“Molti russi sono morti, molti ucraini sono morti. Quindi stiamo valutando la situazione, ma in realtà stiamo cercando di recuperare alcuni territori e di fare qualche scambio. È complicato. In realtà non è affatto facile. È molto complicato, ma ne recupereremo alcuni. Ne recupereremo alcuni, ne scambieremo altri. Ci sarà uno scambio di territori a vantaggio di entrambi. Ma ne parleremo più tardi, domani o quando sarà il momento”.
In attesa di poter forse un giorno sedere al centro fra Putin e Zelensky, Trump ha fatto le sue dichiarazioni con ai suoi lati i leader di Azerbaigian e Armenia, due paesi dell’ex impero sovietico da decenni in guerra, ospitati a Washington in quello che Trump ha definito un “summit storico per la pace”. E ai giornalisti che non hanno potuto evitare di chiedergli se speri di ricevere il Nobel per la Pace che sarà assegnato il 10 ottobre – una sua notoria aspirazione – ha risposto così:
“Non saprei. Insomma, molti dicono che, indipendentemente da ciò che faccio, dato che ho certe idee, certe convinzioni, non me lo daranno comunque. E non sto ‘politicheggiando’ per ottenerlo. Conosco molte persone che lo fanno, lo so, leggo le stesse cose che leggete voi. Ma sarebbe un grande onore, senza dubbio”.
Ma a interrompere il sogno di Trump, dopo l’annuncio del summit in Alaska da Kiev è arrivato subito un monito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “L’Ucraina è pronta a prendere decisioni concrete che possano portare alla pace. Qualsiasi decisione presa contro di noi, qualsiasi decisione presa senza l’Ucraina, sarebbe una decisione contro la pace. Non porterà a nulla. Sono decisioni nate morte, irrealizzabili”.