Von der Leyen a Berlino, Macron a Bruxelles: una suggestione per il 2027 – askanews.it

Von der Leyen a Berlino, Macron a Bruxelles: una suggestione per il 2027

  Se ne parla, ma al momento è solo un’idea (e i protagonisti stanno coperti)
Nov 8, 2025
 

Roma, 8 nov. (askanews) – La suggestione circola ormai da qualche settimana nei corridoi dei palazzi di Bruxelles e nelle cancellerie europee: nel 2027 Ursula von der Leyen potrebbe lasciare il posto alla guida della Commissione per essere eletta presidente della Repubblica tedesca. E al suo posto potrebbe andare Emmanuel Macron, in uscita dall’Eliseo.

Come si è premesso, al momento si tratta di un’ipotesi, coperta dal più stretto riserbo, ma non proprio di fantapolitica. Del resto i tempi tornano: all’inizio del 2027 scade il secondo mandato di Frank-Walter Steinmeier (Spd), che era stato rieletto il 13 febbraio 2022. L’attuale cancelliere Friedrich Merz (Cdu) starebbe pensando di candidare proprio von der Leyen, non perché le stia simpatica (è la delfina di Angela Merkel, che con Merz non ha mai avuto un buon rapporto), ma piuttosto per togliere dal campo un’eventuale possibile sfidante alla guida del governo tedesco. In effetti da quando è in carica Merz, la presidente della Commissione sta seguendo una linea particolarmente schierata sulle istanze tedesche: sulla retromarcia nel Green Deal e sull’automotive, tanto per fare qualche esempio, ma anche sulla contestatissima riforma della struttura del bilancio comunitario per periodo 2028-2034, così come nella complicata vicenda del tentativo di usare gli asset congelati russi per finanziare i prestiti all’Ucraina.

Se l’operazione presidenza federale a von der Leyen andasse in porto, resterebbe da coprire la casella della guida della Commissione, e questa sarebbe l’occasione per Macron, che in quel periodo si appresterà a chiudere un secondo e complicatissimo mandato all’Eliseo, con la Francia in preda a una profonda crisi economica e politica. Eletto per la prima volta nel 2017 con il 66,1% dei voti nel secondo turno, è stato confermato nell’aprile 2022 superando al ballottaggio Marine Le Pen con il 58,6%. In grande difficoltà nel suo Paese, negli ultimi mesi il presidente francese ha assunto più volte l’iniziativa in sede europea, mettendosi alla testa, con il premier inglese Keir Starmer, della “coalizione dei volenterosi”.

Che Macron ne abbia l’ambizione è indubbio: difficilmente, terminato il mandato, si rassegnerà a una vita da “emerito” e conferenziere. Lo si era capito nell’aprile del 2024, quando tenne la celebre lectio sull’Europa alla Sorbona, quasi un discorso programmatico. “La sola via che ci garantisce un futuro – disse allora tra le altre cose – è quella di un’Europa sovrana, unita e democratica. Solo l’Europa può garantire una reale sovranità, cioè la nostra capacità di esistere nel mondo di oggi per difendere i nostri valori e i nostri interessi. C’è una sovranità europea da costruire. Perché? Perché l’Europa è ciò che forgia la nostra identità più profonda, è questo equilibrio di valori tra libertà, diritti e giustizia, è questo legame tra economia di mercato e giustizia sociale, che è unico nel Pianeta, che non c’è dall’altra parte dell’Atlantico, né ai confini dell’Asia. E tocca a noi difendere questi valori e portarli avanti in questa mondializzazione”.

Come avverrebbe il passaggio di consegne? Se von der Leyen lasciasse a inizio 2027, potrebbe essere sostituita per qualche mese dalla prima vicepresidente, la spagnola Teresa Ribera. Nel frattempo, la candidatura di Macron, che uscirà dall’Eliseo ad aprile, potrebbe essere portata al Consiglio europeo di marzo per la designazione formale come nuovo presidente della Commissione, a cui seguirebbe il voto d’investitura del Parlamento europeo. Poi, il nuovo presidente eletto dovrebbe formare la nuova Commissione, magari lasciando diversi attuali commissari al loro posto per non turbare gli equilibri consolidati. In ogni caso, il suo mandato scadrebbe alla fine della legislatura europea, nel 2029.

Nella storia europea c’è un precedente: quando nel marzo 1999 Romano Prodi fu designato dal Consiglio europeo per sostituire Jacques Santer (in carica dal 1995), costretto alle dimissioni da uno scandalo per corruzione che aveva coinvolto alcuni membri dell’Esecutivo comunitario. In questo caso, la Commissione Santer restò in carica sotto la direzione del vicepresidente Manuel Marin fino al voto con cui il Parlamento europeo, nel settembre successivo, dette la fiducia due volte alla nuova Commissione Prodi: per terminare il mandato in corso, per tre mesi e mezzo fino alla fine del 1999, e poi per il nuovo mandato di cinque anni, fino alla fine del 2004.

Questo sarebbe il piano sulla carta, ma la condizioni per realizzarlo non sono semplici e gli ostacoli non sarebbero pochi. Innanzitutto, servirebbero i voti necessari per von der Leyen per essere eletta in Germania, e quelli su cui Macron dovrebbe contare per essere designato dal Consiglio europeo, investito dal Parlamento europeo e poi confermato con tutta la nuova Commissione dal voto di fiducia. Se per la tedesca le possibilità sembrano concrete, più difficile appare la strada per il francese che a Bruxelles ha alleati ma anche “nemici”. Basti pensare a Giorgia Meloni, che con Macron non ha mai legato (mentre ha un buon rapporto con von der Leyen) e che certo non sarebbe una sua grande elettrice.

Gli altri ostacoli potenziali, che mettono in dubbio la fattibilità di questo piano, riguardano innanzituutto la scarsa popolarità di von der Leyen nella sua Germania, che rende difficile una sua candidatura al cancellierato. Merz, insomma, non avrebbe ragione di temerla come concorrente alle prossime elezioni federali. In secondo luogo, c’è da chiedersi se davvero l’attuale cancelliere preferirebbe avere a Bruxelles un presidente della Commissione francese e di una famiglia politica (quella liberale) diversa dalla propria, al posto di una connazionale tedesca, e dello stesso partito europeo, il Ppe. Ci sono poi altre ipotesi alternative a Macron: per esempio una possibile candidatura dell’attuale presidente della Bce, Christine Lagarde (il suo mandato, di otto anni, scade nell’ottobre 2027, ma potrebbe lasciare prima), o del suo predecessore Mario Draghi.

Infine, non ci sono segnali di una volontà della stessa von der Leyen di lasciare anticipatamente (a metà mandato) la presidenza della Commissione, anche se si stanno addensando le nuvole di una tempesta perfetta che potrebbe essere scatenata nei prossimi mesi dall’opposizione di tutto il Parlamento europeo, degli agricoltori, delle regioni ed enti locali e di diversi Stati membri, contro la proposta di bilancio pluriennale 2029-2034 che l’Esecutivo comunitario ha presentato a luglio, e su cui sta per cominciare un lungo e difficilissimo negoziato.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli