Roma, 6 dic. (askanews) – Dopo lo ‘stop’ della Bce sull’utilizzo degli asset russi congelati per sostenere l’Ucraina, la Commissione europea mette sul tavolo due diverse soluzioni per far fronte al fabbisogno finanziario di Kiev per il 2026-2027. E intanto, in Italia, Meloni ha i suoi bei problemi (a causa di Matteo Salvini) ad approvare il decreto per il sostegno a Zelensky.
Partiamo dalla Bce, la presidente Christine Lagarde ha spiegato in audizione che per l’Eurotower ‘agire da paracadute finanziario di garanzia per il Belgio vorrebbe dire violare l’articolo 123 dei trattati’ e dunque non è possibile. ‘Faremo tutto ciò che possiamo per aiutare l’Ucraina, ma senza violare i trattati’, ha assicurato.
Dunque il 3 dicembre la Commissione europea ha proposto due diverse soluzioni, non necessariamente alternative, ma che potrebbero anche essere combinate tra loro, se fosse necessario. La prima soluzione è il ‘prestito di riparazione’, con un meccanismo basato sugli asset finanziari russi congelati in Europa. In questo caso, la Commissione sarebbe autorizzata a prendere in prestito liquidità dagli istituti finanziari dell’Ue che detengono asset immobilizzati della Banca centrale russa. Questo meccanismo potrebbe essere attivato con un voto a maggioranza qualificata da parte degli Stati membri. La seconda soluzione sarebbe un prestito dell’Ue, basato sul ‘margine di manovra’ del bilancio comunitario (‘Headroom’), che corrisponde alla differenza tra gli impegni finanziari degli Stati membri (il limite massimo di entrate che l’Ue può richiedere agli Stati membri, basato sul loro Prodotto nazionale lordo) e le spese effettive previste dal bilancio stesso. Questo meccanismo permetterebbe alla Commissione di contrarre prestiti sui mercati, garantiti da questo ‘margine’ del bilancio, come è già avvenuto per il Recovery Fund del NextGenerationEU.
E c’è anche una terza soluzione, subordinata alla seconda, da attivare nel caso in cui non si riuscisse a ottenere il voto unanime degli Stati membri, necessario per ricorrere al margine di manovra del bilancio Ue per finanziare le garanzie per i prestiti sul mercato: in questa eventualità, le garanzie sarebbero fornite direttamente dagli Stati membri, sempre in proporzione al proprio Pnl. Inutile dire che molti paesi sarebbero comunque contrari a questa opzione, che peserebbe sui loro bilanci nazionali.
Queste possibili soluzioni, articolate in un pacchetto di cinque proposte legislative, si basano sulle opzioni già presentate dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per il sostegno finanziario all’Ucraina, il 17 novembre 2025, a seguito dell’invito del Consiglio europeo del 23 ottobre e di ulteriori discussioni con gli Stati membri. Il pacchetto, spiega una nota della Commissione, ‘è concepito per rispondere in modo flessibile ed efficace alle mutevoli esigenze finanziarie dell’Ucraina, indipendentemente dalla situazione sul campo, che il Paese sia in guerra o in pace. Questo pacchetto giunge in un momento in cui gli attacchi della Russia contro l’Ucraina e le sue infrastrutture si intensificano, parallelamente all’aumento degli attacchi di guerra ibrida negli Stati membri dell’Ue e alle incursioni nello spazio aereo dell’Ue e della Nato’. Le due soluzioni, continua la nota ‘riflettono l’impegno dell’Ue a sostenere l’Ucraina non solo nella difesa della sua sovranità e nel mantenimento delle funzioni statali, ma anche come investimento strategico per la sicurezza europea e per il perseguimento di una pace giusta e duratura’.
Da notare che il pacchetto prevede anche una serie di garanzie intese a rispondere alle fortissime preoccupazioni del Belgio, il paese che ospita la società finanziaria Euroclear, che detiene la maggior parte (185 miliardi di euro) degli asset congelati russi. Il governo di Bruxelles teme ricorsi e arbitrati internazionali che sarebbero attivati dalla Russia per recuperare i propri asset, con eventuali richieste di risarcimenti aggiuntivi, e anche possibili ritorsioni economiche, con espropriazione di asset delle società belghe ed europee da parte di Mosca e dei paesi suoi alleati (le ‘Russian friendly jurisdictions’, come indicato dal premier belga, Bart De Waver, in una lettera inviata a von der Leyen, in cui aveva bollato come ‘fondamentalmente sbagliata’ la proposta del prestito di riparazione) . Altri 25 miliardi di euro sono detenuti da società finanziarie private di altri paesi europei (Francia, Germania, Svezia, Cipro e anche Belgio). Von der Leyen si è impegnata a lavorare con questi Stati membri affinché anche questi 25 miliardi siano incanalati nel prestito di riparazione, per un totale, quindi, di 210 miliardi di euro.
Le proposte della Commissione, spiega la nota, ‘predispongono una serie di garanzie per proteggere gli Stati membri e gli istituti finanziari da possibili misure di ritorsione all’interno della Russia e da espropriazioni illegittime al di fuori della Russia, in particolare nelle giurisdizioni amiche’ di Mosca. La Commissione rileva che ‘per coprire qualsiasi rischio residuo, il pacchetto include un solido meccanismo di solidarietà sostenuto da garanzie nazionali bilaterali o dal bilancio dell’Ue’. Inoltre, sottolinea, ‘pur rispettando pienamente il diritto europeo e internazionale, le proposte preservano anche l’integrità del mercato finanziario dell’Unione e lo status dell’euro come valuta globale’.
In particolare, il pacchetto comprende: 1) una proposta di regolamento per istituire un prestito di riparazione; 2) una proposta per vietare qualsiasi trasferimento di asset immobilizzati della Banca centrale russa alla Russia; 3) due proposte che istituiscono importanti garanzie per il prestito di riparazione, volte a proteggere gli Stati membri dell’Ue e le istituzioni finanziarie da possibili misure di ritorsione. Ci saranno inoltre una proposta parallela di decisione del Consiglio Ue, presentata dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, e una proposta di modifica dell’attuale Quadro finanziario pluriennale di bilancio dell’Ue (2028-2034) per consentire l’utilizzo del bilancio comunitario per finanziare il prestito all’Ucraina. Quest’ultima modifica ‘potrebbe favorire entrambe le soluzioni proposte’, rileva la nota della Commissione.
L’obiettivo sarebbe, in ogni caso, di arrivare raccogliere sul mercato 90 miliardi di euro da prestare per i prossimi due anni all’Ucraina, che li dovrebbe restituire, senza interessi, solo nel caso (che in questo momento appare molto improbabile) in cui la Russia pagasse le riparazioni per la sua guerra scatenata in flagrante violazione del diritto internazionale. Gli interessi sarebbero comunque pagati dall’Ue e dai suoi Stati membri. Per il prestito da 90 miliardi le garanzie che l’Ue e/o gli Stati membri dovrebbero fornire ammonterebbero a 105 miliardi di euro. ‘Abbiamo ascoltato molto attentamente le preoccupazioni del Belgio, e le abbiamo prese quasi tutte in conto nella nostra proposta per il prestito di riparazione che è ora sul tavolo. Abbiamo predisposto delle salvaguardie molto forti per proteggere gli Stati membri e per ridurre il più possibile i rischi’, ha assicurato von der Leyen durante la conferenza stampa di presentazione del pacchetto.
Il governo belga ha apprezzato lo sforzo, ma ha giudicato le garanzie ancora insufficienti. Per cercare di convincerlo, una cena a tre si è tenuta il, 5 dicembre, tra De Waver, von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. ‘La situazione particolare del Belgio per quanto riguarda l’uso dei beni russi congelati è innegabile e deve essere affrontata in modo tale che tutti gli Stati europei si assumano lo stesso rischio’, ha detto al termine von der Leyen, pienamente allineata con Merz. Sarà adesso il Consiglio europeo, che si riunirà a Bruxelles il 18 e 19 dicembre, a decidere come procedere.
Intanto in Italia Giorgia Meloni ha il suo bel da fare per ‘contenere’ Matteo Salvini, che sull’Ucraina ha ormai da tempo posizioni totalmente differenti da quelle del resto della maggioranza. L’ultimo episodio riguarda l’approvazione del decreto che sta alla base del supporto militare italiano a Kiev. Approvato per la prima volta il 25 febbraio 2022 (governo Draghi), il provvedimento viene nuovamente adottato ogni anno. Il 3 dicembre, però, il testo – sostanzialmente pronto – è stato al centro di un ‘giallo’ rapidamente svelato. In mattinata è trapelato l’ordine del giorno del pre-consiglio, la riunione a livello tecnico che viene convocata per preparare la seduta del Consiglio dei ministri (in programma il giorno successivo). Nell’Odg era inserito lo ‘Schema di decreto-legge: disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina’. Poche ore dopo, però, nel pomeriggio, veniva diffuso un altro ordine del giorno, in cui il dl era sparito. Un rapido giro di telefonate faceva emergere la verità: la Lega si è messa di traverso e il decreto andrà in un’altra seduta (probabilmente nell’ultima dell’anno, già fissata per il 29 dicembre). ‘Prima vediamo come va il negoziato’ sul piano Trump, il messaggio che il leghista ha dato alla premier. Che però ribadisce che il decreto sarà approvato. E del resto, salvo tergiversare, Meloni non può fare altrimenti: senza decreto il governo non può inviare armi. Da un punto di vista pratico forse questo non avrebbe grandi conseguenze (la capacità italiana è limitata) ma sul piano della credibilità internazionale sarebbe un vero e proprio crollo. ‘La possibilità di inviare aiuti all’Ucraina scade il 31 dicembre, un decreto per quella data ci sarà. Aiuteremo l’Ucraina a difendersi dall’aggressore, c’è più di un Consiglio da qui a fine anno che lo consente – ha garantito Meloni durante il suo viaggio in Bahrein -. Noi lavoriamo per la pace ma finché ci sarà una guerra faremo quello che possiamo fare, come abbiamo sempre fatto, per aiutare l’Ucraina. Il decreto sarà fatto perché serve. Non vuol dire lavorare contro la pace’.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese







