Roma, 4 feb. (askanews) – “In questi giorni non sono mancati gli sciacalli. Anche in giacca e cravatta”. Lo ha detto il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci in un’informativa al Senato sui danni dovuti al maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria a proposito delle polemiche sulle responsabilità politiche e sulla prevenzione in relazione alla frana di Niscemi.
“Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale ma strutturale. Secondo i dati Ispra 9 comuni su 10 presentano zone ad alto rischio frane. Oltre il 94% dei comuni italiani si trova in territori esposti a rischio idrogeologico”, ha sottolineato il ministro durante l’informativa. L’evento franoso a Niscemi è suscettibile di ulteriori movimenti: “I rilievi sono effettuati in loco dal centro della Protezione civile dell’Università di Firenze per la definizione del meccanismo cinematico e per una più approfondita analisi del rischio residuo oltre che per la definizione dei limiti dell’area prossima alla frana. Il dipartimento – ha spiegato il ministro sta esercitando una funzione di raccordo tra l’amministrazione regionale, quella comunale e la prefettura di Caltanissetta, e
sta supportando gli enti territoriali per l’assistenza alla popolazione, la viabilità, la continuità didattica. Secondo gli esperti, frane di questa tipologia hanno la tendenza alla
retrogressione. L’arretramento del ciglio di scarpata, tende infatti a propagarsi progressivamente verso monte, verso il centro storico in direzione del centro abitato secondo un meccanismo già documentato dagli eventi storici. Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva purtroppo”. Sulla base dei confronti con la frana del 1997 e dell’evento storico del 1790, ha aggiunto Musumeci, “è possibile ipotizzare,
dicono gli scienziati, un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata di alcune decine di metri soprattutto in caso di nuove piogge abbondanti. Tale evoluzione potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere
in modo permanente tratti di viabilità stradale”. La vicenda Niscemi non è una questione di risorse finanziarie. Lo ha detto il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci in un’informativa al Senato sui danni dovuti al maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria. “Per il Governo Meloni – ha sottolineato il ministro – anche quella di Niscemi non è una questione legata a risorse finanziarie. Ci sono e sono disponibili per dare corpo ad un progetto condiviso con le con le amministrazione locali e che credo veda su questa posizione anche il governo della regione siciliana, che ha già offerto in tal senso ampie disponibilità”. Per quanto riguarda “le misure da adottare a sostegno delle popolazioni colpite dal ciclone e dalla frana – ha aggiunto – il governo sta elaborando una serie di iniziative, che possono così essere sintetizzate: sospensione dei termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi, di termini processuali e amministrativi, misure in materia di ammortizzatori sociali per i lavori del settore privato e misure di sostegno al reddito dei lavoratori autonomi, misure di sostegno per recupero della capacità produttiva, misure di sostegno alle imprese esportatrici danneggiate, semplificazioni procedurali, misure di sostegno al comparto turistico, stanziamenti straordinari per le attività di protezione civile, funzionali anche al ripristino l’assistenza alla popolazione, alla prevenzione e alla riduzione del rischio residuo, misure per la delocalizzazione, dove questa dovesse essere una soluzione voluta dalle autorità locali, misure di potenziamento della risposta operativa di protezione civile”.
Per il ministro, “anche per la quantificazione delle risorse necessarie al ripristino delle infrastrutture pubbliche e private compromesse, si sta procedendo in questi giorni ad una stima, la più attendibile e dettagliata possibile”, e “di certo il governo Meloni nei prossimi giorni provvederà a integrare alle tre regioni interessate le risorse che dovranno consentire gli interventi nel più breve tempo possibile e con la migliore qualità possibile”. “Allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case” ha detto Musumeci, aggiungendo: ” “Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva; lo ricordo, i sindaci sono la prima autorità di Protezione Civile e sono i responsabili della pianificazione urbanistica e della vigilanza urbanistica del loro territorio. In tal senso comunico di aver istituito presso il dipartimento Casa Italia, che si occupa di ricostruzione e di prevenzione strutturale, una commissione di studio per indagare sulle possibili evoluzioni del fenomeno e perché in questi anni il fenomeno si è sviluppato così
rapidamente. Entro poche settimane avremo il parere tecnico sugli interventi da effettuare naturalmente nel post-emergenza”. “La frana di Niscemi ha interessato un’area di circa 4 km quadrati, gigantesca, che ha una linea di coronamento di circa 1,7 km e una profondità nel corpo di frana di circa 4 km, che si sta ancora muovendo ma con velocità ridotta” ha successivamente spiegato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione civile, durante l’indagine conoscitiva sull’individuazione degli svantaggi derivanti dalla condizione d’insularità, che si è svolta oggi alla Camera. “Sono state messe in campo attività di monitoraggio per la frana – prosegue Ciciliano – anche le prime attività di supporto e assistenza, ed è stata individuata in via assolutamente preliminare e precauzionale questa fascia di rispetto che dal margine del precipizio entra nella città per circa 150 metri. Con i centri di competenza del Dipartimento della Protezione civile si sta facendo una valutazione di carattere puntuale per analizzare questa fascia di 150 metri, perché una quota parte
sarà sicuramente impossibile da ripopolare e poi c’è la parte restante che entra nel comune di Niscemi che ovviamente va analizzata per consentire il ritorno alla possibilità di fruizione di queste case”. “Il limite non è ancora preciso, perché stiamo facendo
valutazioni di carattere tecnico, con l’ausilio di rilievi satellitari con l’Agenzia spaziale italiana e quella argentina che ha una costellazione di satelliti molto buoni per l’analisi
di questo tipo di fenomeni. All’esito di queste valutazioni ci sarà la possibilità reale di restituire quota parte di quella fascia ai cittadini Niscemi, per poter consentire loro di
ritornare nelle proprie abitazioni”, ha concluso Ciciliano.
sta supportando gli enti territoriali per l’assistenza alla popolazione, la viabilità, la continuità didattica. Secondo gli esperti, frane di questa tipologia hanno la tendenza alla
retrogressione. L’arretramento del ciglio di scarpata, tende infatti a propagarsi progressivamente verso monte, verso il centro storico in direzione del centro abitato secondo un meccanismo già documentato dagli eventi storici. Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva purtroppo”. Sulla base dei confronti con la frana del 1997 e dell’evento storico del 1790, ha aggiunto Musumeci, “è possibile ipotizzare,
dicono gli scienziati, un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata di alcune decine di metri soprattutto in caso di nuove piogge abbondanti. Tale evoluzione potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere
in modo permanente tratti di viabilità stradale”. La vicenda Niscemi non è una questione di risorse finanziarie. Lo ha detto il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci in un’informativa al Senato sui danni dovuti al maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria. “Per il Governo Meloni – ha sottolineato il ministro – anche quella di Niscemi non è una questione legata a risorse finanziarie. Ci sono e sono disponibili per dare corpo ad un progetto condiviso con le con le amministrazione locali e che credo veda su questa posizione anche il governo della regione siciliana, che ha già offerto in tal senso ampie disponibilità”.
rapidamente. Entro poche settimane avremo il parere tecnico sugli interventi da effettuare naturalmente nel post-emergenza”.
sarà sicuramente impossibile da ripopolare e poi c’è la parte restante che entra nel comune di Niscemi che ovviamente va analizzata per consentire il ritorno alla possibilità di fruizione di queste case”. “Il limite non è ancora preciso, perché stiamo facendo
valutazioni di carattere tecnico, con l’ausilio di rilievi satellitari con l’Agenzia spaziale italiana e quella argentina che ha una costellazione di satelliti molto buoni per l’analisi
di questo tipo di fenomeni. All’esito di queste valutazioni ci sarà la possibilità reale di restituire quota parte di quella fascia ai cittadini Niscemi, per poter consentire loro di
ritornare nelle proprie abitazioni”, ha concluso Ciciliano.







