Un recap sul caso del giornalista licenziato per la domanda su Israele – askanews.it

Un recap sul caso del giornalista licenziato per la domanda su Israele

E l’imbarazzo della Commissione sulla questione mediorientale
Nov 8, 2025

Roma, 8 nov. (askanews) – Sta facendo molto discutere, in Italia e non solo, il caso del licenziamento del giornalista Gabriele Nunziati, collaboratore free lance dell’agenzia Nova da Bruxelles. Nunziati, il 13 ottobre scorso, aveva chiesto alla Commissione se non ritenesse che Israele debba pagare per la ricostruzione di Gaza, così come esige che faccia la Russia per la ricostruzione dell’Ucraina. La portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, aveva replicato che la domanda era interessante ma che non era in grado di fornire una risposta, per il momento. Un video della botta e risposta era poi diventato virale su alcuni social media. In seguito l’Agenzia aveva interrotto il rapporto di lavoro. ‘Mi è stato fatto sapere – ha detto il giornalista – che la domanda non era apprezzata, che era tecnicamente sbagliata. Nel nostro Paese c’è una costante erosione della libertà di stampa’.

In una nota di risposta a un articolo di Fanpage, martedì 4 novembre, il fondatore e direttore di Nova Fabio Squillante ha spiegato che la domanda di Nunziati alla portavoce della Commissione europea era ‘tecnicamente sbagliata’, per via della ‘sostanziale e formale differenza di situazioni’, tra la Russia ‘che ha invaso l’Ucraina, un Paese sovrano, senza essere provocata’, mentre ‘Israele, al contrario, ha subito un’aggressione armata. Non sorprende, quindi, che la portavoce non abbia risposto alla domanda, essendo assolutamente fuori luogo e di natura erronea’. Squillante sollevava, in sostanza, la questione di un rifiuto del collaboratore da Bruxelles di comprendere e rispettare la linea editoriale della sua agenzia. E aggiungeva: ‘Quel che è peggio, il video relativo alla sua domanda è stato ripreso e rilanciato da canali Telegram nazionalisti russi (e in particolare da ‘War Donbass’, canale dei nazionalisti filo-russi di Donetsk, ndr) e dai media legati all’Islam politico (anche da media legati alla Fratellanza musulmana, ndr) in funzione anti-europea, creando imbarazzo all’Agenzia, in quanto fonte primaria attentissima alla propria indipen denza e all’oggettività delle informazioni trasmesse. E’ evidente che il rapporto di fiducia con il collaboratore, in questo contesto, sia venuto a cessare’.

Ad Askanews Squillante ha poi precisato, venerdì 7 dicembre, che il rapporto di lavoro ‘non è stato interrotto a causa della sua domanda, ma perché, dopo ripetute spiegazioni, si è rifiutato di accettare il fatto che non si può usare un’agenzia di stampa per portare avanti la propria linea politica personale. E un’agenzia – in quanto fonte primaria di informazione – non deve solo essere imparziale, ma anche apparire tale’.

Nunziati ha avuto la solidarietà, tra gli altri, della Federazione nazionale della stampa, dell’Ordine dei giornalisti, e anche della Federazione europea e Internazionale dei giornalisti (IFJ-EFJ) e dell’Associazione Internazionale della Stampa di Bruxelles, (API-IPA) che rappresenta i corrispondenti presso l’Ue e la Nato). ‘I giornalisti pongono domande difficili, a volte scomode. È il nostro lavoro – ha dichiarato Dafydd ab Iago, Presidente dell’API-IPA, in un comunicato – è anche un pilastro fondamentale della libertà di stampa. Sanzionare un giornalista per averlo fatto in una conferenza stampa invia un messaggio agghiacciante a tutti i corrispondenti a Bruxelles’.

Il caso è stato sollevato di nuovo il 6 novembre dai giornalisti a Bruxelles, durante il briefing quotidiano della Commissione per la stampa. Innanzitutto, il portavoce di turno, Olof Gill, ha dichiarato: ‘La Commissione europea attribuisce la massima importanza alla libertà di stampa. Dimostriamo questo impegno quotidianamente, qui in questa sala stampa, qui alla nostra conferenza stampa di mezzogiorno’. E ha poi aggiunto: ‘In relazione al caso in questione, la Commissione non è stata in contatto con la testata interessata. Le domande su questa specifica decisione devono essere rivolte a quella testata’.

Un giornalista ha chiesto allora se il portavoce potesse ‘escludere categoricamente che qualcuno della Commissione abbia telefonato alla testata in questione per lamentarsi’ della domanda posta dal suo collaboratore a Bruxelles. ‘Vorrei essere molto chiaro: posso confermare categoricamente – ha replicato Gill – che non c’è stato alcun contatto a parte di persone della Commissione Europea e la testata in questione. E voglio ripetere che in questa sala stampa rispondiamo a tutte le domande che riceviamo. È sempre stato così. Sarà sempre così’. Alla domanda se ritenga che un giornalista possa essere licenziato solo per aver posto una domanda in sala stampa, il portavoce ha poi risposto: ‘Non possiamo commentare un caso specifico. Tutto ciò che posso fare è ribadire il nostro impegno come Commissione europea per la libertà di stampa, il nostro impegno come portavoce nei confronti di voi giornalisti, a rispondere a tutte le vostre domande, fedelmente e tempestivamente. Questo è tutto ciò che possiamo dire su questo argomento per ora’. ‘In questa sala stampa – ha insistito Gill – qualsiasi giornalista accreditato può porre qualsiasi domanda, e noi faremo del nostro meglio per rispondere in conferenza stampa, online, via email o in altri modi. Questo è il nostro impegno nei vostri confronti e un nostro valore fondamentale, come una delle istituzioni pubbliche più trasparenti al mondo. E continuerà ad essere così. Sarà sempre così’, ha concluso.

Al di là del caso concreto, la domanda di Nunziati – e la successiva polemica – hanno contribuito a svelare tutto l’imbarazzo dell’Europa per la questione del Medio Oriente e i rapporti con Israele, e del ‘doppio standard’ (due pesi e due misure) con cui è accusata di reagire alle aggressioni dei militari contro i civili e alle inaccettabili violazioni del diritto internazionale umanitario nei due conflitti in Ucraina e a Gaza. Nello stesso briefing del 6 ottobre, un giornalista ha riproposto esattamente la stessa domanda che aveva fatto Nunziati il 13 ottobre, chiedendo se la Commissione ritenga che Israele debba pagare per la ricostruzione di Gaza, e se abbia qualcosa in più da dire su questo oggi. ‘In termini di parallelismi, il paragone’ tra Israele e la Russia ‘non regge, ma non entrerò in questo dibattito’, ha riposto Anouar El Anouni, portavoce competente per la politica estera della Commissione.

Un altro corrispondente ha chiesto allora se secondo la Commissione questa domanda sia ‘conforme al diritto internazionale’, e ha ricordato il parere della Corte Internazionale di Giustizia che impone a Israele di rispettare il diritto internazionale umanitario e i propri obblighi come potenza occupante nei confronti della popolazione civile. ‘In merito al parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 22 ottobre – ha replicato El Anouni -, ne abbiamo preso nota, ricordando che questi pareri consultivi non sono giuridicamente vincolanti, ma hanno autorità giuridica, poiché la Corte interpreta gli obblighi vincolanti per Israele. E quindi, Israele dovrebbe conformarsi al parere consultivo della Corte nella sua interezza, in linea con la lettera e lo spirito degli obblighi giuridici internazionali che la Corte ha identificato come vincolanti per Israele, in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra. Quindi, su questo punto, non c’è assolutamente alcuna ambiguità’, ha concluso.

Un’altra questione inquietante è quella delle reazioni che la vicenda ha suscitato contro l’agenzia Nova nella dinamica di forte radicalizzazione ideologica che spesso prevale nel mondo dei social media, e che è particolarmente grave proprio riguardo alla vicenda della scontro tra Israele e i palestinesi a Gaza, dopo l’attacco terroristico di Hamas a Israele del 7 ottobre. ‘In redazione arrivano un sacco di insulti, minacce… fascisti, bastardi’, ci ha riferito Squillante, a cui ha fatto molto piacere ricevere la ‘piena solidarietà e il sostegno’ dei giornalisti arabi di PN News, l’agenzia ufficiale dell’Autorità nazionale palestinese, di NNA, l’agenzia nazionale libanese, dell’ Associazione internazionale di Amicizia italo-araba Assadakah, che riunisce tutte le ambasciate arabe in Italia, la rappresentanza della Lega Araba e tutti i corrispondenti arabi accreditati nel Paese.

‘Noi giornaliste e giornalisti di Agenzia Nova – hanno scritto in una nota approvata all’unanimità tutti i giornalisti dell’Agenzia presenti in redazione il 6 novembre – siamo rammaricati per la vicenda del collega Gabriele Nunziati, cui auguriamo il meglio per il prosieguo di una carriera che siamo certi sarà lunga e brillante. Ci teniamo, tuttavia, a dire la nostra. A difenderci dagli attacchi gratuiti e infondati di questi giorni, dalle minacce, dagli insulti. Non li accettiamo. Ci hanno augurato di morire a Gaza, di ammalarci di cancro, ci hanno dato dei fascisti e dei servi. Ci teniamo a difendere, da lavoratori di un settore già in difficoltà, la nostra professione e l’attività di un’agenzia che in poco più di venti anni si è imposta come una delle più affidabili fonti in Italia, sui temi della politica e dell’informazione nazionale ed internazionale. Nessuno di noi ha mai ricevuto condizionamenti politici nell’esercizio della professione. Siamo sempre stati liberi di porre le domande che riteniamo opportune, quale strumento per comprendere e aiutare a comprendere gli sviluppi dell’attualità e le complessità dello scenario nazionale e internazionale. Nessuno di noi è mai stato o si è mai sentito censurato: all’interno della redazione convivono idee e inclinazioni politiche differenti, e così è sempre stato. Il nostro notiziario ha sempre ospitato posizioni le più diverse, anche in contrapposizione tra di esse, a prescindere dall’argomento’. ‘Non torneremo sui motivi dell’interruzione del rapporto di collaborazione del collega Nunziati con Agenzia Nova, su cui tante inesattezze sono state riportate. Il nostro lavoro, questo vogliamo sottolinearlo – prosegue la nota -, è sempre stato improntato alla ricerca massima dell’imparzialità e della obiettività (…). Abbiamo quindi sempre cercato di non far mai trasparire il nostro pensiero, quale che sia, nell’esercizio del giornalismo. Solo i fatti, crediamo, hanno diritto di emergere nella cronaca di un’agenzia di stampa’, concludono i giornalisti di Nova.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese