Roma, 8 set. (askanews) – E’ entrata nel vivo la corsa al dopo-Ishiba in Giappone. Il primo ministro ha annunciato ieri la propria volontà di dimettersi e la sua decisione di non concorrere per la leadership del Partito liberaldemocratico (e quindi di rinunciare a tentare di restare premier). Così quello che si muoveva dietro le quinte da quando il primo ministro aveva perso le recenti elezioni politiche parziali per il rinnovo della Camera alta, comincia a uscire in superficie. Si lanciano le prime candidature, ci si applica al toto-premier.
La successione a Shigeru Ishiba non sarà un qualcosa di banale. Il primo ministro è rimasto in carica solo per un anno, ma ha dovuto affrontare sfide pesanti, come quella di dover trattare con il presidente Usa Donald Trump, tornato al potere a Washington, che ha sbattuto in faccia anche al più fedele alleato dell’Asia orientale pesanti dazi. L’accordo, che ha collocato al 15% le tariffe per l’export giapponese negli Usa e ha previsto investimenti nipponici negli Usa per 550 miliardi di dollari, è sdrucciolevole come ogni accordo stipulato con Trump: chi andrà a stabilirsi nel Kantei, la sede del primo ministro a Tokyo, dovrà discutere con Washington delle modalità di applicazione di questi dazi. Inoltre, incombono le minacce connesse all’ascesa cinese, ai pericoli dei programmi nucleare e missilistico nordcoreano, la stretta alleanza tra il presidente russo Vladimir Putin e Kim Jong Un, l’arrivo in Corea del Sud di un presidente meno favorevole alle posizioni del Giappone rispeto al suo predecessore.
A questo va aggiunto il fatto che le ultime tornate elettorali hanno restituito una geografia parlamentare balcanizzata, per cui chiunque verrà eletto presidente del Partito liberaldemocratico, se riuscirà a diventare primo ministro, dovrà governare con un gabinetto di minoranza, facendo accordi e costituendo maggioranze mobili sulla base dei diversi provvedimenti.
Il Partito liberaldemocratico (Jiminto) è una formazione politica complessa. Al potere in maniera quasi ininterrotta dagli anni ’50 del secolo scorso, è strutturato in fazioni (habatsu) e un leader del partito può emergere solo sulla base di alleanze e scambi tra questi gruppi interni. Le elezioni sono interne al partito e non è affatto detto che la popolarità sancita dai sondaggi di un particolare esponente politico abbia come ricaduta anche l’elezione di questo a leader.
Ma chi sono i “papabili”? Due esponenti di un certo peso hanno già presentato le loro candidature. Toshimitsu Motegi, ex segretario del partito, è anche il più anziano tra i possibili contendenti di cui si fa il nome in queste ore, con i suoi 69 anni. Si era candidato già nel 2024, piazzandosi sesto. L’altro è Yoshimasa Hayashi, attuale capo della segreteria di gabinetto e di fatto portavoce e numero due del governo. Anche lui si era presentato nella precedente elezione interna al Jiminto, piazzandosi quarto.
Un altro possibile candidato è Takayuki Kobayashi, ex ministro Sicurezza economica. Anche lui fu candidato contro Ishiba lo scorso anno, arrivando quinto. Ha un certo peso tra i parlamentari di seconda fila e ha già detto che di consulterà con i suoi colleghi per valutare l’eventuale candidatura.
I nomi più pesanti, almeno a giudicare dai sondaggi, potrebbero essere Shinjiro Koizumi, figlio dell’ex primo ministro Junichiro Koizumi e attuale ministro dell’Agricoltura, e Sanae Takaichi, ex ministra per la Sicurezza economica. Entrambi furono candidati forti alla presidenza dell’LDP nel 2024, ma furono sconfitti da Ishiba.
Takaichi è risultata prima in un sondaggio del Nikkei lo scorso mese su chi fosse più adatto a diventare il prossimo primo ministro, con il 23% dei consensi, seguita da Koizumi con il 22%. Nel caso vincesse Sanae, sarebbe la prima donna a capo di un governo giapponese nella storia. Si è candidata già nel 2021, arrivando terza con il sostegno dell’ex premier Shinzo Abe, poi finito assassinato. alla cui fazione fa riferimento come base elettorale. Invece, nelle elezioni di partito dello scorso anno, arrivò prima al primo turno, ma fu superata da Ishiba al ballottaggio. In quell’occasione fu sostenuta da Taro Aso, ex primo ministro e leader dell’unica fazione ufficialmente rimasta del partito. Dopo la sconfitta, rifiutò l’incarico di presidente del potente Consiglio generale dell Jiminto e prese le distanze dal governo Ishiba.
Koizumi, invece, era stato responsabile della campagna elettorale del partito alle politiche per la Camera bassa dell’ottobre 2024, ma si dimise dopo che il partito non riuscì a mantenere la maggioranza. Il 44enne è diventato ministro dell’Agricoltura dopo le dimissioni del predecessore a causa di una gaffe, e da allora ha lavorato per abbassare i prezzi del riso riformando i canali di distribuzione. Nel 2024 arrivò terzo alle presidenziali del partito.
Nelle elezioni presidenziali ogni parlamentare LDP ha diritto a un voto e, di norma, un numero equivalente di membri locali del partito e simpatizzanti vota anch’esso per il leader. In situazioni particolari, la votazione può svolgersi in una riunione congiunta delle due camere del parlamento al posto di una convention di partito.
Caso raro, chi verrà eletto presidente del Jiminto, per quanto partito di maggioranza relativa, in questa tornata non ha alcuna garanzia di essere scelto come primo ministro dal parlamento. Se tutti i partiti di opposizione si unissero dietro a un candidato comune, il candidato liberaldemocratico non potrebbe vincere. Tuttavia, l’opposizione è fortemente frammentata e divisa, quindi non sarà facile trovare un candidato alternativo, ma neanche coagulare un sostegno attorno al futuro leader liberaldemocratico.







