Una decisione sofferta, ha detto anche la presidente del comitato olimpico Kirsty Coventry: l’atleta, portabandiera della delegazione ucraina a Milano Cortina, non ha voluto optare per una soluzione diversa come una fascia nera al braccio, affermando di essere in regola con la norma che impedisce durante le Olimpiadi di fare, si legge, propaganda “politica, religiosa o razziale”.
In un video sui social, Heraskevych ha detto: “Non ho mai voluto uno scandalo con il Cio e non l’ho creato io. Il Cio lo ha creato con la sua interpretazione delle regole, che molti considerano discriminatorie. Sebbene questo scandalo abbia permesso di parlare ad alta voce degli atleti ucraini uccisi, allo stesso tempo distoglie l’attenzione dalle competizioni stesse e dagli atleti che vi partecipano”, chiedendo tra le altre cose, in segno di solidarietà con lo sport ucraino, di fornire generatori elettrici agli impianti sportivi che soffrono sotto bombardamenti quotidiani.
Il casco lo ha indossato durante le sessioni d’allenamento. L’atleta ha annunciato il ricorso al Tas, il tribunale arbitrale dello sport.