Accordo Ue-Usa sui dazi, i molti dubbi e le critiche di Lange – askanews.it

Accordo Ue-Usa sui dazi, i molti dubbi e le critiche di Lange

L’opinione del presidente della commissione Commercio del Parlamento Ue
Set 6, 2025

Roma, 6 set. (askanews) – Il Presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange (socialdemocratico tedesco), ha espresso forti dubbi e critiche nei confronti dell’accordo di agosto tra Ue e Usa sui dazi, mettendone in questione anche la legittimità democratica, durante una conferenza stampa a Bruxelles, mercoledì 3 settembre.

Gli eurodeputati della commissione Commercio erano stati convocati nel pomeriggio dello stesso mercoledì per cominciare a esaminare sia i contenuti dell’accordo sui dazi con gli Usa che le due proposte di accordi commerciali con il Mercosur e il Messico, che la Commissione ha presentato lo stesso giorno e che ora dovranno essere ratificate dal Parlamento europeo.

‘Dobbiamo essere davvero certi che la politica commerciale si basi su decisioni democratiche, questo è davvero cruciale’, ha esordito Lange, avvertendo subito che ‘per quanto riguarda l’accordo Ue-Usa, ci sono alcuni dubbi sul processo e sui contenuti’.

‘Per quanto riguarda il processo – ha spiegato -, normalmente abbiamo una discussione su un mandato negoziale; è un chiaro processo democratico, anche per quanto riguarda alcune linee rosse’. E sebbene alla Commissione dicano che ‘questi non sono stati negoziati normali’, ci si deve aspettare comunque ‘che venga garantito un minimo di partecipazione e controllo democratici’, ha sottolineato Lange, precisando poi che ‘io e molti miei colleghi nutriamo qualche dubbio sull’accordo’.

‘Innanzitutto – ha ricordato -, la presidente della Commissione ha sempre sostenuto che l’accordo non è il migliore, ma che garantirebbe sicurezza e prevedibilità. Ma ripensando a questo mese di agosto, posso dire che non c’è né sicurezza, né prevedibilità. Abbiamo visto il 15 agosto, due settimane dopo questo cosiddetto accordo, che gli Stati Uniti hanno esteso i prodotti soggetti a dazi ingiustificati su acciaio e alluminio a un volume di 407 prodotti. Quindi, impianti eolici, motociclette, pompe e molti altri prodotti non sono più coperti dai dazi base del 15%. Ora saranno invece coperti dai dazi sull’acciaio e sull’alluminio, fino a un massimo del 50%’.

Inoltre, ‘lunedì scorso, l’agenzia di comunicazione del governo degli Stati Uniti ha pubblicato un post in cui il Presidente ha affermato chiaramente che i paesi che hanno tasse digitali, o hanno applicato una regolamentazione del mercato digitale, o una regolamentazione dei servizi digitali, dovranno aspettarsi, se non cambiano immediatamente la legislazione, molti dazi e limitazioni all’esportazione per i semiconduttori. Insomma, non c’è sicurezza e prevedibilità e quindi, ovviamente, verranno sollevate molte domande alla Commissione’.

Il presidente della commissione europarlamentare per il Commercio internazionale (Inta) ha poi preso di mira specificamente ‘la proposta legislativa attualmente sul tavolo per la riduzione a zero dei dazi sui prodotti industriali statunitensi’ importati nell’Ue ‘e anche per le quote a dazi zero su alcuni prodotti agricoli’, avvertendo che su questo ‘ci sono molte domande e immagino che presenteremo alcuni emendamenti’.

‘Perché – ha chiesto Lange – dovremmo dare dazi zero alle motociclette statunitensi sapendo che ora i produttori europei devono pagare non solo il 15% ma anche i dazi su acciaio e alluminio, quindi fino al 30%’ per esportare negli Usa le loro motociclette? ‘Penso che esamineremo con molta attenzione i 407 prodotti e anche alcuni prodotti che erano coperti dai precedenti dazi su acciaio, alluminio e rame’.

Quanto ai prodotti agricoli americani, ‘nessuno sa chi ha realmente stabilito le quote’ per l’importazione a dazi zero nell’Ue. ‘È stata la Commissione europea? E’ stato il Dipartimento Usa per il Commercio? Nessuno lo sa. Perché, insomma, 500.000 tonnellate di noci e 3.000 tonnellate di carne di bisonte? Boh’. Inoltre, ‘non c’è alcuna valutazione d’impatto. Quindi, dobbiamo analizzare con molta chiarezza come sono apparse queste cifre e quale impatto avranno sul settore agricolo in Europa’.

C’è anche da considerare, ha aggiunto ancora Lange, che ‘tutta questa riduzione dei dazi è valida solo per i prodotti statunitensi. E questo è un chiaro indebolimento delle regole della Wto (l’Organizzazione mondiale del Commercio, ndr) e della sua clausola sulla nazione più favorita’, che vieta trattamenti discriminatori tra i membri dell’Organizzazione. ‘Se stiamo riducendo i dazi, questo dovrebbe valere per tutti gli altri 165 paesi, e in particolare per i paesi del Sud del mondo. Non riesco a spiegare perché dovremmo concedere quote esenti da dazi per alcuni prodotti agricoli agli Usa e non ai paesi del Sud del mondo’.

‘La questione della compatibilità con la Wto è importante, in particolare per l’Unione europea, che è sempre stata un difensore dell’ordine commerciale multilaterale; e immagino che abbiamo perso molta credibilità anche a causa di questo. Quindi, dovrebbero esserci anche degli emendamenti, immagino che ce ne saranno alcuni per avere un approccio più compatibile con la Wto’.

Insomma, ‘è molto necessario discutere le proposte legislative e lo faremo in modo veramente democratico’, ha assicurato Lange, insistendo poi sul fatto che per la Commissione ‘al momento non esiste alcun mandato. Abbiamo un mandato che prevedeva zero dazi sui beni industriali. E questo non è il risultato del cosiddetto accordo dell’hotel di Trump in Scozia’, che ‘non è realmente un accordo: è un’intesa su alcuni elementi, ma non è giuridicamente vincolante e non è fissato’.

Nell’Ue ‘abbiamo strutture democratiche chiare. Basiamo il nostro lavoro sul Trattato. Stiamo davvero guardando agli interessi dell’industria, dell’economia e dei cittadini europei. E quindi, potrebbe essere che abbiamo opinioni diverse da quelle della presidente in Scozia’.

‘A guardare la situazione nel suo complesso, è davvero incerta, non solo per quanto riguarda gli emendamenti da parte nostra, ma anche per quanto riguarda i cosiddetti dazi di base del cosiddetto ‘Giorno della Liberazione’. Nella Costituzione degli Stati Uniti – ha ricordato Lange -, è del tutto chiaro che la politica commerciale, e persino le dogane, sono di competenza del Congresso. E quindi vediamo cosa dirà la Corte Suprema. E presumo che saranno necessari alcuni negoziati anche negli Stati Uniti’.

Dunque, ‘questo è un processo in corso. Non si tratta di un normale accordo commerciale legalmente vincolante e stabilito. Si tratta semplicemente di un accordo in un certo hotel in Scozia’, ha sottolineato il presidente della commissione Inta.

I testi giuridici relativi all’accordo, ha spiegato ancora, dovranno essere trasmessi al Parlamento, dovrà essere nominato un relatore nella commissione Inta. ‘E poi il relatore presenterà una relazione. E poi esamineremo gli emendamenti. Questo è un processo normale. Ed è anche chiarissimo che non c’è alcuna accelerazione o altro. Immagino che ci saranno anche altri emendamenti. Quindi vedremo fra tre, quattro mesi cosa ci sarà sul tavolo e come funzionerà’.

‘Bisogna coinvolgere – ha insistito Lange – gli interessi dell’industria e dei cittadini europei, in modo che, nell’ambito di un simile accordo, venga garantito il miglior risultato. E questo verrà fatto in modo del tutto appropriato, secondo il normale processo legislativo, e sono davvero orgoglioso che abbiamo, in particolare dopo il Trattato di Lisbona, una procedura chiara che coinvolge i cittadini europei in queste decisioni. E c’è una grande differenza rispetto agli Stati Uniti, tra l’altro: qui non ci troviamo di fronte a una decisione presa da una sola persona. Abbiamo un processo democratico’.

A una giornalista che chiedeva se davvero il Parlamento europeo possa bloccare l’accordo, Lange ha risposto: ‘Certo, il Parlamento può bloccare le proposte legislative. Lo abbiamo fatto in passato. Ma non è questo il compito principale. Vogliamo raggiungere il meglio per l’economia e i cittadini europei. E al momento, ci troviamo in una situazione in cui questa proposta della Commissione sta davvero mettendo a rischio i posti di lavoro’.

L’obiettivo – ha continuato – è raggiungere il meglio per lo sviluppo economico e per i cittadini europei. E aggiungerei anche per i cittadini di tutto il mondo: non voglio discriminare i paesi del Sud del mondo; e quindi sto valutando come migliorare la proposta della Commissione. E poi, dopo la discussione, dopo gli emendamenti presentati, il Parlamento dovrà decidere. E quindi, naturalmente, potrebbe essere necessario un altro negoziato, ma questa è la prassi’.

‘A volte – ha osservato Lange – non riesco a capire perché se ne stia discutendo. Che cosa succederebbe se solo i leader decidessero su accordi economici e politici così importanti? Questa era forse la realtà di 200 anni fa, con re e regine e così via. Ma non è proprio una caratteristica di una moderna società democratica. Quindi esamineremo cosa c’è dentro l’accordo, qual è l’effetto di tutto questo sull’economia e sulle persone, e poi dovremo decidere’.

Infine, il presidente della commissione Inta ha espresso critiche pesantissime ai due impegni che Trump rivendica di aver imposto all’Ue, riguardo all’acquisto di prodotti energetici americani per 750 miliardi di dollari aggiuntivi nei prossimi tre anni, e agli investimenti delle imprese europee negli Usa per 600 miliardi di dollari.

‘Personalmente – ha affermato -, penso che sia totalmente irrealistico. Al momento, l’Unione europea, le compagnie energetiche, stanno acquistando prodotti energetici dagli Usa per 100 miliardi di dollari all’anno. E in questo cosiddetto accordo, abbiamo l’obbligo di acquistare ulteriori 750 miliardi di dollari, come prevede questa dichiarazione congiunta scritta per i prossimi tre anni. Quindi 250 miliardi di dollari in più all’anno. Non vedo possibilità di realizzare questo. E ho anche dei dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di produrre una tale quantità di petrolio e Gnl. Ho anche sentito da alcune aziende negli Stati Uniti che non sono in grado di fornire tanto’.

Nell’Ue ‘abbiamo bisogno di un po’ più di Gnl, è chiaro, perché abbiamo una legislazione con il famoso impegno sulla riduzione a zero delle forniture di petrolio e gas dalla Russia entro il 2028. Quindi abbiamo bisogno di maggiori importazioni; ma non è tanto da realmente soddisfare questi 250 miliardi di dollari all’anno. Immagino che forse ci si potrebbe coordinare un po’. Ci sono alcune possibilità legali. Ma alla fine, gli Stati membri o le compagnie energetiche devono firmare i contratti. Ed è anche una questione di prezzo. Quindi ho i miei dubbi. E questo è, ovviamente, un altro rischio’.

Quanto ai 600 miliardi di dollari di investimenti europei aggiuntivi, ‘questo è addirittura impensabile, perché non c’è la possibilità di coordinare o imporre alle aziende di investire negli Stati Uniti. Forse si possono dare dei sostegni con un po’ di sussidi o con altre normali misure di politica industriale. Ma questo obiettivo non è possibile’, ha concluso Lange.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese