR il lungo percorso di digitalizzazione avviato circa 10 anni fa arriva a un completamento, almeno nelle sue componenti essenziali per il ripensamento in chiave digitale dell’interazione con il cittadino. Adesso occorre fare tesoro di questi risultati, rappresentati non solo dai livelli di digitalizzazione raggiunti, ma anche dall’acquisizione da parte degli enti di un nuovo metodo di lavoro, basato su obiettivi chiari, roadmap definite e cultura della performance. La nuova stagione delle politiche di innovazione porterà un deciso innalzamento dell’asticella, anche a livello locale: il passaggio dalla “città digitale” alla “città cognitiva” che abbiamo più volte richiamato passa anche dall’utilizzo più consapevole degli strumenti di interoperabilità (come la PDND) e dall’adozione dell’intelligenza artificiale nei contesti urbani. Non si tratta di una sfida prettamente tecnologica, ma di una trasformazione profonda che ci obbliga a ripensare il concetto stesso di governance e di sistema locale dell’innovazione. Fornire alle città gli strumenti per apprendere, interpretare e prendere decisioni consapevoli significa accompagnare l’evoluzione tecnologica con un cambiamento culturale e un approccio all’innovazione in grado di anticipare il futuro. Non si tratta di creare città automatizzate, ma comunità in grado di usare la tecnologia per metterla al servizio della saggezza collettiva”.
Piattaforme nazionali. Anche il livello di adozione delle piattaforme nazionali da parte dei Comuni registra miglioramenti. Il punteggio medio dell’indice Digital PA sale a 69,2, rispetto al 64,2 del 2024 e al 67,8 del 2025. Per effetto di tali risultati, la quasi totalità delle città capoluogo si colloca nelle due fasce di maturità più elevate: 37 a livello “buono” (al pari dello scorso anno) e 66 a livello “medio-alto” (+6 rispetto al 2025). I restanti 7 Comuni si attestano in fascia “medio-bassa” (contro le 13 della passata edizione), mentre anche in questo indice non si registrano amministrazioni nella fascia di maturità più bassa (come lo scorso anno). Dati e interoperabilità. La progressiva adozione della PDND da parte dei Comuni è alla base del deciso miglioramento nella dimensione della data governance, ambito tradizionalmente gravato dai maggiori ritardi in termini di maturità. Infatti, il punteggio medio dell’indice Digital Data Gov sale a 54,7, contro il 33,6 del 2024 e il 42,3 del 2025. L’effetto di tale crescita si riverbera anche sulla maturità complessiva: le città collocate ad un “buon” livello di maturità sono 15 contro le 11 del 2025 (+4), ma cresce soprattutto il numero di quelle in fascia “medio-alta”, che salgono da 30 a 61 (+31). Di contro, diminuiscono le realtà che registrano livelli di maturità “medio-bassi” (da 33 a 23, -11) e si riducono drasticamente quelle ad un livello “basso” (da 35 a 11, -24).
Il focus sulla PDND. A fine aprile 2026 erano oltre 11.400 gli e-service erogati dai Comuni sulla PDND, con una netta prevalenza dei servizi relativi ad “Albo pretorio” (1.604 servizi) e “Protocollo” (1.479), a cui si aggiungono i servizi inerenti all’ambito “Demografici, anagrafici, stato civile” (1.571) e “Attività produttive e commercio” (1.389). Di contro, si registra un numero ancora relativamente basso di e-service relativi ad ambiti chiave quali “Welfare e servizi sociali” (310), “Mobilità, viabilità e trasporti” (335) ed “Edilizia, catasto, urbanistica” (218).
Sul fronte della fruizione, a fine aprile 2026 i servizi con il maggior numero di Comuni abilitati erano il Servizio notifiche digitali di SEND (oltre 6.800), i servizi relativi all’Archivio Nazionale dei Numeri Civici delle Strade Urbane – ANNCSU (tra i 2.500 e i 5.000 Comuni) ed alcuni servizi erogati dal Ministero dell’Interno in ambito anagrafico (accertamento residenza, stato di famiglia e ID unico nazionale; più di 1.000 Comuni fruitori). Ancora piuttosto basso il numero di enti abilitati ai servizi relativi al Contrassegno unificato disabili europeo (Cude), alla consultazione di indicatore e attestazione ISEE e alle basi dati ANIS e ANIST, tutti servizi identificati come prioritari per l’abilitazione di servizi interoperabili in ambito mobilità, welfare ed educazione.







