Roma, 6 giu. (askanews) – Circa 1 utente su 3 nel Lazio dichiara di non conoscere le tempistiche associate ai codici di priorità (U-Urgente: entro le 72h; B-Breve: entro 10gg; D-Differibile: entro i 30gg se trattasi di visita specialista ed entro i 60gg per gli accertamenti diagnostici; P-Programmabile: entro 120gg). Soltanto uno su due (51,2%) dichiara di aver ottenuto l’appuntamento richiesto nei tempi previsti dalla impegnativa, nove su dieci ritengono che i tempi di attesa nel Lazio non siano compatibili con le proprie esigenze di salute e oltre il 37% pensa che la situazione sia ulteriormente peggiorata negli anni. I dati emergono da una indagine online rivolta ai residenti nella regione Lazio nel mese di aprile 2024 e resi noti oggi nel corso dell’evento “Liste di attesa e digitalizzazione”, promosso a Roma da Cittadinanzattiva con il contributo non condizionato di Doctolib. A fronte degli ostacoli su indicati, il 41% circa ha svolto la prestazione a pagamento nel privato, il 21% ha accettato suo malgrado tempi e luoghi proposti dal servizio pubblico, poco più del 12% ha effettuato la prestazione in intramoenia. C’è un 7% che ha dichiarato di aver rinunciato a svolgere la visita o l’esame.
Oltre ai dati dell’indagine, il Documento presentato oggi contiene anche le indicazioni del Tavolo di lavoro coordinato da Cittadinanzattiva e composto da rappresentanti di alcune aziende sanitarie ed ospedaliere pubbliche e del privato accreditato, sempre del territorio laziale. Tre le evidenze portate all’attenzione: la carenza di specialisti per poter svolgere determinate tipologie di esami e visite; l’assenza nel sistema Recup delle agende di prenotazione di diverse strutture sanitarie; la mancanza o carenza di un approccio legato al percorso terapeutico più che alla prestazione singola, in altre parole la possibilità per il paziente, soprattutto se affetto da patologia cronica, di avere dal medico specialista la prenotazione di tutte le visite di controllo e degli ulteriori esami necessari alla diagnosi e cura della propria patologia. “I cittadini del Lazio si rivolgono ai nostri servizi soprattutto per segnalare difficoltà di accesso ai servizi sanitari e su questo abbiamo registrato un sensibile aumento di richieste dovuto ad un effetto post covid che ha determinato ulteriori ritardi nell’erogazione delle prestazioni non erogate nel periodo pandemico e di quelle che si sono aggiunte una volta superato tale periodo. Mancano inoltre percorsi strutturati per patologia che, nonostante le norme siano chiare, vedono ancora frammentarietà, disomogeneità territoriali e farraginosità nelle procedure burocratiche; così come è evidente una carenza del personale sanitario specialistico sul quale saranno necessari interventi specifici. Crediamo fondamentale che si proceda su due strade: l’adeguamento e riorganizzazione del sistema Recup rispetto al quale la Regione Lazio ha attivato un percorso che può essere la giusta via per organizzare, monitorare e verificare la domanda/offerta di prestazioni; un rafforzamento del lavoro dell’Osservatorio regionale per il governo delle liste di attesa perché diventi sempre più luogo di confronto costante per monitorare, verificare e correggere, se necessario, azioni e programmi”, dichiara Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio.
Cittadinanzattiva inoltre avanza alcune proposte aggiuntive in relazione ad elementi mancanti nei provvedimenti appena varati, ovvero: “Definire gli ambiti territoriali di garanzia entro cui erogare la prestazione sanitaria così da permettere ai cittadini di ottenere visite ed esami vicino alla propria residenza, senza doversi allontanare di chilometri dalla propria abitazione. Rendere davvero efficaci ed esigibili gli strumenti di tutela, come la possibilità di ricorrere, con procedure semplificate e tempi consoni, al privato convenzionato o alla libera professione intramuraria dietro pagamento del solo ticket, quando vengono superati i tempi di attesa previsti in relazione al codice di urgenza. Potenziare la multicanalità dei servizi di prenotazione a disposizione del cittadino (app, siti web, call center CUP, piattaforme terze, etc.), per consentire di avere un servizio sempre più efficace ed efficiente per gestire la domanda e l’offerta delle prestazioni, in modo da garantire il rispetto dei tempi di attesa.






