Milano, 12 feb. (askanews) – La mostra Il senso della neve, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, è aperta al pubblico con ingresso libero al MUDEC dal 12 febbraio fino al 28 giugno 202. È accompagnata da un programma di iniziative dentro e fuori il museo e fa parte delle Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026.
L’allestimento, a cura di Studio GRACE e con progetto grafico di studio FM, si articola in tre grandi aree tematiche, dove manufatti etnografici, pittura antica e opere d’arte contemporanea dialogano in accostamenti inediti. La sezione etnografica della mostra propone approfondimenti su popolazioni artiche – Inuit, Sami e Ciukci – e della Terra del Fuoco – Selk’nam e Yaghan – attraverso l’esposizione di manufatti che spaziano da oggetti d’uso ad altri con funzione cultuale, in gran parte prestiti provenienti da musei membri della rete MIPAM. Fra gli oggetti presenti in mostra, spiccano per rarità un tamburo sciamanico Sami e la prima ricostruzione completa di un corredo da cacciatore Selk’nam. In entrambi i casi il MUDEC ha ricevuto l’approvazione da parte dei rappresentanti delle comunità coinvolte, grazie al prezioso tramite di Pierpaolo Caputo, che ha contribuito a
selezionare gli oggetti di questi ambiti culturali. Nel corso del Novecento e nell’arte contemporanea, il tema della neve e del ghiaccio viene esplorato con prospettive inedite attraverso l’uso di nuovi media e tecniche, fra cui la fotografia, il video e l’installazione – come in “Dry Ice Environment”, storica performance di Judy Chicago (n. 1939).
Il curatore Alessandro Oldani ha presentato altre opere esposte. “La mostra intende essere un viaggio multidisciplinare attraverso diverse culture sul tema della neve per riflettere su come vivere in ambienti innevati abbia avuto una grande importanza per diverse culture, fino ad arrivare a cosa significa oggi vivere nella neve, al fatto che la neve spesso sta sparendo da molte delle nostre città , da molti degli ambienti in cui viviamo. Vedete alle mie spalle un’opera di un artista importante, Walter Niedermayr, che ha documentato proprio l’impatto dei cambiamenti climatici sulla neve, sui ghiacciai e sull’ambiente in generale che ci circonda. Il primo studioso che ha capito che i fiocchi di neve sono tutti uno diverso dall’altro si chiama Wilson Bentley, è stato anzi soprannominato Wilson Snowflakes, quindi Fiocco di neve Bentley, che a fine Ottocento ha realizzato delle fotomicrografie dei fiocchi di neve, ne abbiamo esposte alcune. Poi c’è stato uno studioso, uno scienziato giapponese, che si chiama Ukichiro Nakaya , che ha realizzato negli anni Cinquanta il famoso diagramma di Nakaya in cui ha proprio classificato tipologicamente tutte le varie forme che possono prendere i fiocchi di neve osservati chiaramente al microscopio. Barbara T. Smith, un artista statunitense ,nel 1975 ha messo assieme arte e scienza, ha collaborato con un informatico suo amico, per realizzare 3.000 fogli di carta perforata da stampante dell’epoca con queste diverse forme di fiocchi di neve e poi è salita sulla sommità di un albergo a Dallas, quindi una città desertica che la neve non la vede, e li ha buttati a terra facendo una sorta di nevicata artificiale”.