Proprio in quest’ottica, in Italia è nato il progetto AMaCA (Approccio Multiscala per la Modellazione di Materiali CMC e UHTCMC per Componenti Riutilizzabili per l’Aerospazio) del Politecnico di Milano, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e realizzato in collaborazione con il CIRA, Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, l’ISSMC, Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo sviluppo dei Materiali Ceramici del CNR e Petroceramics.
Alessandro Airoldi, professore del Politecnico di Milano.
“Quello che ha voluto come obiettivo il progetto – ha spiegato – è di mettere le basi per sviluppare procedure e protocolli, in maniera tale che la progettazione di questi veicoli riutilizzabili, con questi materiali, diventi un processo ingegneristico replicabile, sicuro ed affidabile. Un po’ quello che succede al giorno d’oggi con i normali aerei sui quali vogliamo ogni giorno”.
L’attrito del rientro nell’atmosfera genera un plasma incandescente per cui sono necessari scudi termici per proteggere le navette e i propri occupanti. I compositi a matrice ceramica studiati, sono però capaci di resistere allo shock termico senza subire danni e il progetto Amaca, grazie agli esperimenti nelle gallerie del plasma, ha messo le basi per progettare e realizzare strutture che saranno fondamentali nell’industria aerospaziale del futuro.
“Possono rappresentare essi stessi la struttura della navicella – ha concluso Airoldi – quindi anche parzialmente eliminando la necessità di un’altra componente strutturale o di uno scudo termico vero e proprio”.
I risultati dello studio italiano, infatti, confermano che questi materiali forniscono la concreta possibilità di sviluppare termostrutture aerospaziali leggere, riducendo i costi di sviluppo ed aumentandone la sicurezza.