Milano, 11 feb. (askanews) – Tutti hanno paura dei dazi di Donald Trump, ma la scelta non è campata per aria. Sono piuttosto un modo per portare gli Stati a negoziare. Ma visti in quest’ottica, quale sarà l’impatto reale sulla produzione italiana? Lo abbiamo chiesto a Simone Crolla, consigliere delegato dall’aprile 2009 della American Chamber of Commerce in Italy (AmCham), ovvero la “Confindustria Americana in Italia”.
“Quindi lui vuole riequilibrare questo sistema e questi dazi appunto sono destinati a essere oltre che uno strumento economico, per ridare fiato alla loro industria e alla loro economia, con l’incasso di queste gabelle. Però sono anche un modo per portare gli stati a negoziare al tavolo rispetto ai suoi reali obiettivi come è avvenuto con Canada e Messico”.
Ma per l’Italia in particolare cosa comporta?
“Al momento comporta che ci sarà un dazio del 25% sulle esportazioni di alluminio e acciaio, esportazioni che erano già state colpite a suo tempo, poi ci fu una sorta di pace che a questo punto è stata interrotta e verranno ripristinate. Nel mentre però i grandi produttori di acciaio e alluminio italiani si sono riposizionati sul mercato americano, investendo anche in capacità produttiva locale. Quindi l’acciaio italiano potrebbe oggi essere prodotto comunque in America e questo naturalmente eviterebbe di essere colpiti dal dazio. Queste tariffe entreranno in vigore il 12 marzo sull’acciaio e alluminio: da adesso parte una trattativa, anche diplomatica, per cercare di capire se si può ottenere una esenzione come già accaduto nel 2017”.