Milano, 6 set. (askanews) – Per tutta la giornata la coda fluisce composta all’interno dell’Armani/Teatro a Milano. Un abbraccio silenzioso al re della moda italiana che giovedì 4 settembre si è spento a 91 anni nella sua casa di via Borgonuovo nel pieno centro del capoluogo lombardo. Una stima di oltre seimila persone che hanno voluto mettersi in fila, in questo primo fine settimana di settembre, per omaggiare la vita di un uomo che, come ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala – arrivato alla camera ardente prima dell’apertura: “Non dimenticheremo”.
Nel teatro progettato da Tadao Ando lo stile Armani è in ogni dettaglio. La sala che tante volte ha ospitato le sue sfilate per due giorni diventa il luogo per l’ultimo saluto: centinaia, si parla di 300, lanterne di carta accese con lumini rischiarano il buio della camera, al centro la bara in legno chiaro con un mazzo di rose bianche posato sopra e sullo sfondo uno schermo con la sua foto in bianco e nero e la frase-testamento: “Il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. È da lì che tutto comincia”. Leo Dell’Orco, storico braccio destro e compagno dello stilista, e il nipote, Andrea Camerana, sono in sala fin dall’inizio della mattinata.
Nell’aria aleggia il profumo inconfondibile del suo incenso mentre in sottofondo risuonano le note di Ludovico Einaudi, che hanno accompagnato i visitatori per tutto il giorno. Tra i primi ad arrivare poco dopo le otto c’è il presidente di Stellantis, John Elkann, assieme alla moglie Lavinia Borromeo: nessuna dichiarazione all’uscita, molta riservatezza. Poco dopo è stata la volta del sindaco che sta già pensando alla possibilità di iscrivere subito lo stilista nel Famedio, se la famiglia sarà d’accordo. Alle nove, poi, si apre ufficialmente la camera ardente e da quel momento cittadini semplici, personalità del mondo del cinema, dello sport, delle istituzioni e dipendenti, questi ultimi in coda separata con la consegna del silenzio con i giornalisti, arrivano senza sosta.
I ricordi, gli aneddoti, gli aggettivi, si succedono nel corso della giornata fino a comporre un ritratto collettivo dello stilista, amato in tutto il mondo. “Quando con ‘Mediterraneo’ ho vinto l’Oscar, cercavo uno smoking da mettermi tra orrendi ‘tuxedo’ americani e alla fine Giorgio mi chiamò regalandomi un bellissimo smoking blu notte che ho ancora” ha ricordato il regista Gabriele Salvatores, sottolineando come il grande stilista “preferisse le persone alla moda, nel senso di dare alle persone un abito con cui potessero sentirsi liberi, tranquilli, semplici, eleganti sempre”. Intimo anche l’aneddoto lasciato ai cronisti dall’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, uscendo dalla camera ardente. “Ogni volta che ci vedevamo ci abbracciavamo ma l’abbraccio più bello è stato quando ho fatto la prova dell’abito da sposa: ero da sola, c’erano lui e Roberta ed è stato un abbraccio importante in quel momento perché ne avevo bisogno”.
Lungo l’elenco delle personalità passate nel corso della giornata a portare il loro ultimo saluto ad Armani. Tra questi Donatella Versace, Luciano Buonfiglio, Valeria Mazza, Alessandro Preziosi, Beppe Fiorello, Enrico Lo Verso, Matteo Marzotto, Giuseppe Tornatore, Francesca e Giovanni Malagò, Ettore Messina, Gianni Petrucci, Christian Vieri, Maria Grazia Cucinotta, Simona Ventura, Fabio Galante, Roberto Formigoni, Massimiliano e Doriana Fuksas. Ma anche gli ex sindaci della città, Gabriele Albertini e Letizia Moratti, il presidente della Camera della moda, Carlo Capasa, e il suo predecessore Mario Boselli.
Poi alle 18, puntuale, la porta a vetro con la serigrafia “Giorgio Armani” si chiude. La camera ardente riaprirà domattina per l’ultimo giorno, prima del funerale in forma privata. In occasione delle esequie il sindaco di Milano ha proclamato il lutto cittadino, in segno di cordoglio e partecipazione della comunità meneghina. In tutte le sedi comunali la bandiera civica sarà esposta a mezz’asta. L’amministrazione ha invitato, per l’occasione tutti “ad esprimere, nelle forme ritenute più opportune, il dolore e l’abbraccio dell’intera città”.







