Bruxelles, 28 lug. (askanews) – La Commissione europea si aspetta che ‘entro questa settimana’ sia pubblicata una dichiarazione congiunta Stati Uniti-Ue con le cifre e gli impegni concordati dal presidente Usa, Donald Trump, e dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen nell’accordo sui dazi negoziato ieri in Scozia. Lo hanno precisato oggi a Bruxelles fonti qualificate dell’Esecutivo Ue, spiegando che la dichiarazione non sarà , di per sé, giuridicamente vincolante, ma dovrà essere tradotta in atti esecutivi da parte degli Usa e in altre iniziative autonome da parte della Commissione, di cui vanno ancora definite con precisione le basi giuridiche, ma che dovrebbero comunque essere approvate a maggioranza qualificata dagli Stati membri.
La dichiarazione congiunta non conterrà tutti i dettagli dell’accordo complessivo sui dazi con gli Usa, molti dei quali verranno definiti in seguito, in particolare riguardo ai prodotti alimentari e alcolici, all’acciaio e alluminio e ai prodotti farmaceutici. Sui prodotti agroalimentari, si continua a negoziare in particolare sui prodotti Usa che verranno esentati da dazi nell’Ue (come soia, mandorle, carne di bisonte), mentre per tutti i ‘prodotti sensibili’ europei (come carne di manzo e pollame, riso, etanolo, zucchero) verrà mantenuta la situazione attuale che li protegge sul mercato interno; in generale, per tutti i prodotti agroalimentari non verranno toccati gli standard Ue di qualità e le norme fitosanitarie. Si sta negoziando sul trattamento che verrà riservato alle esportazioni Ue verso gli Usa di vini e alcolici. ‘Le discussioni sono ancora in corso e non abbiamo la sfera di cristallo, quindi non possiamo dire quando tutto questo potrebbe concretizzarsi. Possiamo solo dire che sembra che siamo più avanti sui superalcolici che sul vino, ma stiamo continuando a impegnarci in questo ambito’, hanno detto le fonti.
Sui prodotti farmaceutici, le fonti della Commissione hanno confermato che, quando l’Amministrazione Usa terminerà la sua indagine in corso (ex sezione 232 del ‘Trade Expansion Act’), qualunque sia la conclusione e i nuovi dazi che verranno imposti a livello globale, per le importazioni dall’Ue si applicherà al massimo il 15%. Su acciaio, alluminio e derivati esportati dall’Ue, che oggi sono colpiti da dazi Usa del 50%, l’accordo prevede che siano fissate delle quote, in base ai dati degli anni scorsi, riguardo alle importazioni negli Usa, e che a quel punto siano fissati i nuovi dazi del 15% per acciaio e alluminio europei. ‘Ieri – hanno riferito le fonti – si è tenuta una negoziazione a livello di leader su acciaio e alluminio e non ci si può aspettare che i leader inizino a negoziare anche sulle quote d’importazione per l’acciaio; ma hanno raggiunto un accordo per cui in futuro avremo un sistema di quote tariffarie per l’acciaio, collegate ai livelli storici di commercio’. I dettagli ‘devono ancora essere negoziati’, e i dazi del 15% basati sulle quote ‘non potranno essere in vigore all’inizio di agosto, quando ci aspettiamo che entrino in vigore i tassi generalizzati del 15%, introdotti tramite ordini esecutivi Usa’. L’accordo su acciaio e alluminio è anche legato all’intesa che l’Ue e gli Usa concluderanno per affrontare la situazione di sovraccapacità sul mercato globale,’ qualcosa di cui i dettagli devono ancora essere definiti’.
Secondo le fonti della Commissione, bisognerà ‘vedere come funzioneranno concretamente questi dazi al 15% per l’economia statunitense. Ciò dipenderà anche da come si comporteranno gli Usa con gli altri partner commerciali, e anche la valutazione economica di questo accordo per l’Ue dipenderà dalla situazione degli esportatori statunitensi rispetto a quelli di altri paesi’.
‘Ora, in questa fase, le informazioni che abbiamo indicano che la stragrande maggioranza dei partner commerciali (degli Usa, ndr) dovrà affrontare dazi più elevati. Quindi, se si considera la nostra posizione relativa, pensiamo, e questo è qualcosa che abbiamo verificato parlando con l’industria, che il 15% sia un limite accettabile. Non è un granché. Ma, dato che consideriamo i dazi come tasse, ci aspettiamo che i costi si materializzino nell’economia statunitense, in base agli sviluppi che porteranno in futuro’.
Quanto agli impegni previsti dall’accordo di ieri sugli investimenti dell’Ue nell’economia Usa, che secondo gli americani dovrebbero raggiungere i 750 miliardi per quanto riguarda le importazioni di energia (gas liquefatto, petrolio e tecnologie nucleari), e 600 miliardi di dollari in altri settori, in particolare quello della difesa, le fonti della Commissione europea hanno fornito una conferma e alcune precisazioni importanti. La conferma, rispetto a quanto l’Ue aveva già detto ieri, è che i 750 miliardi di importazioni di prodotti energetici dall’Ue riguardano tutto il periodo restante del mandato di Trump alla Casa Bianca, quindi tre anni, e 250 miliardi all’anno in media. Le precisazioni riguardano innanzitutto il fatto che la cifra 600 miliardi di investimenti Ue nell’economia Usa non è un impegno vincolante da parte dell’Ue. Le fonti comunitarie hanno ricordato che, dopo il vertice Nato dell’Aia che ha aumentato al 5% del Pil l’impegno di spesa in difesa e sicurezza da parte degli Stati membri entro il 2035, è ovvio aspettarsi che gli europei aumentino gli acquisti di armamenti dagli Usa. ‘L’approvvigionamento di armi – hanno puntualizzato le fonti comunitarie – non è una questione di competenza della Commissione. Quindi non abbiamo incluso alcun dato a riguardo’. I 600 miliardi di dollari menzionati dagli americani, insomma, più che un impegno quantitativo da parte Ue, ‘credo che siano un’espressione delle aspettative da parte del presidente Trump, in base all’aumento dei guadagni per le aziende di difesa statunitensi, dovuto alla qualità dei loro sistemi di difesa, ma questo non è stato in alcun modo calcolato nei dati’, hanno spiegato le fonti.
‘In realtà – hanno aggiunto le fonti – non ci sono armi comunque: questo non faceva parte dei negoziati. In ogni caso, non è qualcosa che la Commissione europea può affermare con certezza. Ma dopo il vertice Nato all’Aia, c’è ovviamente l’intesa che i nostri Stati membri, con la Commissione molto attiva, aumentino la spesa per la difesa, e che quindi ne trarranno beneficio, direttamente o indirettamente, gli Stati Uniti’.
Per tornare ai 250 miliardi all’anno che l’Ue dovrebbe investire in importazioni dagli Usa nel settore energetico, questa cifra è legata alla necessità da parte dell’Ue di mettere fine alle importazioni di energia dalla Russia, hanno indicato le fonti. ‘In base all’analisi di quali sono le nostre esigenze, soprattutto se guardiamo a ciò che stiamo importando attualmente dalla Russia, petrolio, gas e nucleare, che stiamo cercando di sostituire, siamo fiduciosi che queste cifre non siano irrealistiche’, hanno chiarito le fonti comunitarie, ricordando che, comunque, saranno necessari anche investimenti nelle infrastrutture, sia da parte Usa che da parte Ue, per rendere possibile quest’aumento di importazioni energetiche americane.
Al contrario di quello che prevede il precedente accordo Usa-Giappone sui dazi (anche in questo caso al 15%), dove il governo giapponese si è impegnato a investire direttamente, attraverso le sue agenzie, 450 miliardi di fondi pubblici negli Stati Uniti, nel caso dell’Ue gli investimenti proverranno da imprese private, e la Commissione non può dare neanche una garanzia che questi soldi siano spesi, ma può aiutare spingendo per l’aggregazione della domanda e con altre facilitazioni. ‘Queste cifre, di nuovo, non sono inventate, quindi sì, richiedono investimenti. Sì, varieranno a seconda delle fonti energetiche, ma queste sono cifre raggiungibili, ma non è l’Ue che acquisterà , si basano su ciò che faranno le aziende private. Gli ultimi dati che abbiamo indicano che l’anno scorso abbiamo importato beni energetici, quindi escludendo i servizi, per 465 miliardi, principalmente petrolio e prodotti petroliferi’, hanno riferito le fonti della Commissione.
Con l’accordo, i dazi sulle auto Ue scenderanno al 15% (rispetto al 27,5% attuale), e gli Usa, come ha detto ieri il presidente Trump, si aspettano che gli europei acquistino molte più auto americane, rispetto al livello bassissimo attuale. Ma le norme tecniche spesso non sono le stesse. ‘Sulle norme tecniche delle auto c’è davvero un impegno a lavorare insieme, pensiamo che sia simile a quello che abbiamo sentito nell’accordo con il Giappone. Per vedere dove le norme sono già allineate o dove dobbiamo lavorare più da vicino per allinearle in futuro; c’è un lavoro in sospeso, ad esempio sui veicoli connessi. Per cui vediamo un interesse a lavorare con gli Stati Uniti su questioni su cui siamo vicini. Ma in altre, come le emissioni di NOx (ossidi di azoto, ndr) dove è più difficile, e gli standard di sicurezza sappiamo che abbiamo approcci leggermente diversi, quindi ci impegniamo a vedere come possiamo lavorare insieme per ridurre queste differenze e migliorare l’accesso reciproco al mercato. Ma questo è tutto, quindi non c’è riconoscimento reciproco delle norme tecniche’, hanno puntualizzato le fonti della Commissione.
Infine, l’ultima precisazione, molto rilevante, riguarda l’autonomia normativa dell’Ue, che secondo la Commissione non viene minimamente messa in questione da questo accordo, né per quanto riguarda la regolamentazione del settore digitale, né per tutto quello che significa nel settore agroalimentare, in particolare gli standard di qualità e i regolamenti fitosanitari e di sicurezza alimentare. ‘Non ha ricevuto sufficiente attenzione – hanno rilevato le fonti della Commissione – il fatto che, ovviamente, durante questi negoziati, sia a livello tecnico che politico, abbiamo difeso con forza la nostra autonomia normativa. Quindi non c’è assolutamente alcun impegno sulla regolamentazione digitale, sulle tasse digitali, che tra l’altro non sono di competenza dell’Ue. Abbiamo quindi difeso e tutelato con fermezza il nostro diritto di regolamentare, e questo era un obiettivo importante, anche in questi negoziati’.
Nel settore agroalimentare, i prodotti Usa su cui si sta ancora discutendo di consentire l’importazione nell’Ue con dazi zero o molti bassi, basati su quote predefinite, sono molti pochi, e comunque senza abbassare gli standard Ue. ‘Stiamo parlando di alcuni prodotti ittici, sia pesce crudo che prodotti trasformati, di frutta a guscio (mandorle, noci, pistacchi, ndr), del prolungamento dell’accordo sulle aragoste. Stiamo parlando di formaggi, di alcuni latticini, di qualcos’altro sull’agricoltura (come semi e olio di soia, ndr), e di mangimi per animali domestici. Il punto più importante – hanno sottolineato le fonti della Commissione – è che non abbiamo fatto alcuna concessione sui prodotti agricoli sensibili. Si tratta di prodotti per i quali i nostri dazi rimangono invariati, e non rientrano nemmeno nei negoziati in quanto tali. Questo è stato chiarito in modo estremamente chiaro durante i negoziati, lo ha detto chiaramente anche la presidente von der Leyen ieri, e nel corso dell’incontro con il presidente Trump’. La presidente von der Leyen, hanno concluso le fonti, ‘è rimasta molto ferma sull’agricoltura come su altre questioni, comprese ovviamente le norme sulla sicurezza alimentare e la nostra legislazione digitale’.
Di Lorenzo Consoli
Cosa c’è nell’accordo sui dazi e cosa va negoziato (il vino ma non solo)
Commissione si aspetta entro la settimana dichiarazione congiunta Usa-Ue







