Le sfide all’Europa che arrivano dallo “spirito di Tianjin” – askanews.it

Le sfide all’Europa che arrivano dallo “spirito di Tianjin”

Il problema di Robert Fico, unico leader europeo in Cina
Set 6, 2025

Roma, 6 set. (askanews) – Le foto arrivate dalla Cina sono un messaggio all’Occidente e soprattutto all’Europa. L’Ue sembra presa in una morsa, tra l’alleato americano che, con Donald Trump, non è più quell’amico affidabile di un tempo (si veda la questione dei dazi, ma anche l’atteggiamento benevolo con Vladimir Putin) e il blocco del cosiddetto Global South. “Il presidente cinese Xi Jinping ha riunito i presidenti di Russia, Iran e Corea del Nord a Pechino: una sfida diretta al sistema internazionale basato sulle regole – ha ‘tuonato’ l’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Kaja Kallas -. Si tratta di un’alleanza autocratica in cerca di una strada rapida verso un nuovo ordine mondiale”.

Kallas dice un’ovvietà. Xi Jinping, lo stesso Putin, l’indiano Narendra Modi (grande amico di Giorgia Meloni), il dittatore nordcoreano Kim e gli altri capi di Stato e di governo arrivati al vertice Sco di Tianjin e poi a Pechino per la grande parata militare pongono una triplice sfida: militare, politica ed economica. Per quanto riguarda il primo punto, le forze in campo sono chiare. La Russia è il pericolo più prossimo e in Ucraina ha potuto contare sul supporto più o meno aperto tanto di Pechino quanto di Pyongyang. Ed è un ulteriore campanello di allarme la presenza in Cina di Recep Tayyip Erdogan, leader di quella Turchia che non è mai stata accolta nell’Unione ma che fa parte della Nato ed è geo strategicamente fondamentale per l’Europa.

Per quanto riguarda la politica, si fronteggiano due visioni totalmente diverse. Da un lato l’Europa delle democrazie mature e dei diritti, dall’altra a Tianjin si sono incontrati i portatori di un modello totalmente opposto, che va dai dittatori come Kim agli autocrati più (Xi) o meno (Modi) riconosciuti. Tenendo conto che anche nella democrazia per antonomasia, gli Usa, si vedono derive preoccupanti del Washington Consensus (il governo a colpi di atti presidenziali, l’esercito inviato a presidiare le città ad amministrazione democratica, per fare qualche esempio), la Terza via europea sembra sempre più in difficoltà.

Infine l’aspetto economico. Fatto l’accordo (se così si può chiamare) sui dazi americani, l’obiettivo dell’Europa era riannodare fili di rapporti un po’ sfilacciati e cercare nuovi mercati, proprio tra i Paesi protagonisti di quello che Xi ha definito lo “spirito di Tianjin”, che rappresenta circa metà dell’economia globale e il 40% della popolazione mondiale. Operazione che però non è mai decollata. La Cina è dal 2019 considerata “rivale sistemico” ma allo stesso tempo Pechino è il terzo partner commerciale dell’Ue per quanto riguarda beni e servizi combinati, mentre l’UE è il principale partner commerciale della Cina. Il 24 giugno scorso Ursula von der Leyen e Antonio Costa sono stati accolti da Xi a Pechino in occasione del 50* anniversario delle relazioni diplomatiche. Un incontro cordiale che però, concretamente, non ha portato a reali passi avanti. Discorso simile vale per l’India. I negoziati per un accordo di libero scambio (dopo uno stop di dieci anni) sono stati rilanciati nel 2022 e nel febbraio scorso il collegio dei commissari guidato da von der Leyen si è recato in visita ufficiale a New Delhi. Da allora, però, non sono stati fatti avanti nel negoziato.

Al momento, dunque, Bruxelles guarda al Sud America con l’accordo con i Paesi Mercosur e la rinnovata intesa con il Messico che, dopo il via libera della Commissione, devono essere approvati dagli Stati membri. L’Italia, inizialmente contraria, dovrebbe virare verso il sì, così come la Francia. Tra i big resta da convincere la Polonia. Bloccarsi nel miglio finale sui due accordi sarebbe anche simbolicamente la dimostrazione di un’Unione paralizzata e semplice spettatrice di fronte ai cambiamenti in atto.

Certo non aiuta l’architettura istituzionale, a maggior ragione su un tema come la guerra in Ucraina e i rapporti con la Russia, con Paesi che possono bloccare le decisioni e condizionare le scelte. E’ il caso dell’Ungheria di Viktor Orban ma anche della Slovacchia di Robert Fico, unico leader europeo presente in Cina. Un dito nell’occhio per Bruxelles. Certo Fico “non rappresenta l’Ue”, hanno assicurato i portavoce della Commissione. Ma non è un bel vedere la foto con Putin, né le parole dette dall’uno e dall’altro. “Apprezziamo molto la politica estera indipendente che lei e il suo team, il suo governo, state perseguendo”, ha detto il leader russo mentre lo slovacco ha manifestato “grande interesse a normalizzare le relazioni con la Federazione russa. E voglio proporre un incontro e una sessione della commissione congiunta il prima possibile. Dobbiamo cercare opportunità per approfondire ed espandere la nostra cooperazione, individuare aree in cui possiamo lavorare a stretto contatto”.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli