Qual è lo Stato dell’Unione europea? Quello di von der Leyen non buono – askanews.it

Qual è lo Stato dell’Unione europea? Quello di von der Leyen non buono

  Martedì il discorso al Parlamento, il più difficile per la tedesca
Set 6, 2025
 

Roma, 6 set. (askanews) – Martedì prossimo Ursula von der Leyen si presenterà al Parlamento di Strasburgo per il suo quinto discorso sullo stato dell’Unione, il primo del suo secondo mandato e senza dubbio il più difficile finora, non solo per lei ma probabilmente rispetto a tutti quelli pronunciati dal 2010, quando la pratica fu istituita. La leadership della presidente della Commissione è infatti contestata da più parti e su vari temi, sia per le politiche adottate (dazi, difesa, fondi europei, relazioni con Israele) sia per il metodo, basato su un accentramento quasi ossessivo del processo decisionale nelle mani del suo onnipotente gabinetto.

Von der Leyen è “sopravvissuta” il 9 luglio scorso a una mozione di sfiducia presentata da una parte del gruppo dei Conservatori e sostenuta dall’estrema destra, ma ne dovrà fronteggiare un’altra presentata dalla Left, il gruppo di estrema sinistra, che potrebbe trovare l’appoggio dei partiti di destra e forse anche diversi sostenitori nei partiti della cosiddetta “maggioranza Ursula”, soprattutto fra Verdi, Socialisti e Liberali.

Il suo sarà dunque un discorso tutto in difesa a partire dall’accordo sui dazi su cui – va detto – il suo operato è stato pesantemente influenzato dagli Stati membri, Italia e Germania in testa. Ribadirà dunque che con l’intesa è stata scongiurata una guerra commerciale, che i dazi generali al 15% ottenuti dall’Europa sono inferiori a quelli imposti dagli Usa agli altri Paesi, che è comunque stato raggiunto un quadro di stabilità e prevedibilità per le imprese. Questo è il punto più delicato, perché le forti critiche di cui è oggetto da più parti l’accordo con gli Usa colpiscono la Commissione proprio al cuore delle competenze che gli hanno delegato gli Stati membri, il commercio internazionale; e il discorso sullo stato dell’Unione dovrà rispondere alle accuse che cominciano ad arrivare dal Parlamento europeo a von der Leyen, di aver agito al di là del mandato negoziale che aveva ricevuto, di non aver saputo difendere gli interessi dell’economia e delle imprese dell’Ue, di essersi dimostrata subordinata a Donald Trump e di aver accettato da lui condizioni non eque, nonostante l’enorme forza del mercato europeo,

La presidente della Commissione insisterà poi molto sulla priorità assoluta del rafforzamento delle capacità di difesa, pescando a piene mani – con tutta probabilità – nella retorica, nella drammatizzazione del pericolo russo, della necessità di sostenere l’Ucraina. E difenderà quindi l’impostazione data alla proposta della Commissione per il bilancio pluriennale europeo 2028-2034, su cui però non mancheranno le critiche, in particolare per la riduzione dei fondi di coesione e della Pac e la centralizzazione prevista del processo decisionale sul finanziamento dei progetti. Come non mancheranno nel dibattito gli attacchi per una gestione dei rapporti con Israele che resta debole e inconcludente rispetto agli orrori dell’assedio di Gaza.

Si vedrà nel dibattito quale sarà la reazione del Parlamento europeo e in particolare sarà interessante vedere il giudizio di una maggioranza composita e, per diversi motivi, critica (quando non insofferente) verso la tedesca. Che peraltro non può più contare sul sostegno pieno del suo Paese (Merz non è Angela Merkel e con Ursula ha ben poco feeling) mentre Emmanuel Macron, che sembrava destinato a essere il vero leader dell’Unione, è sempre più debole in Francia, e probabilmente – a breve – senza un governo. Per quanto riguarda il terzo big, l’Italia, il rapporto con Giorgia Meloni è stato sin qui basato sul reciproco interesse e tale resta. Ma von der Leyen deve sapere che la premier si sta avviando verso una campagna elettorale lunga più di un anno, tra lo ‘spezzatino’ delle regionali e poi le politiche. E in Italia, si sa, soprattutto in campagna elettorale, l’Europa finisce nel tritacarne.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli