Roma, 15 gen. (askanews) – “Il rapporto tra fisco e professione è un punto nevralgico del nostro sistema economico. Le norme fiscali non vivono nei testi di legge, ma nel lavoro quotidiano dei professionisti che le interpretano, le applicano e le rendono sostenibili per cittadini e imprese. Per questo i commercialisti rappresentano una vera infrastruttura immateriale dello Stato: senza il loro contributo, le riforme resterebbero sulla carta. La Legge di Bilancio 2026 si muove in questa direzione, coniugando rigore nei conti e attenzione concreta all’economia reale, puntando su semplificazione, sostegno al lavoro e stabilità . Il confronto con le professioni è e resterà un punto fermo dell’azione del Governo”. Lo ha dichiarato Sandra Savino, sottosegretario all’Economia e alle Finanze nel corso del convegno nazionale “Fisco e professione: le aspettative per l’anno appena iniziato”, promosso dall’Associazione nazionale commercialisti, presieduta da Marco Cuchel.
Sulla mancanza di una crescita economica reale dell’Italia si è soffermato Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama: “Ci aspettiamo scenari complessi. Abbiamo chiuso il 2025 con una crescita molto modesta, pari allo 0,5%, e le prospettive per l’immediato futuro non appaiono migliori. Anzi, l’instabilità internazionale che ha caratterizzato questi primi giorni del nuovo anno rischia di provocare un ulteriore rallentamento della congiuntura a livello globale, con effetti negativi anche sull’economia italiana. Ciò che colpisce è che la crescita resti così debole nonostante il PNRR: siamo nella fase finale del Piano e stiamo investendo decine di miliardi di euro di risorse europee, conquistate grazie all’impegno dei precedenti governi. Senza quel piano saremmo probabilmente già in recessione. Quello che emerge, però, è l’assenza di una vera strategia per rilanciare la crescita. Questo rappresenta il principale punto debole della politica economica e un nodo che resta ancora irrisolto”.
Critiche confermate anche dal senatore Mario Turco, vicepresidente nazionale del M5s: “Questa Legge di Bilancio appare priva di soluzioni concrete e di misure efficaci a sostegno della crescita economica, dei cittadini e delle imprese. Da un lato si aumentano le tasse e si riduce la spesa pubblica, dall’altro si chiedono ulteriori sacrifici per finanziare le spese militari: oltre 23 miliardi di euro rappresentano, di fatto, la vera misura contenuta nella manovra. Si rischia così di trasformare un’economia orientata al sociale in un’economia di guerra”.