Roma, 3 feb. (askanews) – ‘Nei due esempi analizzati – commenta Cartabellotta – metà dei pazienti generalmente ottiene la prestazione entro i tempi previsti, ma una quota di pazienti deve attendere ben oltre i limiti massimi garantiti. Inoltre, come per tutte le altre prestazioni, esiste una ‘coda invisibile’ dove resta intrappolata una persona su quattro, costretta ad attendere, a pagare di tasca propria o a rinunciare del tutto alla prestazione’.
Fenomeni che trovano riscontro nei dati istat: la spesa out-of-pocket per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche si è impennata negli ultimi anni e nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. prestazioni in intramoenia. Nella sezione relativa ai volumi delle prestazioni, la pnla specifica che solo il numero totale di prenotazioni (e quelle erogate sabato e domenica) include anche le prestazioni ‘erogate in regime ssn/ssr in strutture pubbliche e private e in intramoenia’, mentre tutti gli altri indicatori ‘escludono le prestazioni in intramoenia’.
Di conseguenza, la differenza tra il totale delle prenotazioni e quelle con cui viene calcolato il rispetto dei tempi di attesa consente di stimare l’entità delle prestazioni erogate in intramoenia. Da una verifica a campione sui 3 esami diagnostici e sulle 3 visite specialistiche con i volumi più elevati emerge che, in media, il 30% delle prestazioni viene erogato in intramoenia.
Al momento la pnla non fornisce alcuna guida informativa su cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati. ‘La piattaforma – rileva il presidente – non indica le modalità per presentare segnalazioni o richieste di tutela, privando il cittadino di informazioni indispensabili per esercitare i propri diritti’.
‘In questo scenario – commenta Cartabellotta – non mancano ovviamente le responsabilità delle regioni, ma non al punto da attribuire loro la responsabilità del disallineamento tra obiettivi dichiarati (riduzione rapida delle liste) e l’assenza di risultati’. Sicuramente, in diverse realtà persistono pratiche illegittime già rilevate dai nas (agende chiuse, liste di ‘galleggiamento’, etc.), cui si aggiungono i ritardi nella realizzazione di un cup unico che includa anche le prestazioni del privato accreditato.
‘A 18 mesi dalla conversione in legge – continua Cartabellotta – il dl liste di attesa non è ancora stato in grado di dare risposte concrete ai cittadini, confermando che il carattere di urgenza era incompatibile con un fenomeno molto complesso. Mancano due decreti attuativi e la piattaforma oggi disponibile, oltre a non rendere pubblici i dati necessari a documentare le criticità regionali e aziendali, riporta i tempi di attesa nazionali con indicatori incomprensibili ai cittadini. Il duplice ritardo, normativo e tecnologico, conferma che le liste d’attesa sono un sintomo del grave e progressivo indebolimento del ssn, che richiede investimenti strutturali sul personale, coraggiose riforme organizzative, una completa trasformazione digitale e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata di prestazioni. In assenza di questi interventi e persistendo la divergenza tra la situazione auspicata e la realtà dei fatti, il dl liste d’attesa rischia di restare una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni. Con una silenziosa esclusione dal diritto alla tutela della salute, in violazione dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del ssn e con gravi conseguenze sulla salute delle persone, sulla tenuta del servizio sanitario nazionale e sull’economia delle famiglie’.






