La 53enne, madre di 4 figli, parlando nella sua casa di Anversa, ha raccontato di essere arrivata al limite, e ne “Il peso del silenzio”, questo il titolo del suo libro, si concentra principalmente sui mesi trascorsi in ospedale per rimettersi in piedi.
“Se hai davvero bisogno di un monitoraggio 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e devi fare un ECG, e poi ti viene detto: i tuoi parametri sono tali che il tuo cuore potrebbe fermarsi da un momento all’altro, a quel punto hai due opzioni. Forse alcune persone si arrendono e dicono: Beh, questo è tutto, è finita”; oppure, nel mio caso, non ho mai avuto l’intenzione o la volontà di morire. Davvero non ho mai voluto morire. Quindi ho pensato: uffa, questo non va bene. E ho visto anche la disperazione di Bart e la tristezza dei bambini” ha detto.
Nel libro c’è la sua infanzia difficile con una madre depressa, e ci sono gli abusi subìti da piccola da parte di un ragazzo più grande per diversi anni. Un “trauma”, ha affermato, represso per anni. E sulla decisione di scrivere, ha spiegato: “La malattia mentale, quindi anche i disturbi alimentari, è ancora circondata da tabù. Le persone trovano difficile parlarne. È qualcosa che mette le persone a disagio, molto a disagio, anche solo a parlarne. Al contrario, una malattia somatica è molto più accessibile. Ed è per questo che è davvero necessario che ci siano persone che cerchino di superare tutto questo. Proprio come accadde con malattie come l’Aids e il cancro decenni fa”.