Dazi, incontro Trump-von der Leyen in Scozia, sarà decisivo? – askanews.it

Dazi, incontro Trump-von der Leyen in Scozia, sarà decisivo?

A che punto sono arrivate le trattative
Lug 26, 2025

Roma, 26 lug. (askanews) – La notizia dell’invito di Donald Trump alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, domenica 27 luglio in Scozia (dove il presidente americano si è recato per una partita di golf), per “discutere delle relazioni transatlantiche”, prelude a un accordo, finalmente, sui dazi Usa? Con Trump nulla è mai sicuro, e lo stesso presidente ha dato al 50% questa possibilità, lasciando tutto il margine di incertezza possibile.

Le informazioni sui contenuti del possibile accordo che si sta negoziando sono scarse, incomplete e provengono per lo più da indiscrezioni della stampa internazionale, quasi sempre da fonti diplomatiche “off the record”.

L’ipotesi di base, sullo sfondo della minaccia di Trump di imporre all’Ue dei dazi generalizzati del 30% dal primo agosto, è quella di arrivare a accordo “di principio” (che lascerebbe spazio al tentativo di concludere ulteriori accordi settoriali in seguito) che fisserebbe i nuovi dazi Usa “solo” al 15%.

La situazione attuale vede la maggior parte dei dazi Ue sui prodotti importati dagli Usa con un’aliquota come “nazione più favorita”, pari mediamente al 4,8%.

D’altra parte, i prodotti Ue importati negli Usa sono sottoposti, da aprile, a dazi generalizzati del 10%, ma con due eccezioni importanti: le auto pagano il 27,5% e acciaio e alluminio il 50%.

E’ notorio che Trump minaccia di aggiungere ai nuovi dazi Usa il corrispettivo di qualunque misura “di riequilibrio” (come ora le chiama l’Ue, evitando di usare il termine inglese “retaliation”, che vuol dire “ritorsione”) adottata dalla controparte commerciale. L’accordo, quindi, consisterebbe (il condizionale è d’obbligo), nell’imposizione asimmetrica dei dazi Usa del 15% ai prodotti europei, mentre l’Ue dovrebbe rinunciare ad aumentare i propri dazi sui prodotti Usa. Anzi, secondo fonti diplomatiche di un paese Ue, per giungere all’accordo l’Ue avrebbe offerto addirittura di azzerare in molti casi il dazio minimo per gli Usa come “nazione più favorita”).

Per l’Ue, evidentemente – che all’inizio aveva puntato su dazi zero generalizzati, e poi si era rassegnata a un’ipotesi del 10%, come nell’accordo Usa-Regno Unito (che gli europei avevano criticato giudicandolo sbilanciato) – vale oggi la logica della riduzione del danno: innanzitutto evitare che si realizzi la minaccia del 30% di Trump per il primo agosto, ottenendone il dimezzamento al 15% (come nell’accordo Usa-Giappone), e poi negoziare anche la riduzione, almeno a questo stesso livello, dei dazi su auto, acciaio e alluminio. Non è un grande affare per l’Ue (sulle auto europee, ad esempio, i dazi Usa prima di Trump erano del 2,75%), ma è molto meglio che un mancato accordo.

Il portavoce per il Commercio della Commissione, Olof Gill, ha sottolineato giovedì 24 luglio che per il momento “l’Ue continua a impegnarsi intensamente con gli Usa a livello tecnico e politico sul negoziato su cui ci siamo focalizzati”, in vista dell’accordo di principio.

Intanto, comunque, l’Unione europea si è preparata anche a un possibile fallimento dei negoziati, con una serie di contromisure già pronte. Due liste di prodotti americani, da sottoporre eventualmente a dazi all’importazione nell’Ue fino al 30% (simmetricamente all’aliquota Usa che entrerebbe in vigore in caso di mancato accordo), erano state già approntate in risposta ai primi annunci di Trump riguardo ai dazi su acciaio e alluminio e poi sulle auto in aprile.

Le due liste, che riguardano prodotti importati del valore, rispettivamente, di 21 e 72 miliardi di euro, sono state unificate in un unico elenco, del valore complessivo di 93 miliardi di euro, con una proposta della Commissione europea che i rappresentanti degli Stati membri hanno approvato giovedì 25 luglio quasi all’unanimità (solo l’Ungheria non ha votato a favore). In ogni caso, per questo tipo di misure, le procedure decisionali dell’Ue prevedono che le proposte della Commissione possano essere bloccate solo dalla maggioranza qualificata degli Stati membri.

L’altra novità, oltre all’unificazione delle liste, è che le contromisure Ue entrerebbero in vigore, se necessario, non più a inizio agosto, come si era sempre detto prima, ma una settimana dopo, con attivazione automatica il 7 agosto. Si tratta, a quanto pare, di un ulteriore, ultimo margine che l’Ue vuole lasciare aperto per un possibile negoziato in extremis, in caso di mancato accordo, anche dopo la scadenza di Trump del primo agosto. “Queste contromisure entreranno automaticamente in vigore il 7 agosto, se il negoziato non avrà esito prima di allora. Ovviamente siamo pronti a sospenderle se necessario”, ha precisato Olof Gill.

Infine, c’è da registrare una possibile svolta riguardo all’eventualità, sempre se sarà necessario in mancanza di accordo, che l’Ue possa ricorrere a un’altra arma (che già viene chiamata “il bazooka”) nei confronti della politica aggressiva sui dazi degli Usa: lo “strumento anti coercizione”. Il portavoce della Commissione lo ha definito “lo strumento di deterrenza più potente di cui disponiamo”. Finora, l’Esecutivo comunitario aveva sempre evitato di evocarlo, considerando che poteva essere controproducente nella fase in cui si voleva soprattutto portare a termine il negoziato con l’Amministrazione Usa, e tenendo conto anche del fatto che diversi Stati membri non sembravano disposti a ricorrervi. Ma ora sembra che si stia rafforzando tra i paesi Ue la posizione favorevole. In particolare sarebbe cambiata (di nuovo il condizionale è d’obbligo) la posizione da parte della Germania, mentre sta spingendo molto in questa direzione la Francia.

Lo strumento, che potrebbe essere attivato dopo aver appurato e, per così dire, “certificato” una situazione di coercizione economica da parte di un paese terzo nei confronti dell’Ue o dei suoi Stati membri, permetterebbe alla Commissione di proporre contromisure nel settore dei servizi (in particolare quelli digitali), in cui gli Usa, al contrario di quanto avviene per le merci, hanno un forte attivo commerciale negli scambi con l’Ue. Inoltre, sarebbe possibile intervenire con misure contro la partecipazione agli appalti nell’Ue da parte di società del paese accusato di coercizione. Ma per ora queste sono solo ipotesi, da tenere presenti solo nel caso di un’escalation verso una vera e propria guerra commerciale tra l’Unione europea e gli Usa.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese