Oro al popolo, un emendamento “non necessario” (dice Fdi) diventato caso internazionale – askanews.it

Oro al popolo, un emendamento “non necessario” (dice Fdi) diventato caso internazionale

Dombrovskis: “Non abbasserà il debito”. Giorgetti “chiarisce” con Lagarde
Dic 13, 2025

Roma, 13 dic. (askanews) – In una manovra che il governo è riuscito faticosamente a “chiudere” l’11 dicembre (e ora è attesa prima in Senato e poi alla Camera) il provvedimento che sta oscurando tutti gli altri, assurgendo allo status di caso internazionale, è sostanzialmente una mossa propagandistica, senza effetti pratici. Stiamo parlando dell’emendamento sulle riserve d’oro, di cui già ci siamo occupati. Dopo le riformulazioni imposte dalla Bce, il testo proposto dal capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan (“le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al Popolo Italiano”) sarà votato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – che avrebbe fatto molto volentieri a meno di dover difendere questa ‘bandierina’ – a margine dell’Eurogruppo dell’11 ne ha parlato con Christine Lagarde, facendo poi sapere che “tutto” è “stato chiarito”.

Sul fatto che l’operazione non abbia effetti pratici sul debito dello Stato è intervenuto, al termine della stessa riunione, anche il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, rispondendo a una domanda sull’eventualità che questo provvedimento possa comportare una riduzione del debito pubblico dell’Italia. “Quella delle riserve auree della Banca d’Italia è una questione di politica monetaria. Quindi, prima di tutto e soprattutto, è una domanda che va rivolta alla Banca Centrale Europea e alla Banca d’Italia, poiché queste riserve sostengono la nostra moneta comune. Ma anche se ne discutiamo come di uno scenario teorico – ha detto il commissario -, va detto che di per sé questo tipo di mossa non riduce il debito di un paese, poiché gli obblighi del debito esistente rimangono in vigore e devono comunque essere onorati”, compresi gli interessi. “Quindi – ha sottolineato -, non porterebbe automaticamente alla riduzione del debito”.

E dunque di cosa stiamo parlando? Lo “spiega” un dossier che l’ufficio studi di Fdi ha inviato nei giorni scorsi ai parlamentari con il titolo “Oro di Bankitalia al popolo italiano: smontiamo le fake news” che abbiamo visionato nella sua versione integrale di sei pagine. La misura “a differenza di quanto sostenuto da politici e analisti di sinistra, né mette in discussione l’indipendenza della Banca d’Italia, né viola i trattati europei. Si tratta di una norma utile e giusta che mette in sicurezza la ricchezza del popolo italiano”.

E quali sono i rischi da cui mettere “in sicurezza” l’oro? I “privati” e gli “stranieri”. Infatti, si legge, “l’Italia non può correre il rischio che soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani. Per questo c’è bisogno di una norma che faccia chiarezza sulla proprietà” ed è “importante ribadire che queste riserve non saranno mai nella disponibilità dei soggetti privati che detengono quote di capitale di Banca d’Italia, alcuni dei quali fanno capo anche a gruppi stranieri”.

Siamo andati a vedere chi sono questi soggetti che potenzialmente potrebbero mettere le mani sull’oro. Il capitale della Banca d’Italia è diviso in 300mila quote e nessun azionista può detenere più del 5%. Dai dati pubblicati sul sito Bankitalia, primo azionista risulta Unicredit (15.000 quote pari al 5%), seguono col 4,93% ciascuna INARCASSA (la Cassa di Previdenza di Ingegneri ed Architetti), Fondazione ENPAM (Ente di Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri) e la Cassa Forense. Del 4,91% la partecipazione detenuta da Intesa Sanpaolo. Al sesto posto tra gli azionisti di Bankitalia la Cassa di previdenza dei commercialisti con il 3,66%. Nella ‘top ten’ anche BPER Banca con il 3,25%, ICCREA Banca col 3,12%, Generali col 3,02%. Pari al decimo posto, con il 3% ciascuna, INPS, INAIL, Cassa di Sovvenzioni e Risparmio fra il personale della Banca d’Italia, Cassa di Risparmio di Asti. Primo azionista a controllo straniero è la BNL (Gruppo BNP Paribas) col 2,83% seguita da Credit Agricole Italia (2,81%). BFF Bank (partecipata da fondi italiani ed internazionali) detiene l’1,67% mentre Banco BPM (i cui principali azionisti sono Credit Agricole con circa il 20% e Blackrock con circa il 5%) ha l’1,51%. Nessun altro azionista straniero detiene una quota superiore all’1%.

Se questa è la situazione, conclude il dossier di Fdi, “l’unica critica sensata che si potrebbe sollevare è che l’emendamento in questione sia ridondante e non necessario”. E se lo dicono loro…

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli