Roma, 12 feb. (askanews) – I linfomi non Hodgkin comprendono oltre 50 forme diverse. Combatterle significa affrontare una partita fatta di attese, battute d’arresto e ripartenze, in cui ogni scelta conta.
Questo è il cuore della campagna di informazione ‘Scacco al linfoma’ promossa da AbbVie. E’ la ricerca scientifica che apre la strada a nuove opzioni terapeutiche, come gli anticorpi bispecifici, ed è in grado di migliorare la cura e la qualità di vita dei pazienti.
Enrico Derenzini, professore associato di ematologia dell’Università di Milano, spiega: “Con l’introduzione di nuove forme di immunoterapia finalmente siamo in grado di curare dei linfomi in fase di recidiva che fino a pochi anni fa non sarebbero state curabili. Questo principalmente grazie all’avvento di nuove forme di immunoterapia, come le terapie cellulari e soprattutto gli anticorpi B-specifici. Questi creano un ponte tra le cellule del nostro sistema immunitario e le cellule tumorali del linfoma. Di fatto attivano e dirigono i nostri linfociti e li portano ad eliminare le cellule neoplastiche del linfoma”.
I linfomi rappresentano circa il 50 per cento dei tumori ematologici e non si manifestano tutti allo stesso modo: si differenziano per aggressività , velocità di crescita e risposta alle terapie.
Marco Ladetto, professore ordinario di ematologia Università Piemonte Orientale, aggiunge: “Abbiamo cellule cattive che sono le cellule del linfoma, che proliferano e creano danni all’organismo. Ma abbiamo dei potenti alleati, che sono i linfociti T, in particolare, che sono delle cellule che possono essere diciamo così attivate per andare a colpire le cellule tumorali. Con questi nuovi anticorpi più specifici noi siamo in grado di portare il linfocita contro la cellula tumorale e quindi attivare la risposta immune ed eliminare le cellulale linfomatose. Non con i meccanismi vecchio stile, tipo la chemioterapia, ma andando ad utilizzare il nostro sistema immunitario contro il tumore”.
Tra i linfomi aggressivi, il linfoma diffuso a grandi cellule B è il sottotipo più frequente, si presenta con linfonodi ingrossati e a rapida crescita in varie sedi; si stimano circa 150mila nuovi casi l’anno nel mondo e 4.400 in Italia.
Ladetto sottolinea come la nuova prospettiva di cure “è nata dalla conoscenza profonda che abbiamo dell’immunità , che una volta non avevamo e che ci ha consentito di sviluppare questo tipo di metodologie che sono profondamente biologiche”.