Napoli, 2 dic. (askanews) – Un viaggio attraverso oggetti del passato esposti nel Refettorio monumentale del Real Albergo dei Poveri di Napoli mentre i lavori di restauro sono ancora in corso. Una condivisione contemporanea di un luogo carico di storia, destinato a tornare a vivere in molti dei suoi spazi già dalla metà del 2026 per diventare un polo di cultura, accoglienza e innovazione.
Voluto da Carlo di Borbone e da sua moglie Maria Amalia di Sassonia come rifugio per gli indigenti del Regno, l’Albergo dei Poveri fu pensato da Ferdinando Fuga come un luogo di accoglienza e riscatto per permettere ai meno fortunati di redimere la propria miseria attraverso il lavoro e l’istruzione.
Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli: “Questo è uno dei più grandi edifici europei, una grande utopia del ‘700 che voleva dare un futuro alle bambine e ai bambini del Regno di Napoli e lo voleva fare dando loro cibo, vestiti e anche un mestiere. Noi – ha detto il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi – rianimiamo questo Albergo dei poveri, questo grande palazzo, con un grande progetto di futuro che rende attuale quello che è il messaggio dell’utopia sociale settecentesca: costruire il futuro dei nostri giovani partendo dalla cultura, con la presenza dei musei, dalla lettura con una grande biblioteca e dall’università che si sta insediando in questo luogo e anche dall’innovazione tecnologica però ricordando quella che è stata la storia di questo edificio, ma soprattutto la storia delle tante persone che hanno attraversato la vita di questo edificio che ha rappresentato un pezzo della storia di Napoli e quindi noi vogliamo utilizzare la memoria come grande progetto di futuro”.
Nel giorno dell’inaugurazione, il mecenate svizzero Urs Rechsteiner, fondatore della FUR – Fondazione Urs Rechsteiner, ha donato al Real Albergo dei Poveri una coppia di sculture di Riccardo Grazzi, che entrano ufficialmente a far parte del patrimonio artistico della città . Le opere sono due sedute di artista: la ‘Panca con il Toro’-il simbolo della generatività , che rappresenta il gesto sacro in cui il sangue del toro feconda la terra e la ‘Panca dell’Aquila-dignità e libertà , che richiama l’affrancamento dall’emarginazione e il possibile riscatto sociale.
“Per me Napoli non è una scoperta recente, è parte della mia storia. Un mio antenato – ha ricordato Urs Rechsteiner, presidente della Fondazione FUR – servì qui per più di venti anni. Donare alla città è anche un modo di restituire qualcosa a questo legame antico”.
La donazione rientra nella mission della Fondazione FUR, impegnata nella valorizzazione dell’arte e dei territori come la nascita del Sentiero dell’Arte e dell’Anima in Toscana.