Roma, 13 dic. (askanews) – La settimana che inizia lunedì 15 dicembre sarà assolutamente cruciale per l’Ue in molti campi, con almeno due proposte molto attese dalla Commissione europea (martedì a Strasburgo) una serie di voti della plenaria del Parlamento europeo (sempre a Strasburgo) su importanti accordi co-legislativi raggiunti recentemente con il Consiglio Ue, il tradizionale vertice dei capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di fine anno il 18 dicembre (e probabilmente anche il 19).
C’è poi un ancora incerto appuntamento di Ursula von der Leyen, sabato 20 in Brasile, per la firma prevista, ma tutt’altro che scontata, dell’Accordo commerciale tra l’Unione europea e il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Su questo punto, si cercherà di avere il consenso necessario della maggioranza qualificata degli Stati membri entro la fine della settimana, ma non sarà facile.
A tutto questo va aggiunta la nuova, grande manifestazione dei trattori a Bruxelles il 18 dicembre, che mira a mettere sotto pressione l’Ue perché ascolti le rivendicazioni degli agricoltori. Una delle quali riguarda proprio l’Accordo Mercosur, a cui una parte del mondo agricolo è contraria perché teme la concorrenza da parte dei prodotti sudamericani, una volta ridotti o azzerati i dazi all’importazione nell’Ue, e perché non accetta che quei prodotti possano essere immessi sul mercato europeo dopo aver subito trattamenti con sostanze chimiche che sarebbero proibite nell’Ue.
La questione Mercosur sarà al centro anche di un dibattito della plenaria del Parlamento europeo, con voto finale il 16 dicembre su un punto specifico: quello delle salvaguardie previste per gli agricoltori europei, e in particolare la sospensione delle preferenze tariffarie per i ‘prodotti sensibili’ sudamericani importati (carne di manzo e di pollo, prodotti lattiero-caseari, zucchero, etanolo), quando vi sia un improvviso aumento di almeno il 10% delle importazioni. Gli emendamenti dell’Europarlamento riprendono le rivendicazioni degli agricoltori e mirano a ridurre questa percentuale al 5%, e chiedono anche un obbligo di ‘reciprocità’ negli standard di produzione (ovvero proibire direttamente all’origine, nelle coltivazioni o negli allevamenti sudamericani, i fitofarmaci, pesticidi o additivi che sono proibiti nell’Ue, invece di applicare le ‘soglie di tolleranza’ ai prodotti importati, che possono contenere quindi una parte minima di quelle sostanze).
Dalla riunione settimanale della Commissione europea (il ‘Collegio dei commissari’), che si svolgerà a Strasburgo martedì 16 dicembre, sono attese due proposte molto rilevanti, nel quadro dell’ormai sistematica e sempre più accelerata retromarcia del Green Deal: innanzitutto, la proposta di revisione del regolamento sulle emissioni degli autoveicoli, e in particolare dell’obiettivo ‘zero emissioni nette’ oggi previsto per l’immissione sul mercato delle auto nuove nel 2035 (che equivarrebbe a una messa al bando dei motori a combustione).
L’aspettativa è che la Commissione apra alla possibilità di continuare a produrre anche dopo il 2035 anche le auto ibride (‘plug-in’ o con ‘range extender’) a condizione che usino carburanti elettronici o biocarburanti a zero emissioni nette, o comunque a ‘basse emissioni’ (una definizione che andrebbe chiarita con precisione). Quello che non è chiaro è se verrà anche ritoccato l’obiettivo quantitativo per il 2035, passando dal 100% al 90% della riduzione delle emissioni nette rispetto al 1990, come ha annunciato il presidente del Ppe, Manfred Weber, in una intervista alla stampa tedesca (Bild), riferendo una ‘promessa’ che avrebbe fatto in questo senso von der Leyen. Sulla proposta della Commissione si avrà anche un dibattito nella plenaria dell’Europarlamento, martedì 16 nel pomeriggio, subito dopo la presentazione.
In secondo luogo, la Commissione dovrebbe presentare (ma potrebbe esserci un rinvio) la proposta di un nuovo ‘Omnibus’, ovvero un pacchetto di deregolamentazione (chiamata eufemisticamente ‘semplificazione’) di diverse normative comunitarie in vigore, in questo caso riguardo ai fitofarmaci e ai requisiti di protezione della salute umana e degli animali (‘Food and feed safety requirements’).
Qui le modifiche riguarderebbero in particolare un’accelerazione e snellimento (con meno requisiti) dei processi di autorizzazione per le sostanze attive di pesticidi e fitofarmaci, un’estensione indefinita della durata delle autorizzazioni (oggi in genere limitata a 10-15 anni), la rimozione dell’obbligo di considerare le più recenti ricerche scientifiche indipendenti nelle valutazioni alla base delle autorizzazioni da parte delle autorità nazionali, e un aumento a tre anni della scadenza entro cui devono essere eliminati dal mercato i prodotti messi al bando perché se ne è accertata la pericolosità per la salute e per l’ambiente. “Un incomprensibile ‘periodo di grazia’ prolungato per prodotti non più autorizzati, che potrebbero essere tossici, cancerogeni, o perturbatori endocrini”.
Oltre al già citato punto sul Mercosur, la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo voterà per confermare gli accordi già raggiunti nei negoziati co-legislativi con il Consiglio e la Commissione (‘triloghi’) su tre dossier molto importanti: 1) lo stop totale alle importazioni dalla Russia di gas naturale liquefatto (Gnl) e di gas proveniente dai gasdotti, rispettivamente nel 2026 e 2027; 2) il nuovo rinvio di un altro anno del regolamento sulla deforestazione, con un notevole alleggerimento degli obblighi per le imprese medio-piccole, e una clausola di revisione a scadenza incredibilmente ravvicinata, entro il 30 aprile 2026 (quindi prima dell’inizio dell’attuazione) per valutare l’impatto della normativa sugli oneri amministrativi delle imprese; 3) la proposta di semplificazione ‘Omnibus I’, che riduce moltissimo il campo di applicazione alle imprese degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità ambientale e del ‘dovere di diligenza’, volto ad accertare che non vi siano violazioni delle norme ambientali o delle convenzioni internazionali sui diritti sociali, da parte delle aziende anche extraeuropee implicate nelle catene del valore dei prodotti.
Nei voti sui mandati negoziali per il regolamento sulla deforestazione e per l’Omnibus I, tra l’altro, vi sarà probabilmente una riproposizione di quella che viene ormai chiamata ‘maggioranza Giorgia’ (in riferimento alla premier italiana Giorgia Meloni), con Ppe, Conservatori dell’Ecr ed estrema destra (Sovranisti e ‘Patrioti’).
Per non farsi mancare nulla, la polarizzazione tra centrodestra-ultradestra e centro-sinistra-Verdi si riproporrà molto probabilmente anche durante la discussione, martedì 16, e il voto, mercoledì 17 dicembre, su una proposta di risoluzione volta a istituire un meccanismo finanziario per garantire un accesso sicuro e legale all’aborto nell’Ue, sulla base di una Iniziativa dei cittadini europei (Ice) chiamata ‘La mia voce, la mia scelta’. La risoluzione inviterebbe la Commissione a presentare la proposta, aperta a tutti gli Stati membri su base opzionale.
La settimana si concluderà con il Consiglio europeo di Bruxelles del 18 e 19 dicembre, che ha al centro dell’agenda, ovviamente, la guerra russa in Ucraina, i maldestri tentativi di negoziato del presidente Usa Donald Trump e le proposte europee per correggerli, il sostegno dell’Ue a Kiev con il nuovo prestito per i prossimi due anni, basato sugli asset russi congelati in Europa e/o su garanzie che dovrebbero fornire gli Stati membri e/o il bilancio Ue. Quest’ultimo è il tema più controverso che affronteranno i leader dei Ventisette, per cui potrebbe essere necessario un prolungamento notturno del Consiglio, rendendo inevitabile il suo proseguimento il 19 dicembre
Il Consiglio europeo discuterà anche del nuovo bilancio comunitario pluriennale 2029-2034 (Qfp), dando il via alla fase negoziale tra gli Stati membri, e poi della situazione geo-economica (con i problemi sempre più gravi nei rapporti Ue-Usa, la situazione riguardo all’accordo Ue-Mercosur, i rapporti con la Cina). Altri temi in agenda: Medio Oriente, allargamento dell’Ue, Difesa e Sicurezza.
Sull’immigrazione, infine, i leader dei Ventisette prenderanno atto degli importanti accordi che sono stati conclusi lunedì 8 dicembre dai loro ministri nel Consiglio Affari interni, e che riguardano la lista dei ‘paesi terzi sicuri’, in cui gli Stati membri potranno inviare i migranti irregolari in attesa di risposta per le loro domande di asilo o di essere rimpatriati (era la decisione che il governo italiano aspettava per riattivare pienamente la ‘soluzione Albania’), la lista dei ‘paesi di origine sicuri’ per i rimpatri, le procedure di velocizzazione dei rimpatri stessi e la costituzione del ‘pool di solidarietà’ per i paesi in prima linea sulle rotte migratorie (come Italia, Grecia, Malta e Spagna). Quest’ultimo provvedimento, che partirà a metà 2026 in applicazione del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, comporterà il ricollocamento in altri Stati membri di un determinato numero di migranti irregolari arrivati nei paesi in prima linea, oppure, in alternativa, contributi finanziari o operativi agli stessi paesi di primo arrivo.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese







