M.O., p. Tareq (Giordania): da noi 4 Papi, auspichiamo presto anche Leone – askanews.it

M.O., p. Tareq (Giordania): da noi 4 Papi, auspichiamo presto anche Leone

Il parroco della più antica città cristiana: “Lo aspettiamo”
Feb 6, 2026

Madaba (Giordania), 6 feb. (askanews) – “Abbiamo avuto la visita in Giordania e qui a Madaba di quattro Papi: Paolo VI nel 1964, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Auspichiamo che anche Leone venga qui. Conosce la nostra realtà tramite il Patriarca Pizzaballa e sa che lo aspettiamo”: il desiderio di accogliere Papa Prevost è forte per padre Tareq Abu Hanna, parroco della Chiesa Latina della Decapitazione di San Giovanni Battista di Madaba, in Giordania, chiamata anche “Città dei mosaici”, poco distante dal Monte Nebo.

Madaba, citata nella Bibbia come uno degli insediamenti spartiti dalle dodici tribù di Israele al tempo dell’Esodo, è sede di una delle comunità cristiane più antiche e significative del Medio Oriente, con circa 20.000 fedeli cristiani (su 120mila abitanti). Una presenza significativa in un Paese, la Giordania, che conta il 98% di musulmani sunnita.

“La nostra chiesa che ricorda la decapitazione di San Giovanni Battista – racconta a un gruppo di giornalisti in visita in Giordania grazie a un pellegrinaggio organizzato da Opera Romana Pellegrinaggi (in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism) – dipende dal Patriarcato Latino di Gerusalemme. Per questo, nei suoi incontri con il Pontefice, il Patriarca Pierbattista Pizzaballa ha illustrato al Papa anche la nostra realtà”.

Anche se il Papa non è stato ufficialmente invitato, il Re Abdullah II e la Regina Rania di Giordania hanno incontrato Leone XIV in Vaticano il 14 ottobre 2025.

L’invito di padre Tareq è a visitare la città di Madaba: “E’ importante inserirla nel programma di un pellegrinaggio cristiano perché Madaba rappresenta un mosaico di tanti colori. Questi sono luoghi legati a Mosè, a Giovanni il Battista e la nostra chiesa è una ‘Pietra Vivente’. La nostra chiesa – racconta il parroco – rappresenta la vita comune tra tutti i cristiani ma anche con i musulmani e le chiese ortodosse.

“C’è una cultura di convivenza con l’Islam – ribadisce il sacerdote – un dialogo che si conferma nel tempo e che in Giordania, a differenza di altri Paese limitrofi, è possibile grazie al fatto che cristiani e musulmani sono cresciuti insieme, oltre al contributo del Re. I sovrani, infatti, fin dall’inizio hanno sostenuto questa convivenza”.