La mostra “Eridanus: The River Constellation” evoca forme biologiche che sono oltre l’umano. Che mettono in evidenza come le mappe possono essere uno strumento che va oltre la propria funzione di semplice misurazione di un territorio. “È tutto un dialogo tra mappe, prospettive, sul modo in cui guardiamo alle cose – ha aggiunto l’artista -. Io sto cercando di porre nuove domande e di suggerire altri modi di guardare alle cose”.
Ovviamente il tema dei lavori è la minaccia che colpisce anche il nostro fiume più importante per il cambiamento climatico, ma poi lo sguardo si allarga, ambisce a diventare universale e profondamente sentimentale. “Ho sentito molto la voce del fiume, come esprime la sua creatività – ha concluso Melissa McGill -. Quando ho guardato le mappe ho trovato una rappresentazione molto umana: misure, nomi, territorio. Allora io volevo introdurre, con questi materiali organici e in collaborazione con l’acqua, volevo suggerire un altro modo di navigare verso il futuro”.
In un certo senso è come se l’arte che tratta della natura si facesse essa stessa natura attraverso le scelte di materiali dell’artista e, soprattutto, attraverso la libertà interpretativa che viene lasciata allo spettatore, altro soggetto che gioca un ruolo nella narrazione potente di McGill.